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Nomisma WM: vino italiano corre all'estero ma resta fragile il sistema produttivo. Export oltre 8 miliardi ma pesa situazione internazionale

Nomisma Wine Monitor: vino italiano corre all’estero, ma resta fragile il sistema produttivo

di redazione | 17 Novembre 2025

Secondo l'ultima indagine, nonostante l’export superi gli 8 miliardi e il Belpaese resti primo per volumi, la filiera vinicola soffre di frammentazione e dipendenza dal Prosecco, mentre tensioni commerciali e svalutazione del dollaro pesano sulle esportazioni.

Il settore vinicolo italiano continua a rappresentare una parte rilevante dell’economia agroalimentare nazionale: circa 30mila imprese di trasformazione e oltre 240.mila aziende nella fase primaria generano un fatturato complessivo di 16 miliardi di euro, pari al 9% del comparto food & beverage. L’export nel 2024 ha superato gli 8 miliardi, cioè il 14% delle esportazioni agroalimentari italiane, confermando l’Italia come primo esportatore mondiale per volumi e secondo per valore, subito dietro la Francia.
È quanto emerge dalla relazione La competitività del vino italiano nello scenario di mercato: evoluzione e prospettive, presentata da Denis Pantini - responsabile Wine Monitor e Agrifood di Nomisma – al 14mo incontro con il Territorio del Comitato Leonardo, tenutosi a Erbusco (BS).
Negli ultimi vent’anni, il posizionamento internazionale del vino italiano è cresciuto sensibilmente: se all’inizio del millennio l’Italia era leader in soli 9 mercati, oggi detiene la leadership in 46, con una quota a valore salita dal 17% al 22%, in controtendenza rispetto al calo dei vini francesi, scesi dal 38% al 33% dell’export globale.
Tuttavia, la struttura produttiva rimane frammentata. Le 409 Dop e 118 Igp convivono con una concentrazione delle prime 100 imprese che coprono solo il 46% del fatturato e il 58% dell’export, valori inferiori rispetto a Francia e Australia. La dipendenza dal Prosecco, che da solo costituisce un quarto delle esportazioni imbottigliate italiane, espone il sistema a rischi legati alla saturazione dei mercati e a possibili variazioni regolatorie o commerciali.
"Le tensioni internazionali - spiega Pantini - tra dazi e rappresaglie tra Stati Uniti, Canada e Cina, stanno modificando gli equilibri globali: i produttori americani hanno perso circa il 30% del loro export nei primi sette mesi del 2025, con una contrazione dei mercati canadese e cinese. Per l’Italia, l’impatto è più contenuto ma tangibile: nei primi sette mesi del 2025 le esportazioni vinicole italiane hanno registrato una lieve flessione (-0,9% in valore), aggravata dalla svalutazione del dollaro. Una fotografia più completa sarà possibile solo a fine anno".

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