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Etna DOC, la denominazione che sfida la crisi USA

Etna DOC, la denominazione che sfida la crisi USA

di Giambattista Marchetto | 22 Ottobre 2025

Dagli Etna Days emerge il ritratto di un territorio in forte crescita sul piano vitivinicolo, tra sfide climatiche e riconoscimento internazionale. E se i produttori riferiscono di una situazione stabile negli USA (nonostante i dazi e l’incertezza), non manca l’attenzione alle nuove frontiere.

La denominazione Etna DOC si conferma nel 2024 come uno dei distretti vitivinicoli più dinamici d'Italia, registrando dati di vendemmia che testimoniano una ripresa significativa dopo le difficoltà del 2023. Con 1.347 ettari rivendicati e 474 viticoltori coinvolti, la denominazione segna una crescita del 69,7% nella produzione di vino rivendicabile rispetto all'anno precedente, superando i 58mila ettolitri.

Nel frattempo, dagli Etna Days 2025 viene un segnale controcorrente, con le aziende che dichiarano una sostanziale tenuta – e in alcuni casi una crescita – sul mercato USA, nonostante i dazi e le incertezze dettate dall’agenda Trump.

VENDEMMIA DI RIPRESA DOPO IL CALO DEL 2023

L'andamento altalenante delle ultime tre vendemmie sottolinea la vulnerabilità della viticoltura etnea rispetto alle condizioni climatiche estreme, una sfida che la denominazione deve affrontare con strategie di adattamento sempre più sofisticate. La superficie rivendicata continua la sua espansione costante, passando dai 1.147,29 ettari del 2023 ai 1.347,52 ettari del 2024, segno di un interesse produttivo che non si è fermato nonostante le difficoltà climatiche.

vendemmia nei vecchi vigneti dell'Etna
vendemmia nei vecchi vigneti dell'Etna

I dati sugli ettolitri imbottigliati nel 2024 rivelavano tendenze significative nelle diverse tipologie. L'Etna Bianco, pur rimanendo la seconda tipologia per volumi con meno di 15mila ettolitri, registrava una flessione del 16% rispetto al 2023 (quando aveva raggiunto il picco storico superando i 17mila ettolitri) e anche l'Etna Bianco Superiore seguiva la stessa traiettoria, con 1.139 ettolitri (-12,17%). Il dato più sorprendente riguarda l'Etna Rosato, che subiva una contrazione drastica del 43,51%, passando da 3.400 ettolitri nel 2023 a meno di 2mila ettolitri nel 2024. L'Etna Rosso, tipologia iconica della denominazione, manteneva una relativa stabilità con 19.807,70 ettolitri (-5,90%), confermandosi come la categoria più prodotta.

Le note positive arrivano dalle tipologie spumante. L'Etna Spumante Bianco cresce del 7,9% sfiorando di 1.500 ettolitri, mentre l'Etna Spumante Rosato registra un balzo del 75,28% con 488,93 ettolitri. Questi dati testimoniano il crescente interesse per le bollicine vulcaniche, prodotte principalmente da nerello mascalese vinificato in bianco secondo il metodo classico.

Nel complesso, la produzione totale imbottigliata nel 2024 si attestava a poco meno di 40mila ettolitri, con una flessione dell'11,98% rispetto agli oltre 44mila ettolitri del 2023, ma in linea con i volumi storici della denominazione. E il 2025 è in netto recupero.

IL RICONOSCIMENTO INTERNAZIONALE

La reputazione globale dell'Etna DOC trova conferma nelle valutazioni della critica enologica internazionale. Non per nulla agli Etna Days 2025 il presidente del Consorzio Francesco Cambria ha sottolineato come "i numeri che presentiamo quest'anno sono straordinari, confermando la dimensione globale raggiunta dalla nostra denominazione".

Francesco Cambria, presidente del Consorzio di Tutela Vini Etna Doc
Francesco Cambria, presidente del Consorzio di Tutela Vini Etna Doc

Il posizionamento internazionale della denominazione si concentra su mercati strategici. Gli Stati Uniti assorbono circa un quarto delle bottiglie etnee, seguiti da Germania, Regno Unito, Svizzera e Paesi scandinavi. L'export rappresenta oltre il 70% della produzione certificata, collocando i vini dell'Etna nel segmento fine wines accanto alle grandi denominazioni europee.

Ascolta l'intervista al presidente Cambria nel podcast di Vinonews24 (a cura di Federica Borasio)

La traiettoria della denominazione conferma una crescita qualitativa e quantitativa che ha trasformato l'Etna in uno dei distretti vitivinicoli più studiati e apprezzati d'Europa, capace di coniugare tradizione millenaria e innovazione contemporanea nella sfida di raccontare al mondo l'anima di un vulcano vivo attraverso il linguaggio universale del vino.

vigneti sull'Etna
vigneti sull'Etna

ETNA IN TENUTA ANCHE NEGLI USA

In questo scenario, l’Etna DOC sembra vivere un momento così positivo da riuscire ad attraversare le incertezze della congiuntura, i dazi del “martellatore” Trump e le tempeste globali senza perdere la calma. Ai microfoni di Vinonews24, infatti, molti produttori confermano una sostanziale tenuta sul mercato a stelle-e-strisce, il principale per l’Etna, e qualcuno segnala pure una crescita.

“Noi non stiamo soffrendo attualmente – dichiara Giulia Monteleone dell’azienda Monteleone - anzi questo per noi sarà l'anno in cui faremo il record di fatturato negli Stati Uniti. Chiaramente parlo dall'Etna, che è un territorio molto piccolo e che ha un rapporto qualità-prezzo molto alto. Comunque, tutti i vini della DOC hanno dei prezzi a partire dai 10 dollari in su e questa fascia, secondo me, è quella che è stata meno attaccata dai dazi. Di fatto, un consumatore statunitense che è abituato già al ristorante a spendere 90, 100, 110 dollari per una bottiglia, non si fa certo fermare da un ricarico che comunque non è del 15%, ma sicuramente viene in parte assorbito sia dai distributori che anche dai produttori. Quindi non vedo la situazione tragica, almeno per l'Etna come denominazione, con una produzione così bassa e soprattutto un valore dei vini, un percepito così alto. Chiaro che per altre denominazioni e soprattutto per i vini da prezzo questa situazione di dazi può essere problematica”.

Giulia Monteleone
Giulia Monteleone

“Se devo parlare soggettivamente, va tutto bene – dice Jacopo Manici di Tenuta di Fessina - nel senso che non abbiamo subito grandi ripercussioni, anzi sono aumentate le allocazioni. Ho abbassato un po' il prezzo dei crew e aumentati i volumi, quindi ho trovato una soluzione valida facendo un piccolo sconto, ho assorbito io parte del dazio, ma ho aumentato le bottiglie del prossimo anno. In generale, credo invece ci sia un po' di sofferenza su una fascia di prezzo medio-bassa, dove la marginalità del dazio colpisce di più. Invece rispetto ai fine wine, credo che chi spendeva 60 euro ne possa spendere 70, quindi non credo che sarà un duro colpo per la nostra fascia di posizionamento”.

“Vengo da un tour di 20 giorni negli Stati Uniti – riferisce Christian Liistro di Tenuta delle Terre Nere – e devo dire che la percezione è estremamente positiva. Per la fascia di prezzo dove si colloca buona parte dei vini dell'Etna non c'è un effetto di rimbalzo importante, perché il consumatore di Etna, statunitense può permettersi di comprare un vino anche con 5-10 dollari in più. C'è una politica da parte degli importatori di assorbire una parte dello shock tariffario, così come da parte dei produttori, per cui alla fine i rincari non sono esagerati o tali da incidere in maniera profondamente negativa sulle vendite”.

vigneti terrazzati sull'Etna
vigneti terrazzati sull'Etna

“Sicuramente, a livello globale ci sono stati dei rallentamenti in diversi paesi e anche negli Stati Uniti – dichiara Emanuele Mazzoleni dei Custodi delle Vigne dell'Etna – quindi credo che i dazi abbiano dato un ulteriore colpo a rallentare i mercati. Per quanto ci riguarda, abbiamo comunque confermato gli stessi numeri, anche se quello che sto notando è che si va un po' più a rilento sui ritiri dell'ordine. Quindi ad oggi direi che la situazione è più positiva di quella che sembrava all'inizio dei dazi”.

“La situazione non appare particolarmente rosea – ammette Federico Graziani dell’omonima azienda - anche se comunque credo che siamo privilegiati rispetto ad altre zone, perché abbiamo comunque dei vini che sono più contemporanei. C'è sicuramente da fare molta attenzione e da comunicare molto, nel senso che abbiamo storie e territorio da raccontare, e questo alla lunga farà la differenza”. Graziani conferma una tenuta, seppure su un mercato americano vale il 7-8 punti percentuali. “Non sono molto sbilanciato sull'estero, diversamente da tante aziende piemontesi, toscane o anche dell'Etna. Quindi, per me in realtà problemi non ci sono stati, solo qualche ritardo nell'ordine, qualche posticipo di ritiro, ma fortunatamente le cose continuano ad andare bene”.

Federico Graziani
Federico Graziani

Analogamente in Firriato, “in generale non abbiamo subito rilevanti flessioni – riferisce la responsabile marketing Rossella Marino Abate - perché siamo riusciti in questi anni a costruire anche dei rapporti solidi con i nostri partner e quindi stiamo cercando di trovare le giuste soluzioni per continuare il lavoro che è stato fatto in questi anni”.

“Gli Stati Uniti ovviamente in questo momento subiscono un freno – conferma Manuela Seminara di Tenute Ballasanti - che è legato alla situazione delle tariffe, però c'è voglia di trovare una soluzione. Quindi, facendo assaggiare dei buoni vini e piazzandosi in una fascia media, non alta né bassa, si riesce a lavorare. Bisogna coltivare non solo l'importatore, ma anche il consumatore finale. Quindi personalmente sono dovuta andare più di una volta ad alcuni eventi, ma quando entri in contatto umano si trova la forza di fare il riordino”.

Manuela Seminara di Tenute Ballasanti
Manuela Seminara di Tenute Ballasanti

“Il mercato, nel momento in cui c'è stata la novità dei dazi, ha subito un momento di incertezza – specifica Gina Russo di Russo Winery – ma se i dazi rimarranno quelli che sono, sicuramente il mercato si stabilizzerà, soprattutto per i vini dell'Etna che comunque non hanno dei prezzi bassissimi. Questa percentuale non andrà a incidere tantissimo sul consumatore finale. Quindi, secondo me, non dobbiamo essere disfattisti ma positivi, perché il mercato si stabilizzerà. Ovviamente se danno la certezza che il dazio si fermi a questa percentuale, che Trump non dia un'altra scossa al mercato”.

Nonostante l’azienda Serafica non abbia uno storico con il quale poter fare un raffronto precedente, “possiamo attestare comunque una difficoltà nell'approccio col mercato internazionale – ammette Maria Ausilia Borzì - ma anche una continua ricerca e richiesta dal mercato. Noi abbiamo da poco comunque instaurato nuovi rapporti con importatori con i quali è nato e si è sviluppato un piacevole rapporto collaborativo”. E proprio di recente è stata attivata una nuova partnership.

“Siamo in una situazione complessa non solo negli Stati Uniti, ma su scala mondiale – osserva Giacomo Bardazzi di Frank Cornelissen - fatta di tanta incertezza che ci impedisce di agire. Non è solo una questione di Stati Uniti, ma è più l'incertezza. Detto questo, ovviamente chi ha le spalle grosse riesce comunque ad aggiustare, a sopravvivere, mentre i piccoli soffrono”.

Torre Mora è una delle aziende del gruppo Piccini, quindi ha una visione abbastanza ampia di quello che è il mercato su tutte le denominazioni, dalla Toscana al Prosecco fino alla Puglia e alla Sicilia. “Sicuramente l'Etna ancora si giova del momento di gloria – riferisce Antonio Ceccarelli di Torre Mora - quindi va un po' in controtendenza: il mercato americano è in crescita negli ultimi tre anni, vicino al +15-20% ogni anno”.

La percezione sul fronte USA “è un po' statica – dichiara Sebi Costanzo di Cantine di Nessuno – e poi credo che ci sia sostanzialmente molto attendismo. Qualcuno si lancia, molti sono stati fermi per mesi e mesi, quindi secondo me è difficile valutare in questo momento che cosa succede e cosa succederà. Tra l'altro siamo in momento dell'anno che non è il periodo degli acquisti, che crescono da marzo a luglio, ora vediamo se risalgono tra ottobre e dicembre”.

Sebi Costanzo di Cantina di Nessuno
Sebi Costanzo di Cantina di Nessuno

Un impatto non drammatico, ma percepibile è quello che invece riferiscono da Planeta. “Gli Stati Uniti sono ovviamente la punta del diamante dei mercati – spiega Costante Planeta – anche se noi abbiamo per fortuna guardato altrove in questi trent’anni. Quindi il polso è ovviamente stretto, però siamo convinti che gli altri mercati possano un poco far recuperare quello che gli Stati Uniti ci ha fatto perdere. Ovviamente sarà un anno di forte presenza negli Stati Uniti nonostante i dazi, lavorando sul mercato, viaggiando sempre di più, perché probabilmente solo essendo presenti il mercato reagirà positivamente”.

Costante Planeta
Costante Planeta

L'Etna sicuramente sta bene – secondo Alberto Tasca di Tasca d’Almerita – perché “è una denominazione piccola, limitata, quindi senza grandi esuberi e questo aiuta. È posizionata molto bene e negli ultimi dieci anni si è identificata proprio come nicchia di mercato. È una nicchia abbastanza alta e quindi regge. I mercati sono allo stato attuale imprevedibili. Negli Stati Uniti ogni giorno arrivano notizie differenti con dazi sì e dazi no. I comportamenti e le reazioni sono molto diverse, per cui la cosa strana è che noi siamo abituati a programmare a lungo termine, ma oggi appare impossibile. Quindi bisogna stare lì un po' sul pezzo e vedere”.

“L'Etna è un territorio così piccolo che non risente di questa crisi – sentenzia Carla Maugeri della Cantina Maugeri a Milo - Io vedo che c'è tanto interesse. Considerando la nostra dimensione medio-piccola, non ho riscontrato nessuna crisi. Perché ci sono mercati differenti anche negli stessi Stati Uniti”.

Carla Maugeri
Carla Maugeri

“Noi rimaniamo molto ottimisti – rilancia Salvino Benanti, della Cantina Benanti – ma credo dipenda molto dal posizionamento commerciale che si aveva in partenza nel momento in cui questi dazi sono stati introdotti. Chi magari si trovava già posizionato sul mercato bene, con un importatore forte e finanziariamente solido, che può gestire il dazio insieme, credo riuscirà a mantenere le quote di mercato, magari facendo qualche sacrificio, per poi ritrovarsi in una posizione competitiva interessante, magari fra un anno e mezzo. Sicuramente c'è da gestire un passaggio critico, però noi in particolare partiamo da un'ottima base. Ci sarà magari meno grasso, però nel medio termine noi siamo ottimisti. Uno dei mantra in questa fase però è anche quello di allargare il mappamondo, guardare anche, solleticare delle destinazioni nuove, diverse”.

IL MAPPAMONDO OLTRE GLI STATES

In questa fase delicata nelle relazioni commerciali con gli Stati Uniti, da più parti si sente la spinta a cercare nuove strategie e nuovi sbocchi. Allargando il mappamondo, ci sono nuove (o non necessariamente nuove) destinazioni che in questo momento si stanno dimostrando particolarmente sensibili, attente, curiose rispetto al mondo Etna? Ai microfoni di Vinonews24 le risposte disegnano un quadro ampio.

Per Firriato le frontiere su cui spingere sono il Giappone e poi l'Europa tutta, “compresa la Germania che è il nostro primo mercato” precisa Rossella Marino Abate, e poi anche qualcosa in Sud America.

“La cosa strana è che si cresce in America centrale, tra i Caraibi e il Messico – dice Manuela Seminara di Tenute Ballasanti – ma anche il Sud America guarda tantissimo al nostro rosso. Poi anche alcune aree asiatiche tirano, ma stanno giocando molto al ribasso”.

Se per Serafica l’export non è ancora abbastanza “largo”, Maria Ausilia Borzì riferisce di una “crescente richiesta anche su mercati per noi completamente nuovi, dai quali non pensavamo poter avere riscontro, come la Corea”.

Anche Bardazzi di Frank Cornelissen riferisce di evoluzioni: “recentemente abbiamo trovato un piccolo distributore in Brasile, mentre in Sud America non eravamo stati mai troppo presenti. Potrebbe essere un mercato interessante”.

Il Gruppo Piccini esporta in 94 paesi e con l’Etna è presente in 35 paesi. Guardando oltre, “sicuramente quelli più pronti a partire su questo range di prezzo e su questo tipo di qualità sono i mercati asiatici – riferisce Ceccarelli di Torre Mora – mentre cominciamo a muovere qualcosa già in Giappone, Indonesia, Thailandia. La Cina è ancora di là da venire, mentre in Corea si vede già qualche risultato”.

Salvino Benanti ritorna con la mente al Vinitaly. Dove “quest'anno abbiamo avuto manifestazioni di interesse importanti, ad esempio dal Sud America. Quindi sì, forse comincia a palesarsi un interesse verso l'Etna in mercati precedentemente meno attivi, ma lo vedo come un processo abbastanza lungo. Io credo che non potremo mai prescindere da un mercato statunitense forte, da un mercato italiano forte, da un mercato nord-europeo forte. Spero in un rilancio dell'Asia. Il Giappone è un paese che sta vivendo un po' una crisi e spererei in una ripresa. La Cina invece è ancora molto indietro, mentre siamo molto soddisfatti di Singapore, Corea del Sud, Hong Kong”.

Salvino Benanti
Salvino Benanti

Sebi Costanzo di Cantine di Nessuno punta molto sull’Europa prima di tutto. “Vedo un ritorno al vecchio continente – dice – inclusi quei paesi grandi produttori come la Francia”. E analogamente Costante Planeta conferma che “i nuovi mercati che io ho più seguito rispetto all'Etna sono nell'Europa dell'Est, dove il vino dell'Etna, essendo un rosso interessante che viene da un luogo curioso, ha avuto veramente tanto spazio rispetto ai rossi siciliani”.

“L'Europa vede una maggiore richiesta – afferma Gina Russo di Russo Winery – mentre l'Oriente (il Giappone soprattutto) apprezza tantissimo i vini dell'Etna. Quindi secondo me possiamo guardare anche altri mercati che non siano solo e esclusivamente quello dell'America”.

“Il Nord Europa per noi è stata una grande sorpresa in questi ultimi tre anni – dice Giulia Monteleone - C'è tantissima attenzione da parte del consumatore verso prodotti e progetti di qualità tra Norvegia, Danimarca e Svezia. Devo dire che anche il Belgio è tra i paesi dove c'è un'attenzione veramente notevole verso la qualità e non si bada davvero al prezzo. Poi chiaramente si è agevolati: a parte la Norvegia, tutti gli altri paesi agevolano gli scambi all'interno della UE. Puntiamo invece nei prossimi anni sui paesi del Sud America, grazie all'accordo che è stato siglato col Mercosur. Noi già lavoriamo in Brasile da un paio d'anni e puntiamo a rinsaldare i rapporti col distributore. Se ci sarà un abbassamento dei dazi entro un anno, ritengo che Brasile, Argentina e in generale tutto il continente latino-americano possa essere uno sbocco importante per il futuro”.
“Abbiamo fatto un bel lavoro in Australia quest'anno – rivela Jacopo Maniaci - dove avevo già cominciato anni fa. Il Giappone va bene, vorrei fare una parte di Sud-Est Asiatico che non ho mai tanto considerato e che mi piacerebbe aprire come mercato. Certo, mancano un po' le bottiglie… dovremmo aumentare la produzione”.

Jacopo Maniaci di Tenuta di Fessina
Jacopo Maniaci di Tenuta di Fessina

Anche per Terre Nere i nuovi mercati sono quelli del Sud-Est Asiatico – tra Corea, Thailandia, Vietnam - che “stanno dimostrando una grandissima dinamicità”, dice Christian Liistro. Si confermano poi il Giappone e la Cina (molto più stabile).
“Essendo una piccola azienda – replica Emanuele Mazzoleni dei Custodi delle Vigne dell'Etna - le quantità sono allocate quindi è anche difficile proiettarsi in nuovi mercati, perché finché non si liberano quantità diviene complicato. Nei prossimi anni saremo in grado di aumentare leggermente e probabilmente i mercati interessanti sono sicuramente il Nord Europa e il Quebec. Quindi diciamo che lavoriamo con paesi che hanno il monopolio”.

“Fa abbastanza impressione – ironizza Federico Graziani - vedere dai numeri che il paese con cui lavoro meglio è la Francia. Credo che ci sia un legame molto forte tra l'eleganza, la finezza e la climatologia di alcune zone francesi e quella etnea. E anche a livello di gusto credo che ci siano molte similitudini proprio di proposta e di gusto innata. Quindi devo dire che questo è uno dei mercati che mi sta sorprendendo di più”.

In casa Maugeri c’è grande soddisfazione per l’approdo su Perù, Portogallo, Polonia. “Ci hanno cercati loro – riferisce Carla Maugeri – e non hanno nemmeno voluto assaggiare i vini. È stata una soddisfazione per il posizionamento del brand”.

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