
Dopo mesi di calcoli e speranze, l’export vinicolo è costretto a un brusco risveglio. L’illusione che la corsa agli acquisti da parte degli Stati Uniti, registrata prima dell’entrata in vigore dei dazi imposti dall’amministrazione Trump, potesse attenuare le perdite sull’export si è dissolta.
Come riporta Il Sole-24 Ore, secondo i dati delle Dogane analizzati dall’Osservatorio dell’Unione Italiana Vini (UIV), le esportazioni verso gli USA hanno subito a luglio un netto calo: il fatturato è sceso del 26% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Questo stop ha cancellato in poche settimane i progressi accumulati nella prima parte dell’anno. Infatti, mentre a marzo l’export segnava ancora un +12,5%, già a giugno il vantaggio si era ridotto a +5% e a luglio si è azzerato del tutto.
La situazione appare ancor più preoccupante se si considera la forte contrazione del prezzo medio dei vini italiani esportati: nello stesso mese di luglio è sceso del 20,5%. Le cantine hanno cercato di reagire abbassando i listini per contrastare l’effetto dei dazi e mantenere competitività sul mercato statunitense. Tuttavia, nonostante questo sforzo, i numeri restano negativi. Basti pensare che i vini fermi e frizzanti, passati da una media di 7 euro al litro a gennaio, sono ora poco sopra i 5 euro; mentre gli spumanti, stabilmente tra i 4,60 e i 5 euro negli ultimi due anni, faticano a mantenersi nella fascia 4,30-4,40.

Non si tratta però di un problema esclusivamente italiano: anche i principali concorrenti europei vivono difficoltà simili. A luglio lo Champagne ha visto ridursi del 21% il prezzo medio, i vini fermi francesi addirittura del 25% e i vini spagnoli imbottigliati del 23%.
Sul fronte dei consumi, i dati della piattaforma SipSource, aggiornati ad agosto, confermano un calo generale negli Stati Uniti: -9% in volume. L’Italia, pur subendo un -6% in quantità e un -5% in valore, si difende meglio della media del mercato, che registra -8% sul fatturato complessivo. Vi sono però due eccezioni positive: il Prosecco, che cresce del 2% nei volumi, e soprattutto il Chianti Classico, che registra un sorprendente +11%.
Il segretario generale UIV, Paolo Castelletti sottolinea come la combinazione tra il dollaro debole e tariffe al 15%, in un mercato che da solo vale un quarto delle esportazioni italiane di vino, possa creare criticità di rilievo. Tuttavia ribadisce che il settore vinicolo italiano resta solido e può superare le difficoltà se affrontate con determinazione. In quest’ottica, UIV ha avviato un confronto con le istituzioni, a partire dal tavolo promosso dal ministro Lollobrigida ad agosto, con l’obiettivo di rafforzare la presenza del vino italiano negli Stati Uniti e nei mercati emergenti tramite campagne promozionali straordinarie, e parallelamente aggiornare alcune normative, a cominciare dal Testo unico del vino.
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