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Dazi e crisi, Carraro: "A rischio biodiversità territori viticoli più fragili". Presidente Consorzio Colli Euganei sollecita Governo e UE.

Dazi e crisi, Carraro: "A rischio la biodiversità dei territori viticoli più fragili"

di Giambattista Marchetto | 11 Settembre 2025

Intervista con il presidente del Consorzio Vini Colli Euganei, che lancia l'allarme. Sotto la lente soprattutto le aree montane e collinari, dove nascono alcuni dei vini iconici d’Italia. “Governo e UE devono intervenire o queste aree saranno destinate all’abbandono dei vigneti”.

La flessione globale del mercato del vino e le ripercussioni scatenate dai nuovi dazi americani rischiano di avere un forte impatto sulla preservazione della biodiversità viticola italiana e della stessa viticoltura nelle aree più fragili dell'Italia, come quelle collinari e montane. L'allarme lo lancia il presidente del Consorzio Tutela Vini Colli Euganei, Gianluca Carraro, prendendo ad esempio proprio il territorio su cui si concentra l'attività consortile. Il valore ambientale della tradizione vitivinicola è infatti particolarmente evidente sui Colli Euganei, riconosciuti come Parco regionale nel 1989 e come Riserva della Biosfera MAB Unesco. Qui i viticoltori contribuiscono in maniera fondamentale alla tutela del territorio dal dissesto geologico e i vigneti alimentano la ricchezza della biodiversità.

“Fino a oggi, nel dibatto che si è sviluppato sulle difficoltà del mercato del vino e sulle ricadute dei dazi americani, quasi nessuno si è soffermato sulle ripercussioni che potrebbero gravare sui viticoltori, anello debole della filiera – afferma Carraro – soprattutto laddove la viticoltura, per la particolare conformazione dei suoli, non abbia alcuna possibilità di abbattere i costi tramite la meccanizzazione. In molte di queste aree, un contraccolpo sulle vendite, che spingesse al ribasso i prezzi delle uve, facendoli cadere non solo al di sotto della soglia sussistenza economica ma addirittura dei puri costi di gestione e di mantenimento delle coltivazioni, determinerebbe il rischio di un definitivo abbandono dei vigneti, con gravissimo danno ambientale in termini di perdita di biodiversità viticola e di manutenzione dei territori. Per questo, se il Governo e la Commissione europea decidessero, come è auspicato, di intervenire con misure a sostegno della filiera vitivinicola, è fondamentale che aiutino non solo le imprese esportatrici, ma anche tutti i viticoltori, ponendo una particolare attenzione a quella parte di loro che opera in contesti ambientali delicati e di grande pregio”.

Concetti che il presidente Carraro approfondisce nell'intervista a VinoNews24.

L'INTERVISTA. CARRARO, "SERVE PROTEZIONE PER I VITICOLTORI"

Presidente, in che misura i piccoli produttori locali sono più esposti rispetto alle grandi aziende esportatrici? Non rischiano in realtà più i produttori che ragionano su volumi importanti?
“I grandi esportatori sono, in genere, dei grossi imbottigliatori, non già dei grossi produttori. Si tratta, pertanto, di operatori che acquistano importanti masse già vinificate o di uve da vinificare e operano con margini talora contenuti. Poiché, con i dazi applicati negli Stati Uniti, i loro margini andranno inevitabilmente a ridursi, è evidente che cercheranno di recuperare marginalità dai fornitori. Tra i fornitori, gli unici che non hanno alcuna leva di prezzo da poter muovere autonomamente sono i viticoltori, e soprattutto quelli più piccoli. Questo comporta il rischio di discesa della viticoltura marginale sotto ai livelli di sussistenza economica, con conseguente rischio di abbandono dei vigneti”.

Il valore ambientale della tradizione vitivinicola è particolarmente evidente sui Colli Euganei. Qui i viticoltori contribuiscono in maniera fondamentale alla tutela del territorio dal dissesto geologico
vigneti sui Colli Euganei

Quanto pesa oggi la voce “sostegno diretto ai viticoltori” rispetto agli incentivi destinati alle imprese esportatrici? Quali rischi ci sono se l’aiuto si concentra solo sugli esportatori, lasciando indietro i piccoli produttori di collina?
“I fondi pubblici di sostegno alla promozione del vino sono tutti orientati al prodotto finale. Esistono, è vero, forme di sostegno alla viticoltura, ma queste sono difficilmente accessibili alle piccole aziende viticole, così come, del resto, gli stessi fondi dedicati alla promozione possono difficilmente essere intercettati dai piccoli produttori di vino. Occorrerebbe un cambiamento, almeno parziale, di prospettiva che diventi premiante per i piccoli viticoltori che con il loro lavoro garantiscono la salvaguardia delle biodiversità e dei territori marginali, soprattutto in collina e in montagna”.

Esistono già dati o stime sulle superfici vitate a rischio di abbandono? Cosa significherebbe, in termini di biodiversità, l’abbandono dei vitigni autoctoni come Serprino, Pinello e Moscato Fior d’Arancio?
“Quel che maggiormente ci preoccupa è l’età media dei piccoli produttori di collina, un’evidenza che accomuna i Colli Euganei a moltissimi altri territori collinari e montani italiani. Questi viticoltori continuano a coltivare i loro minuscoli vigneti soprattutto per passione o per tradizione, senza avere come obiettivo il ritorno economico. La mancanza di redditività e i costi di gestione elevati dissuadono gli eredi a continuare la coltivazione dei vigneti. Se non si trova la maniera di incentivare la prosecuzione della micro attività viticola dei territori marginali, l’abbandono sarà progressivo e consistente, con grave danno per la conservazione della biodiversità viticola, con l’aumentata virulenza delle patologie della vite, che troveranno delle perfette aree di incubazione nei vigneti abbandonati, e con conseguenze gravi sul dissesto idrogeologico”.

Come comunicare al consumatore finale il valore aggiunto (ambientale e culturale) di un vino prodotto in aree fragili?
“Si tratta di un’impresa difficile alla luce delle risorse economiche e professionali che, giocoforza, sono a disposizione dei consorzi di tutela dei territori marginali, i quali, a fronte di volumi non elevati di produzione vitivinicola, dispongono di scarsi mezzi propri e conseguentemente possono attingere a importi modesti di cofinanziamento pubblico. Gli aiuti pubblici per la promozione, infatti, raramente coprono più della metà delle spese sostenute nella promozione. Pertanto, o disponi dell’altra metà dei fondi, oppure non puoi spendere denaro pubblico. Con poche risorse a disposizione, fare un’attività di promozione massiva è impossibile. Si tratta quindi di agire con un lavoro paziente e certosino, che comunichi le peculiarità del territorio e le sue identità. Questo è il motivo per cui, per esempio, il nostro Consorzio dei Colli Euganei ha voluto dotarsi di un piano strategico con il quale intendiamo focalizzarci su tre specifici brand identitari, ossia quello del Serprino, che rappresenta l’autoctonia in versione frizzante, quella del Fior d’Arancio, che dispone di una propria docg, e quella dei vini rossi, che da più di un secolo e mezzo vengono prodotti localmente con le varietà di uve di origine bordolese e per i quali vorremmo riservare la menzione territoriale di Colli Euganei a sé stante, in modo da avere una totale identificazione fra vino e territorio”.

Governo e UE devono intervenire a tutela delle aree viticole fragili o saranno destinate all’abbandono dei vigneti
viticoltura eroica

Che ruolo può giocare l’enoturismo nel sostenere le economie locali colpite dai dazi?
“Per la produzione vinicola delle aree marginali, l’enoturismo è una risorsa preziosa, in quanto avvicina il consumatore alla realtà dei territori, rendendogli tangibile l’enorme contributo offerto dai viticoltori e dai produttori alla conservazione dell’ambiente e della sua biodiversità. Tuttavia, oggi esiste una dicotomia fra le previsioni di legge in materia di tutela e promozione del vino e di promozione enoturistica dei territori del vino, essendo la prima di competenza dei consorzi di tutela e la seconda, invece, incomprensibilmente frammentata su altri soggetti, diversi dai consorzi vinicoli, come se vino e territori del vino non fossero elementi del tutto intimamente interconnessi. In questo modo, può accadere che la promozione delle denominazioni di origine e quella dei territori del vino seguano linee diverse, se non addirittura antitetiche, con il rischio di disperdere valore, anziché di incrementarlo. Sembra che l’Unione europea voglia fare chiarezza in merito a questa contraddizione, attribuendo la competenza in materia di enoturismo ai consorzi di tutela, che potrebbero finalmente promuovere in maniera unitaria il vino e il suo territorio. La vera promozione del vino, infatti, è promozione del suo territorio, e viceversa”.

Esistono precedenti programmi di sostegno alla viticoltura eroica (colline, montagne) da cui trarre ispirazione?
“Più che trarre ispirazione da misure esistenti, quali quelle relative ad esempio ai Gal o ai Biodistretti, occorre un salto culturale, che faccia sì da poter attribuire alla viticoltura eroica un forte valore sociale, stante il suo contributo ingentissimo alla tutela della biodiversità e alla preservazione dei suoli dal dissesto geologico. Sono entrambe attività che i viticoltori eroici mettono a disposizione gratuitamente della collettività, ma la contrazione della marginalità economica cui devono sottostare è in troppi casi tale da costringere all’abbandono dei vigneti, con grave danno in termini di mancata gestione del territorio. Quest’opera, invece, dev’essere valorizzata, non solo a parole, perché ne va dell’interesse collettivo”.

 

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