
Finalmente il vecchio continente si riscatta dal "sottonismo" sui dazi USA e la Commissione UE licenzia l'accordo con il Mercosur, che sarà quindi presentato ai 27 Paesi membri e all'Eurocamera.
L'accordo è stato approvato assieme all'aggiornamento dell'intesa tra UE e Messico. "I nostri accordi con il Mercosur e il Messico - ha dichiarato la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen - rappresentano traguardi importanti per il futuro economico dell'UE. Continuiamo a diversificare i nostri scambi commerciali, promuovere nuove partnership e creare nuove opportunità commerciali. Le imprese e il settore agroalimentare dell'UE trarranno immediatamente vantaggio da dazi doganali e costi inferiori, contribuendo alla crescita economica e alla creazione di posti di lavoro. L'UE è già il più grande blocco commerciale al mondo e questi accordi consolideranno questa posizione".
Secondo le stime, il nuovo percorso dovrebbe sostenere ad un aumento del 39% dell'export europeo verso i paesi del Mercosur e porterà alla creazione di 440mila posti di lavoro in tutto il continente.

L'accordo UE-Mercosur – spiegano da Bruxelles - ridurrà i dazi spesso proibitivi del Mercosur (ovvero Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay) sulle esportazioni UE, anche su prodotti industriali chiave come automobili (attualmente al 35%), macchinari (14-20%) e prodotti farmaceutici (fino al 14%). “L'accordo – rimarca la Commissione - faciliterà gli investimenti delle imprese dell'Unione Europea nelle catene di approvvigionamento chiave, comprese quelle relative alle materie prime essenziali e ai beni correlati, il tutto con un elevato livello di protezione ambientale e del lavoro. Ciò può svolgere un ruolo fondamentale nel promuovere la trasformazione economica verde e digitale di entrambe le regioni, garantendo al contempo catene di approvvigionamento prevedibili e stabili".
"L'accordo – sottolinea ancora l’esecutivo comunitario - riduce le elevate tariffe doganali sui principali prodotti agroalimentari dell'UE, in particolare vino e bevande spiritose (fino al 35%), cioccolato (20%) e olio d'oliva (10%). L'accordo sosterrà inoltre la crescita delle esportazioni di prodotti agroalimentari tradizionali e di alta qualità e porrà fine alla concorrenza sleale dei prodotti del Mercosur che imitano i prodotti originali europei, proteggendo 344 indicazioni geografiche dell'Ue".
Positiva - ça va sans dire – la reazione della filiera vino. “L’apertura al Mercosur – dichiara il presidente di Unione Italiana Vini Lamberto Frescobaldi - è un segnale importante in favore del libero mercato proprio in un periodo in cui sembrava se ne fossero perse le tracce. Questi sono gli accordi commerciali che ci piacciono”.
Il testo licenziato rappresenta un passo significativo, la cui ratifica dovrà passare dall’approvazione del Consiglio Ue e del Parlamento europeo si spera in tempi brevi. “Per il mondo del vino – ha aggiunto Frescobaldi– il partenariato con una popolazione latina da 270 milioni di abitanti rappresenta certamente un’opportunità di business. Oggi, con i dazi statunitensi, la parola d’ordine è diversificare uno spettro commerciale ancora troppo concentrato su pochi mercati di sbocco, USA in primis”.

L'accordo con Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay (accordo di partenariato UE-Mercosur) creerà la più grande zona di libero scambio del mondo, che copre un mercato di oltre 700 milioni di consumatori. Le imprese dell'UE beneficeranno del vantaggio di essere le prime a muoversi, beneficiando di tariffe più basse in una regione in cui la maggior parte degli altri paesi si trova ad affrontare tariffe elevate e altri ostacoli agli scambi.
Secondo l’Osservatorio UIV, il Brasile – primo buyer tra i quattro paesi latinoamericani – ha chiuso il primo semestre con una crescita tendenziale in valore degli ordini di vino italiano del 5,5%, a 18,5 milioni di euro con i fermi/frizzanti a +8,5%. Le importazioni di vino europeo dal Brasile hanno raggiunto nel 2024 i 190 milioni di euro, in incremento del 41% negli ultimi 5 anni.
In un mercato che anche per effetto dei dazi è dominato dal produttore cileno (186 milioni di euro) e dai vini argentini (90 milioni), il primo fornitore è il Portogallo (75 milioni di euro), seguito dalla Francia (50 milioni) e dall’Italia con 40 milioni di euro. Numeri questi destinati a crescere considerevolmente in virtù del possibile progressivo azzeramento di un dazio che oggi pesa per il 27%.
Anche da Federvini arriva un plauso, ma con riserva. "Accogliamo con favore i passi avanti fatti a Bruxelles – commenta il presidente Giacomo Ponti – ma è indispensabile che le misure di tutela siano concrete, rapide e realmente applicabili. Solo così si potrà garantire un equilibrio tra apertura dei mercati e protezione del nostro sistema produttivo. Il made in Italy non può essere messo in competizione con prodotti che non rispettano gli stessi standard qualitativi, ambientali e sociali. Ogni decisione sulla ratifica dell’accordo dovrà partire dalla difesa delle nostre eccellenze".
Federvini conclude ricordando che il settore vitivinicolo e agroalimentare rappresenta un pilastro dell’economia nazionale e dell’export. "Il valore delle nostre filiere non sta solo nei numeri, ma nella loro capacità di generare identità, lavoro e qualità riconosciute a livello mondiale. È questo patrimonio che l’Europa deve saper proteggere mentre apre nuovi mercati".

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