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Sipsource, continua trend negativo vendita vino e spirits in USA. Vino -8,7% volume e -8,5% ricavi, spirits -6,0% volume e -5,0% ricavi.

SipSource, continua trend negativo vendita vino e spirits negli USA

di Antonio Tosi | 25 Agosto 2025

Secondo il report del provider, nella prima metà del 2025 scende la domanda: vino -8,7% a volume e -8,5% in ricavi, spirits -6,0% a volume e -5,0% in ricavi. Soffre soprattutto canale on-premise. Dazi, inflazione e prezzi elevati frenano consumatori. Moderato ottimismo per 2026.

Continua anche nella prima metà del 2025 l’andamento negativo per le vendite di vino e spirits negli USA. Il vino soprattutto – tranne alcune eccezioni - ha registrato a giugno il 52mo mese consecutivo di calo a volume, sia nella premiumizzazione sia nella distribuzione, in particolare nei canali on-premise.
Rispetto ai primi sei mesi del 2024 la domanda flette ulteriormente. Il vino registra il calo più marcato con -8,7% a volume e -8,5% in ricavi, gli spirits -6,0% a volume e -5,0% in ricavi mentre la birra si assesta sul 3-%/-4%.
Negativi anche i dati su base mobile a 12 mesi: vino -7,2% a volume e -6,6% in ricavi, spirits -4,1% a volume e -3,8% in ricavi nel 2025 rispetto al 2024.
Sono alcuni dei numeri più significativi che emergono dal report SipSource di Wine & Spirits Wholesalers of America (WSWA) sui primi sei mesi dell’anno in corso in merito alle tendenze di “depletion” (vendite effettive dal distributore al dettaglio) di vino e spirits negli Stati Uniti.
I dati del rapporto sottolineano le sfide persistenti per le categorie, i comportamenti dei consumatori in evoluzione e alcune aree di cauto ottimismo, mentre il settore affronta pressioni macroeconomiche e di mercato costanti, tra dazi, inflazione galoppante, prezzi in aumento e un’economia sempre meno stabile.
“La fiducia dei consumatori oggi è fragile, e la continua volatilità commerciale, comprese le preoccupazioni su dazi e instabilità della catena di approvvigionamento, aggiunge pressione all’industria - dichiara l’analista SipSource Dale Stratton - Questi fattori stanno influenzando i modelli di acquisto, rallentando la ripresa e costringendo gli operatori, dai produttori agli importatori, dai distributori ai rivenditori, a ripensare strategie di inventario, prezzi e promozioni”.
Per il vino, la perdita di premiumization e distribuzione resta critica, soprattutto nel canale on-premise (ristoranti, bar), dove gli operatori riducono le liste vini e privilegiano la liquidità rispetto a grandi assortimenti e scorte. La ristorazione, che rappresenta il 56% dei ricavi del vino e il 58% dei punti di distribuzione (POD), è in calo nelle due voci rispettivamente del -7,2% e -7,0%. Eccezioni positive sono rappresentate da Prosecco e Champagne, che a metà anno mostrano una crescita da moderata a solida.
Anche le vendite dirette al consumatore (DTC) risultano in calo, eccetto la fascia ultra-premium (+100 euro).

Per il vino, la perdita di premiumization e distribuzione resta critica, soprattutto nel canale on-premise (ristoranti, bar)
gli americani riducono i consumi di vino "fuori casa"

Va un po' meglio per il mondo spirits, che, dopo mesi in cui i volumi calavano più lentamente dei ricavi, vede i trend di premiumization riemergere in alcune categorie. In particolare gli spirits a base tequila/agave segnano un punto positivo, con un +1,1% in volume e +0,7% in ricavi negli ultimi 12 mesi.
Il vero motore di crescita è costituito dai Ready To Drink (RTD), che seppur con un piccolo rallentamento e in un mercato affollato e competitivo, nel primo semestre 2025 segnano un +1,7% in ricavi (con i RTD a base spirits che balzano al +19,6%), pur a fronte di un calo complessivo dei volumi del -3,2%. In generale si assiste comunque a una cannibalizzazione dei RTD ai danni di vino, birra e spirits tradizionali.

ALLA RICERCA DI STABILITÀ TRA DAZI, INFLAZIONE E DIFFICOLTÀ ECONOMICHE

A rallentare il mercato di vino e spirits negli USA concorrono più fattori secondo l’analisi SipSource. In primis l’inflazione cumulativa, che, anche se rallentata rispetto ai picchi del 2022, continua a pesare sui consumatori. Lo spettro dazi ha invece causato una corsa all’accumulo che ha prodotto un surplus di importazioni e gonfiato le scorte, con overstocking nei magazzini. Un problema particolarmente avvertito in Canada, dove il crollo delle importazioni (spirits -56%, vino -67%) si traduce in milioni di casse da ricollocare.
A questo si aggiungono le difficoltà economiche dei consumatori che spingono alla cautela, unitamente a una concorrenza crescente di prodotti sul mercato e al ruolo di primo piano raggiunto dai no e low alcohol.
Altri aspetti che hanno inciso sulla fiducia dei consumatori sono le forti differenze tra consumo “at home” (negozi) e “away from home” (bar, ristoranti), con questi ultimi sempre più cari a livello di listini, aspetto che induce a una maggiore attenzione ai prezzi e alle scelte di consumo.
Si legge anche in questa chiave la diminuzione del numero di ristoranti casual e fine dining (rispettivamente -5mila e -4mila dal 2019), con un impatto forte sul vino e la generazione di un oversupply domestico, con annessa politica commerciale di sconti aggressivi pro-fidelizzazione.

IL 2026 L'ANNO DELLA SVOLTA?

Il report SipSource vede però l’uscita dal tunnel come imminente, grazie a un mutato sentiment da parte delle industrie, che appaiono più disposte ad adattarsi alle esigenze dei consumatori e puntare su efficienza, premiumization e innovazione per affrontare i prossimi mesi. Già la seconda parte del 2025 dovrebbe segnare una stabilizzazione, anche se ancora in territorio negativo, per arrivare a un 2026 con segnali di miglioramento, in particolare per gli spirits.
Questo al netto delle solite incognite: dazi, inflazione, politiche monetarie, evoluzione dei consumi incerta e un consumatore medio ancora sotto pressione e disorientato.

Lo spettro dazi ha causato una corsa alle scorte di vino e spirits che ha prodotto un surplus di importazioni e un overstocking nei magazzini.
magazzini in overstocking, uno dei problemi del mercato del vino

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