
È un omaggio e un cordoglio trasversale, che abbraccia l'intero mondo del vino italiano, quello per la morte di Ampelio Bucci, il professore alfiere del Verdicchio Castelli di Jesi. L'intellettuale, imprenditore e agricoltore, che negli anni '80 ha saputo trasformare il vitigno a bacca bianca marchigiano in un’icona mondiale, ha operato senza perdere mai di vista il valore della tradizione e l’appartenenza ai territori di origine. E ha collaborato con numerose realtà del vino tricolore.
Ampelio Bucci è considerato padre nobile di FIVI (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti). Imprenditore visionario, capì l’importanza di dare vita alla Federazione ed è stato tra i padri fondatori. FIVI lo ha anche insignito del premio Vignaiolo dell'Anno nel 2021. “La FIVI e tutte le Vignaiole e i Vignaioli italiani ricordano con affetto e riconoscenza il Vignaiolo che aveva la vite nel nome" dichiara la presidente FIVI Rita Babini.
"Quella di Ampelio Bucci è una storia contadina, lunga e complessa, mai banale. Una storia che parte dalle campagne marchigiane, viaggia in città, scopre il mondo, ma che ha sempre tenuto le radici ben salde nel territorio nel quale ha scritto le sue prime pagine". Cominciava così la motivazione del Premio Leonildo Pieropan 2021, che la FIVI quell'anno decise di assegnare proprio ad Ampelio Bucci, che con Pieropan e altri fu tra i fondatori di FIVI.
“FIVI è diventata ciò che è anche grazie al suo esempio autorevole – spiega Babini -, alla sua competenza in ambito agricolo, alla sua sensibilità nei confronti della terra e di chi la coltiva. Un ‘maestro', anche se lui stesso non amava essere definito tale”. Arrivando a ironizzare alla consegna del Premio Fivi. "Avete sbagliato persona: questo è un premio alla carriera, ma io sono ancora giovanissimo", disse ridendo alla platea che lo applaudiva.
"Ampelio è stato tra i primi in Italia a capire che i Vignaioli avevano bisogno di una casa comune, nella quale condividere i problemi e tentare di risolverli, insieme – conclude la presidente FIVI - La sua capacità di dialogo, e prima ancora di ascolto e comprensione delle ragioni di tutti, è stata una caratteristica fondamentale per la maturazione di tutti noi, spesso acerbi e poco pratici di percorsi collettivi. Diceva spesso che riusciva a rimanere attivo e aperto al mondo perché si sentiva ancora un bambino, curioso e vivace. La sua intelligenza e la sua ironia ci mancheranno moltissimo e non saranno facilmente replicabili. Possiamo solo ritenerci fortunati ad averlo conosciuto e ad aver percorso con lui questo sentiero. Domani, ancora di più, dovremo essere capaci di trasformare il suo ricordo in azione, per garantire un futuro ai Vignaioli e al mondo contadino italiano. Credo sia questa la sua più grande eredità, che cercheremo di onorare ogni giorno".

Classe 1936, marchigiano di Montecarotto (Ancona), laureato in Economia alla Bocconi di Milano, Bucci è stato un personaggio eclettico e dai mille interessi. Ha lavorato nel mondo della moda e del design, ha insegnato in università italiane e straniere ed è stato vicepresidente di Domus Academy, scuola milanese di moda, design e management. Recentemente aveva affiancato la famiglia Veronesi, proprietaria del gruppo Oniverse (ex Calzedonia), nel passaggio di Villa Bucci nel portafoglio di Oniwines, dopo la vendita della cantina nel luglio 2024.
“Sono profondamente addolorato dalla perdita di Ampelio Bucci. Ci lascia una figura che ha saputo trasformare il Verdicchio in un vino di culto, portandolo sulle tavole più prestigiose in tutto il mondo, attraverso un nuovo stile e modo di raccontare un vitigno e una regione al di fuori degli schemi usuali e delle carte geografiche standard - dichiara Federico Veronesi, ceo di Oniwines - Avere Villa Bucci nel portafoglio di Oniwines è per l'azienda motivo di orgoglio e di riconoscenza nei confronti di un uomo speciale, che ha creduto in un progetto nato per dare continuità alla sua visione imprenditoriale e umana. Ampelio è stato un uomo in grado di contribuire in maniera innovativa e importante alla crescita e affermazione del vino italiano di qualità nel panorama nazionale e internazionale, oltre che una persona di grande cultura e creatività. Insieme a Giorgio Grai ha creato il mito del Verdicchio, una leggenda capace di vivere nel tempo. Sarà per noi un impegno portare avanti la sua eredità e tenere alto il nome di questo grande vino".

Bucci è stato anche uno dei soci storici di Confagricoltura Marche. “Ampelio è stato un agricoltore pragmatico e un imprenditore lungimirante, una persona che ha dato lustro non solo alla viticoltura marchigiana ma all'intero comparto agricolo nazionale - evidenzia il presidente di Confagricoltura Marche, Federico Castellucci - Un innovatore nella tradizione, capace di elevare il nostro Verdicchio alla stregua dei grandi vini bianchi internazionali".
"La perdita di Ampelio Bucci lascia un vuoto incolmabile nel mondo del vino italiano – gli fa eco il presidente dell'Istituto Marchigiano di Tutela Vini Michele Bernetti - La sua visione, lungimirante, continuerà a essere d'ispirazione per tutto il nostro Consorzio".
Per una volta le parole dei coccodrilli non sono solo parole, ma sono la testimonianza solida dell'impatto che Ampelio Bucci ha avuto non solo sull'universo Verdicchio e non solo sul vino marchigiano, ma sulla visione stessa del vino del futuro - non più solo prodotto ma anche pensiero, idea, racconto, valore. E quella Riserva Villa Bucci che torna a splendere di vendemmia in vendemmia è sintesi di questo nel calice, oltre ogni teoria, per restituire al vino la riflessione autentica e l'autenticità del sorso che merita.
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