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L'Irlanda posticipa al 2028 il warning sugli alcolici

L'Irlanda posticipa al 2028 il warning sugli alcolici

di redazione | 23 Luglio 2025

L’avvertimento anti-alcol sulle etichette doveva essere applicato nel 2026, ma l’Irlanda pospone l’entrata in vigore dell’obbligo. UIV: “punto di svolta positivo”.

L'Irlanda posticipa al 2028 il warning obbligatorio sulle etichette degli alcolici. Approvata nel 2023, la legge dava ai produttori tre anni di tempo per evidenziare sulle bottiglie le avvertenze sui rischi per la salute derivati dal consumo di alcol, ma il Governo irlandese ha deciso di rinviare al 2028 l’entrata in vigore del regolamento.

“La decisione rappresenta un punto di svolta positivo per le imprese del vino italiane ed europee – è il commento del segretario generale di Unione Italiana Vini, Paolo Castelletti - È necessario infatti preservare l’integrità del mercato unico europeo, al riparo dalle singole iniziative degli Stati membri in materia di etichettatura. Una fuga in avanti come nel caso irlandese avrebbe come unica conseguenza quella di complicare l’attività delle imprese e al tempo stesso aumentare i costi di adattamento alle regole dei singoli 27 Paesi”.

Paolo Castelletti, segretario generale Uiv
Paolo Castelletti, segretario generale UIV

UIV E CEEV: WARNING CONFONDONO I CONSUMATORI

Secondo UIV, l’impostazione del regolamento di Dublino – che originariamente doveva entrare in vigore a maggio del prossimo anno – risulta particolarmente preoccupante per il comparto vinicolo europeo in quanto i cosiddetti health warning non tengono conto della distinzione tra consumo e abuso e si pone in contrapposizione con la risoluzione BECA (Beating cancer) del Parlamento europeo del 2022. “La proroga al 2028 – osserva UIV - consentirà di lavorare a soluzioni armonizzate che evitino di frammentare ulteriormente il mercato unico e, al tempo stesso, di informare il consumatore in maniera intelligente sul consumo moderato di vino, come peraltro già indicato dai deputati europei”.

UIV condivide infine quanto affermato oggi dalla presidente del Comité Européen des Entreprises Vins (CEEV), Marzia Varvaglione, secondo cui “gli obiettivi di salute pubblica debbano essere perseguiti in modo giuridicamente solido e coordinato, e non attraverso una frammentazione che genera confusione per i consumatori”.

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