
La letterina di Trump, quella dell'ennesima notizia shock annunciata, è arrivata alla UE. E porta in dote dazi USA al 30% dall'1 agosto.
Inutile perderci troppo tempo, con l'Amministrazione dei paradossi e delle notizie bomba non si conosceranno le vere tariffe fino a dopo l'entrata in vigore, e anche allora potranno cambiare. Giusto ieri la USwta aveva scritto a UIV preannunciando dazi al 17% sul vino e azzerati sugli spirits - e si vedrà se sul medio termine ci avranno visto giusto.
Rimane l'assurdo impatto che queste assurde misure avranno sull'economia europea e sul sistema-vino nel suo complesso.
Sulle note di "Ci eravamo tanto amati", per l'Europa è tempo di guardare altrove e - se questo atto paradossale trovasse conferma tra 20 giorni - l'intero mercato del vino italiano potrebbe cambiare radicalmente rispetto a come si è sviluppato negli ultimi trent'anni.
“È bastata una lettera per scrivere la pagina più nera dei rapporti tra due storici alleati dell'Occidente. Il 30% di dazio sul vino, se venisse confermato, sarebbe quasi un embargo per l’80% del vino italiano", è il commento lapidario di Lamberto Frescobaldi, presidente di Unione Italiana Vini. "A questo punto il destino nostro e di centinaia di migliaia di posti di lavoro è vincolato ai tempi supplementari - aggiunge - che saranno fondamentali, perché è impensabile poter collocare altrove nel breve periodo questi volumi di vino. Contestualmente, servirà senz'altro un intervento straordinario dell'Ue".
Sulla lettera trumpiana interviene anche il neopresidente di Avito Andrea Rossi. “È ormai da troppo tempo - si legge in una lettera aperta - che questa minaccia sta mettendo in discussione il nostro mercato rispetto a quello statunitense, sapendo che questa misura potrebbe avere un impatto devastante sul settore vinicolo toscano che esporta mel mercato americano il 37% con un valore medio annuo di oltre 400 milioni di euro”. E prosegue con un vero e proprio appello ai rappresentanti politici europei, nazionali e regionali: “Alla luce di queste riflessioni si chiede un intervento tempestivo e deciso da parte delle istituzioni italiane ed europee per scongiurare l'applicazione di tali misure; è necessario riprendere un dialogo costruttivo con le controparti americane per tutelare il nostro settore che rappresenta non solo un'eccellenza del made in Italy, ma anche una componente essenziale della nostra economia”.
Anche Federvini esprime profonda preoccupazione per l’annunciata introduzione di un dazio del 30%. “L’imposizione di un dazio generalizzato del 30% colpisce in modo indiscriminato settori ad alto valore aggiunto, come il nostro – dichiara il presidente Giacomo Ponti – È una misura gravissima e ingiustificata, che penalizza non solo i produttori europei, ma anche gli operatori economici americani che fanno parte integrante della nostra filiera commerciale”.
Federvini osserva come le relazioni economiche tra Unione Europea e Stati Uniti siano profondamente interconnesse, in particolare nei settori legati all’agroalimentare, alla distribuzione e alla ristorazione. Misure unilaterali come questa, adottate senza consultazione o confronto, compromettono il principio di reciprocità su cui si basa il commercio internazionale e rischiano di produrre conseguenze durature e dannose da entrambe le parti. Negli Stati Uniti, il sistema distributivo a tre livelli – importazione, distribuzione e vendita – genera valore aggiunto anche grazie alla presenza dei prodotti europei. Per ogni dollaro speso in beni europei di qualità, si attivano fino a 4,50 dollari nell’economia americana, tra occupazione, fiscalità e crescita del comparto horeca. “Non si tratta solo di proteggere il nostro export – prosegue Ponti – ma di tutelare un interesse economico comune. Le nostre eccellenze sono parte di un ecosistema economico e culturale condiviso: ostacolarne l’accesso al mercato statunitense significa danneggiare anche le filiere e i lavoratori americani che, da anni, ne sono parte attiva”.
La Federazione chiede una risposta immediata, chiara e coordinata da parte delle istituzioni italiane ed europee, con l’obiettivo di riaprire il confronto a livello bilaterale e multilaterale, nel pieno rispetto delle regole del commercio e della cooperazione internazionale. “È in gioco la sopravvivenza di migliaia di imprese e la stabilità di un ecosistema virtuoso che ha generato valore e occupazione su entrambe le sponde dell’Atlantico. Occorre agire subito, con spirito costruttivo, visione strategica e una voce europea forte e coesa", conclude il presidente.
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