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Nomisma: Food&Beverage, in Italia primo quadrimestre 2025 in chiaroscuro. Inflazione +3,5% spinge consumatori verso discount. Ok export, +5,3%

Food & Beverage, in Italia primo quadrimestre 2025 in chiaroscuro

di redazione | 10 Luglio 2025

L’ultima analisi Nomisma pone l’attenzione su un’inflazione di settore galoppante (+3,5%) che frena gli acquisti e spinge i consumatori verso i discount. Un aiuto arriva dall’export: +5,3% le vendite a valore oltre frontiera di prodotti F&B italiani.

I dati relativi al primo quadrimestre 2025 elaborati da Nomisma restituiscono una fotografia con luci ed ombre per il mercato del food&beverage italiano.
Sul mercato nazionale, l’inflazione per i prodotti alimentari e bevande continua a viaggiare sopra la media (a giugno +3,5% contro +1,7% dell’indice generale), il clima di fiducia dei consumatori non riesce a risollevarsi e questa incertezza porta gli italiani ad un maggior risparmio (+27% la propensione nel primo trimestre di quest’anno rispetto allo stesso periodo del 2023).
Queste condizioni negative si ripercuotono (anche) sui consumi alimentari. Le vendite di prodotti alimentari nel retail continuano a crescere a valore (+1,4%) ma a diminuire a volume (-1,2%) e tra i formati distributivi che registrano gli aumenti più rilevanti nelle vendite si confermano i discount, ulteriore sintomo di una ricerca di convenienza economica che il consumatore italiano sta mettendo in atto per far quadrare i conti.

Sul mercato nazionale, l’inflazione per i prodotti alimentari e bevande al +3,5% spinge i consumatori verso i discount, ulteriore sintomo di una ricerca di convenienza economica
“Se queste sono le ombre calate sullo scenario di mercato, le luci che invece emergono attengono ancora una volta all’export” evidenzia Denis Pantini, responsabile agrifood e wine monitor di Nomisma. Segnano infatti un +5,3% le vendite a valore oltre frontiera di prodotti F&B italiani, contro una media di appena il 2,3% relativo all’export di tutto il settore manifatturiero.
Anche in questo caso, però, non mancano i segnali di preoccupazione. La crescita è soprattutto trainata dai mercati dell’Unione Europea, con la Germania in recupero (+5%) e la Polonia in grande spolvero (+17%). I paesi terzi non vanno oltre il +3%, appesantiti dal calo del Giappone (-16%), mentre gli Stati Uniti mettono in luce un +9% che altro non è se non il riflesso di acquisti precauzionali da parte degli importatori spaventati (quanto i nostri produttori) dalla schizofrenia negoziale di Trump.

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