
Anche quest’anno, gli amanti del "terzo colore" in ogni angolo del globo terrestre festeggiano l’International Rosé Day - che nel 2025 si celebra il 27 giugno - riunendosi, seppur virtualmente, nel nome di questa tipologia di vino che sta riscontrando un favore crescente.
Un’idea nata in Francia, paese che conta il numero maggiore di produttori, e i cui rosé provenzali hanno fatto da apripista alla scoperta delle varietà ferme e frizzanti in tutto il mondo. Ma il vino rosato, nelle sue varie sfumature, sta conquistando sempre più rosé lovers anche in Italia, da nord a sud, con i produttori del Belpaese che propongono un numero sempre maggiore di varietà, vini adatti sia alla tavola di casa sia all’offerta della ristorazione.
Le firme di VinoNews24 hanno scelto per i lettori 16 etichette per iniziare l’estate brindando al giorno rosa (anzi, forse rosato) per eccellenza.
Ricco, intenso, quasi rumoroso in bocca tanto è profonda la sua beva. Un rosa che osa, riuscendo nel suo intento. Da uve di sangiovese maremmano.

Da uve corvina (90%) e rondinella (10%) selezionate e raccolte a mano nella vigna Ronchilonghi di Affi. Ventiquattro ore di macerazione in tino di cemento, fermentazione spontanea e affinamento in cemento per 12 mesi. Buccia non pressata. Naso di frutta a bacca rossa, agrume. Buona intensità e complessità. Bocca avvolgente, frutto croccante, intenso, persistente. Si abbina a coniglio in tecia con erbette aromatiche, gazpacho andaluso, bigoli con l'anatra, anguilla in umido, casunziei all'ampezzana.

Dalla Val di Cornia, nel cuore della Maremma livornese, l’interpretazione della famiglia Miyakawa di un rosato che porta con sé l’intensità delle brezze che attraversano la Costa degli Etruschi. Fresco e sapido al punto giusto, nobilita aperitivi e cene d’estate con un calice brillante che al naso richiama note di frutti rossi, ribes e spezie fini. Gustoso e persistente al palato, si abbina perfettamente a piatti di pesce dotati di personalità, ma anche a succose portate a base di carni bianche. Un rosé comme il faut, da bere e ribere (ma sempre senza esagerare).

“Vietato bere altro champagne”, dicevano in casa Rothschild. E dopo vent'anni di passione, cinque per le prime bottiglie e tredici per raggiungere l'eccellenza, possiamo capirne il motivo. Il Barone Philippe Sereys de Rothschild, sfidando la tradizione di famiglia legata a Bordeaux, ha voluto creare un grandemaison di champagne: un progetto che ha unito per la prima volta i tre rami della famiglia. Il risultato è uno champagne fatto davvero per la famiglia, portatore di una filosofia chiara: portare gioia ai consumatori, senza compromessi.
L’Extra Brut Rosé, in particolare, è una meravigliosa cuvée di eleganza e carattere. Un “Blanc de Blancs Rosé” con il 94% di chardonnay proveniente dai più prestigiosi Grand e Premier Crus della Côte des Blancs (principalmente Avize, Le Mesnil-sur-Oger e Oger) e un tocco di vino rosso di pinot noir da Verzenay e Vertus. Ben il 40% è composto da vini di riserva (metodo solera), almeno tre anni di riposo sui lieviti e sei mesi in bottiglia dopo la sboccatura. Alla vista un rosa pallido con riflessi salmone e perlage finissimo. Il naso è dominato dalla freschezza minerale dello chardonnay, con profumi di agrumi, fiori bianchi e frutta fresca. Poi, man mano che si apre, emergono le note più golose del pinot noir: lamponi, fragoline, petali di rosa. In bocca è preciso e fresco, dalla texture setosa, con un perfetto equilibrio tra acidità vivace e ricchezza aromatica. Il finale è lungo, pulito, sapido e memorabile.

Il Rosé Day continua a colorarsi di eleganza aristocratica, con il Trentodoc 1673 Rosé Brut 2017 di Cesarini Sforza. 1673 non è solo un numero. È l’anno in cui Federico Sforza sposò Livia Cesarini, unendo due casati nobiliari. Secoli dopo, la famiglia si trasferì in Trentino, portando con sé un patrimonio culturale e agricolo che oggi si traduce in una delle più riconosciute espressioni del metodo classico italiano.
1673 Rosé Brut Trentodoc 2017 nasce da piccole partite di pinot nero coltivato in alta quota nella Valle di Cembra, vinificato con cura e affinato per 60 mesi sui lieviti. Colore rosa antico, sofisticato e setoso; il perlage, finissimo e aristocratico. Al naso si apre con sentori intensi di more, mirtilli e fragola, mentre il palato svela tutta la struttura di un vino che sa unire delicatezza e complessità. Fresche note di rosa canina, ciliegia matura e una punta di marzapane. Un gusto persistente, elegante e avvolgente, sorretto da un’acidità viva e una mineralità che racconta il territorio. Questo Trentodoc è il risultato di una scelta nobile, ma non per nascita, bensì per vocazione. Perché come dicono proprio loro: “Sono le nostre scelte a renderci nobili.”

Hédos significa "piacevole ai sensi", un viaggio che inizia dall'etichetta intrigante multisensoriale dipinta da vibranti tonalità di rosa e che racconta la versatilità del territorio di origine. Rosa intenso e brillante con leggere sfumature violacee, note intense e eleganti di frutta rossa matura come frutti di bosco e ciliegie, fiori di campo e spezie leggere. Al sorso è pieno, morbido e di lunga persistenza. Un vino molto versatile grazie anche all'utilizzo del Montepulciano che mantiene la struttura e la longevità di un rosso ma ha la docilità di un rosé: servito infatti in calici diversi a temperature differenti si mostra da una parte fresco, sapido, perfetto per la godibilità di un aperitivo, mentre più caldo si fa scoprire più di corpo, con un tannino ben delineato e con una vivace vibrazione data dalla percezione ben distinta della nota alcolica nella sua finale lunghezza.

Azienda salentina con sede a Guagnano, che esprime in questo metodo classico pas dosé tutto il sole, il calore e la luminosità della sua terra. La bottiglia di grande effetto tra i colori del nero e del porpora luminoso. Veste il calice con un colore rosa antico con leggeri riflessi ramati, brillante, intenso e vivo, con un perlage fine e persistente che rallegra la vista. Al naso note di rosa e piccoli frutti rossi, come mirtillo e lampone, introducono sfumature speziate, liquirizia e crosta di pane, oltre a una fresca chiusura di macchia mediterranea. In bocca entra fresco, per poi espandersi verso una rotondità che penetra il palato, con una chiusura sapida e lunga. Spumante elegante che narra di serate estive accompagnate da un rosé di ottimo livello.

La visiti e ti entra dritta al cuore per il legame con il territorio e le sue origini etrusche, per la vicinanza al mare (Marina di Cecina è a portata di bici), per la passione e la cultura espressa dalla proprietà rappresentata dai fratelli Flavio e Luca Nuti. E per l’arte, presente in tutta la struttura già a partire dal cancello, con la firma del maestro Stefano Tonelli. Il suo vino di punta si chiama La Regola (Igt Toscana rosso da vitigni internazionali), come la cantina, e il più sorprendente è il metodo classico che prende il nome, davvero appropriato di “L’Eccezione” ed è nato per sfidare il tempo. Poi c’è Rosègola, il rosé de La Regola, da uve Merlot e Syrah in percentuale variabile, a confermare la qualità del lavoro svolto in vigna e anche in cantina, da parte dell’enologo interno Edoardo Crecchi e con la consulenza di quello esterno che è Luca Rettondini. Un rosé che rischia di mettere d’accordo perfino i pisani con i livornesi… la morte sua, infatti, è il caciucco.

Un rosato vulcanico che nasce dalle pendici dell'Etna e viene prodotto da nerello mascalese e nerello cappuccio. Il colore è vivo e porta nel calice il sole della Sicilia, rivelando al naso profumi freschi di bacche rosse, ciliegia e tamarindo. Il sorso è pieno, fresco e sapido, con un sorriso che si apre per accogliere un aperitivo affumicato, un piatto di crostacei (crudi ancora meglio) o le verdure saporite della terra sicula.

Una bottiglia alsaziana che distingue la linea Tochka non solo dalle altre linee dell’azienda che lavora sulla piana del Danubio, ma anche dalla maggior parte delle etichette bulgare. Il colore rimanda al canone provenzale, ma per fortuna i profumi di fragoline e ciliegia con sfumature gessose e un sorso materico, compatto, elegante non deludono. Con la leggerezza di 12,5 gradi alcol, una freschezza sapida, note di sottobosco e di prugna acerba, una bella acidità invita agli abbinamenti gastronomici.

Il rosato non è più un vino di compromesso: è una dichiarazione di stile. Fresco, versatile e seducente, conquista anche i palati più esigenti. Un esempio emblematico? Il Rosé Season della cantina I Favati, in Irpinia. Con il suo elegante colore ramato e un bouquet che intreccia frutti rossi, agrumi e delicate note floreali, questo rosato sorprende per equilibrio e raffinatezza. Al palato è agile e armonico, morbido ma con carattere, moderno nella sua essenza. Perfetto per le giornate estive, si rivela un compagno ideale non solo per l’aperitivo, parlando a tutti, con autenticità e personalità.
Prodotto in sole 4mila bottiglie, con etichetta bianca, il Rosé Season fa parte della selezione che esprime l’identità del terroir e l’attenzione alla qualità distintiva della cantina.

No, Meteri non ha messo su il vigneto, né la cantina, ma di produttori ne conosce tanti e ne Il Giardino delle Bolle ha concretizzato l'idea di costruire un progetto legato al Metodo Classico dell'Oltrepò Pavese, in collaborazione con un'azienda del territorio che lavora in regime biologico dal 1984. Questo pinot nero rosé ha affinato per 50 mesi sui lieviti prima della sboccatura (tiraggio a giugno 2020 e sboccatura a luglio 2024) e mostra un profilo olfattivo fatto di fragoline, bacca di rosa canina e macchia mediterranea. Si fa avvertire un velo aranciato che torna anche a fine palato, con più decisione. Il sorso fresco e fragrante, assieme alla bolla cremosa ma lieve, dona piacevolezza e la giusta scorrevolezza, lasciando bene impresso il proprio ricordo.

Tra Sciacca e Sambuca di Sicilia, dalle colline a 400 metri di altitudine, i vigneti di Serra Ferdinandea guardano il mare. Il progetto nasce da un’unione d’intenti tra Italia e Francia, tra la famiglia Planeta e la famiglia Oddo e l’intera tenuta è coltivata in biodinamica, unendo viticoltura, apicoltura, coltivazioni di ceci, fichi e grano locale. Il Sicilia Doc rosato è un nero d’Avola in purezza, pressato a grappolo intero, che regala aromi delicati di pesca, iodio e timo. Un sorso sapido, di frutto goloso, che chiude tra note agrumate.

A Jouques, a nord di Aix-en-Provence, 47 monache benedettine dell'Abbazia di Notre Dame de Fidélité curano un vigneto di nove ettari da cui provengono le uve granache, caladoc e clairette che sono alla base del rosato Exsulta. La storia basta da sola per intrigare, ma anche nel calice si percepisce la stoffa del provenzale di buon rango: freschezza al naso e al palato, note speziate, sorso compatto e leggermente gessoso, per un vino che invita a riversarlo. Rosé gastronomico, decisamente duttile perché il tannino equilibrato regge bene anche carne e pesci grassi.

Bubbio, Langa astigiana. Un borgo di poche anime dove la famiglia Colombo, con l’assist enologico di Riccardo Cotarella, racconta il territorio anche attraverso questo Metodo Classico da uve 100% pinot nero che riposa sui lieviti per almeno 30 mesi, riposto nelle cantine sotterranee dell’azienda. Nel bicchiere ha colore rosa buccia di cipolla, con un perlage finissimo che introduce a sentori di gesso e cipria, alternati a note di frutti di bosco. In bocca è un campione di freschezza e struttura, con una piacevole setosità che accompagna il sorso verso un finale lungo e di bella sapidità. Un brut da godersi a tutto pasto, alzando di tanto in tanto i calici per brindare con brio all’arrivo della bella stagione.

Trentacinque ettari attorno alla tenuta e poi, salendo ce ne sono 45 che si estendono sulle terre rosse del plateau du Cengle, ai piedi della montagna di Sainte Victoire, nei pressi di Aix-en-Provence. È qui che si producono i vini dello Château de la Galinière - tenuta di proprietà del gruppo Les Grands Chais de France - che propone i rosati di uno dei più celebri territori di Francia, unendo cinsault, grenache, rolle e syrah. L’AOP Côtes de Provence non prevede passaggi in legno e si caratterizza per il sorso sapido e godibile. Al naso pesca bianca, rosa fresca, una sensazione d’ananas e al palato pompelmo, una bella freschezza e un sorso carnoso, che riempie la bocca e chiude con una mineralità gradevole e delicata ai lati della lingua.

Con le uve dello Château de la Galinière, Famille Helfrich produce anche due rosati zero alcol, prodotti attraverso dealcolizzazione che escono a marchio "La Galinière". Il risultato dello spumante è sorprendente. Aromi lievi al naso, agrumati e floreali, che al palato ritornano, uniti a una gradevole acidità. La bolla è ovviamente più decisa che in uno spumante, ma il prodotto è davvero ben fatto, tanto che forse, tra i meno esperti, potrebbe anche arrivare a ingannare qualcuno.

Colore vivace, da rosato calabrese qual è, portando in dote la forza dell’autoctono marsigliana nera. Il nome è ispirato all'antica via di collegamento tra la Calabria e Napoli che costeggia il vigneto. È goloso, divertente, quel che ci si aspetta da un rosé con il Mediterraneo nell’anima. E soprattutto si presta all’abbinamento gastronomico tra pesce e crostacei.

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