
“Innovazione, tradizione e semplicità”. Sono le tre parole che il neo-presidente del Consorzio di tutela del Brunello di Montalcino Giacomo Bartolommei sceglie per tracciare la direzione del nuovo corso. E se per il vino sembrano quasi rituali, forse per il borgo toscano che si percepisce come capitale dei fine wine e dell’enoturismo sono un’espressione di consapevolezza del percorso da fare per rafforzare la denominazione.
Archiviato l’evento festoso dedicato al Rosso di Montalcino – quel Red Montalcino che è diventato un happening festoso a inizio estate, per un vino che cerca una nuova collocazione – il presidente Bartolommei traccia in questa intervista a Vinonews24 il percorso da compiere nei prossimi mesi e anni. A partire da una consapevolezza: il Brunello è il Brunello, ma non può sedersi sugli allori e anzi Montalcino ha bisogno di rilanciarsi.
Presidente Bartolommei è passato dalla vicepresidenza alla presidenza e per questo l’abbiamo raccontata come una discontinuità nella continuità. Quanto c'è di continuità, nel segno della “montalcinitudine” in questo nuovo percorso e quanto ritiene la nuova squadra potrà dare una sterzata e una spinta innovativa?
“Il nuovo Consiglio è nato sostanzialmente con una metà confermata dalla consiliatura precedente e una metà di figure nuove. Credo che quello uscito dalle elezioni sia il giusto mix, perché tutti volevano un po' di cambiamento e c'è stato. L'altra affluenza delle elezioni - non mi scorderò mai di dirlo - è stato un fattore molto decisivo e importante in questo senso. Oltre l'81 per cento degli aventi diritto ha scelto di votare e questo è stato un grandissimo risultato. Io lo leggo come grandissimo risultato, perché quando c'è partecipazione vuol dire c'è democrazia.
Detto questo, c'è ovviamente continuità perché io e altri eravamo già presenti nei precedenti mandati, però oggi vogliamo cambiare. Sono cambiate alcune persone in ruoli determinanti: Bernardino Sani adesso è alla promozione; c’è stato il rientro all'istituzionale di Fabio Ratto, una persona di grande spessore che ci dà una mano nel mantenere rapporti strategici; Andrea Cortonesi alla commissione tecnica è un rientro, dato che è rimasto fuori dalle scene per un po'. In generale il Consiglio rappresenta tutto il territorio di Montalcino.
Con questa squadra c'è la volontà di ripartire, perché vediamo un'esigenza: dare un'immagine nuova al Brunello di Montalcino. Questo per noi è fondamentale, perché non basta più dire: "siamo il Brunello di Montalcino"; dobbiamo dare nuovi contenuti, nuove proposte, idee. E soprattutto dobbiamo modificare la narrazione sul Rosso di Montalcino, che non è più il secondo vino, non è più il fratello minore o il figlio di un dio minore, ma ha una sua identità come vino fresco, giovane, dirompente”.
Tornando un momento sul cambio della guardia, che diventa anche un cambio di passo. In qualche maniera l'alta affluenza è anche stato un segnale della necessità di ricompattamento rispetto a qualche sgranatura che c'è stata negli ultimi anni?
“Sì, non mi stancherò mai di dirlo. C'è stata qualche sgranatura negli anni, dobbiamo ricompattarci, dobbiamo ritornare a essere uniti tra produttori perché l'unione fa la forza. Nelle grandi decisioni siamo sempre andati uniti e abbiamo sempre trovato una quadra tutti insieme. Questo è stato il successo di Montalcino e da qui bisogna ripartire”.

Una ripartenza che in questo momento ha bisogno di identificare strategie solide, visto lo scenario tutt'altro che facile. Dopo un 2024 che si è chiuso tutto sommato positivamente, soprattutto rispetto alle dinamiche di mercato, il 2025 si è aperto nel segno dell’incertezza tra dazi e un possibile impatto del destocking rispetto agli ordini di fine 2024. Come sta oggi Montalcino? Che numeri trovate e verso che direzione lavorate?
“Partendo dal Rosso di Montalcino, abbiamo visto un incremento rispetto al 2024 e quindi c'è stata una bella spinta. Siamo contenti, perché comunque anche il discorso di apertura è stato fatto non tanto per fare un aumento incontrollato, ma è stato un aumento cercato perché volevamo dare una dignità alla produzione del rosso di Montalcino. Sul Brunello invece abbiamo notato dei leggeri rallentamenti, che sono sotto gli occhi di tutti, causati chiaramente dalle tensioni che ci sono state. Chiaramente i dazi degli Stati Uniti - prima minacciati, poi applicati, poi riminacciati e poi tolti, ma alla fine non ci abbiamo più capito niente - hanno dato un boost alle vendite nel finale del 2024 e di nuovo nel mese di aprile, subito dopo la “pausa” introdotta dal presidente Trump. Poi però abbiamo visto un maggio un po' fiacco, ma a giugno si sta ripartendo. Ecco, nonostante leggeri segnali di ripresa, chiaramente vediamo che il Brunello ha un po' rallentato, essendo stato peraltro il battistrada, forse l'ultimo dei grandi vini italiani a perdere forza”.
In questo senso, c'è stato un momento in cui la narrazione sembrava leggere la capacità dei fine wine di volare un po' sopra le dinamiche del mercato. E quindi, se il mercato del vino viveva un rallentamento legato anche alla minore capacità di spesa o alle crisi economiche, sembrava che i fine wine potessero in qualche maniera puntare in alto, come avessero un mercato parallelo. Qual è la percezione in questo momento? In Francia qualche territorio sta soffrendo, da Montalcino come la vede?
“La Francia forse è il più emblematico dei casi, perché abbiamo visto i dati dell'En Primeur - nonostante i grandi sconti sui grandi vini di molti Chateau, le vendite non sono ripartite proporzionalmente - quindi è stato chiaro che a questo punto il problema è molto tangibile e reale, non è più solo sulla carta. Questo vale per tutti i fine wine italiani, perché con Bordeaux che abbassa di molto i prezzi ci troviamo a competere sulla stessa fascia di prezzo e quindi c'è da trovare una strategia per uscirne più forti dei francesi da questo punto di vista”.
Dunque, un rosso di personalità qual è il Brunello che deve riassestarsi in uno scenario internazionale è in evoluzione. Se dovessimo sintetizzare i punti cardine del new deal che vi proponete, guardando sia i mercati sia l'identità, quali sono?
“C'è un punto sul quale dobbiamo lavorare, un po' in sinergia con tutti i consorzi perché non riguarda solo noi ma tutto il comparto vino italiano: dobbiamo avvicinare i giovani al consumo del vino. Il bere responsabile è buono, diciamo, e quindi dobbiamo fare un grande lavoro sui giovani per avvicinarli a questo mondo. E questo è uno dei punti che dobbiamo condividere tutti quanti. Chiaramente sappiamo benissimo che questo passa dai nostri vini più facili e più godibili, come il Rosso di Montalcino per esempio.
L'altro punto è, quello invece riguarda più strettamente il nostro caso: è dare un nuovo impulso e una nuova immagine al brand di Montalcino, perché ci siamo un po' fermati con una narrativa un poco stanca e dobbiamo ripartire. Stiamo lavorando per definire la strategia ottimale".
Rispetto ai mercati, gli Stati Uniti rappresentano oggi una liability… come li vedete in prospettiva? E dove vedete nuove frontiere? E il mercato italiano?
“Noi non abbandoneremo gli Stati Uniti, che sono il nostro primo mercato e vogliamo che sia così anche in futuro, quindi le nostre attività di promozione saranno di nuovo concentrate anche sugli Stati Uniti. Non ci limiteremo solo a quello, chiaramente, ma stiamo esplorando varie altre destinazioni in Asia - nel sud-est asiatico in particolare, che sta vivendo un nuovo dinamismo economico. Il mercato italiano è un mercato che vorremmo tornare a presidiare, ma anche quello europeo in generale, perché per tanti anni l’abbiamo trascurato, abbiamo fatto solo manifestazioni in casa nostra, ma in realtà credo che dovremmo tornare a spostarci, a girovagare per l'Italia, a raccontare di Montalcino e dei suoi vini”.

Un nervo sensibile rispetto al futuro del vino è l’enoturismo. Montalcino ha in mano una lama a doppio taglio: ha il vantaggio di avere una sorta di vocazione, per cui i turisti arrivano e diventano enoturisti in automatico, ma il Consorzio (a cui sono state attribuite anche funzioni di supporto all'enoturismo) potrebbe fare di più per non rimanere ad aspettare gli ospiti e i wine lover. Come si valorizza tutto quello che c'è attorno al calice, oltre il prodotto?
“Intanto mi preme ricordare che abbiamo una componente del Consiglio che è anche presidente del Movimento Turismo Vino e quindi questo ci verrà sicuramente in aiuto per affrontare meglio la tematica. Oltre a questo, io credo che ci voglia un lavoro sempre di sinergia con le istituzioni, per far sì che l’enoturismo diventi un sistema. Abbiamo bisogno di far rivivere anche il territorio. Chiaro, non possiamo per limiti strutturali accogliere tantissime persone, però dovrà essere fatto un lavoro per cercare di far fruire meglio il paese e le cantine”.
Montalcino è al tempo stesso conservatrice e aperta agli investimenti da fuori. Come vede l’evoluzione da questo punto di vista? Quanto dinamismo possono portare energie e visioni da fuori?
“Diciamo che su questo forse siamo stati precursori, perché nel 1978 la prima cantina acquisita dagli americani fu Castello Banfi… in ogni caso, credo che chi viene da fuori porti sempre una nuova visione e che comunque vada ascoltato, perché magari delle novità possono elevare il territorio con nuove strategie. Quindi io vedo sempre con un occhio positivo le nuove acquisizioni estere, ma anche quelle italiane”.
Come vorreste Montalcino fra tre anni o sei anni? Qual è l'impronta più forte che vorrebbe lasciare questa squadra e questo nuovo corso?
“Io mi auguro che questo mandato sia il viatico per i prossimi, che non sia solo fine a se stesso. Vorrei mettere le basi per far ripartire Montalcino alla grande, come è stato negli anni Ottanta, quando pochi coltivatori diretti coadiuvati da alcuni direttori di esperienza (anche internazionale) hanno portato Montalcino alla ribalta. Vorrei che si ripartisse da lì, per una Montalcino alla ribalta in maniera nuova, se vogliamo anche non convenzionale rispetto agli ultimi anni”.
E quindi se dovesse scegliere tre parole-chiave?
“Innovazione, tradizione e semplicità”.
L'intervista integrale al presidente Bartolommei si può ascoltare nel podcast di Vinonews24
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