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export in crescita nel 1° trimestre 2025 per gli spirits italiani

Spirits italiani, export +3,1% in Q1 2025 e +187% nei 10 anni

di Eugenia Torelli | 20 Giugno 2025

Triplicato il valore delle esportazioni nel decennio, mentre calano consumi interni ad esclusione del gin. AssoDistil: "politica nazionale tuteli contro attacchi, dealcolizzazione opportunità per bioetanolo"

Sono in crescita le esportazioni di bevande spiritose italiane, che nel I trimestre 2025 segnano un +3,1% in valore rispetto allo stesso periodo del 2024, proseguendo una traiettoria che si mantiene dallo scorso anno, quando le vendite all'estero avevano registrato un aumento del 4,8% rispetto al 2023 (dati Nomisma per AssoDistil). Un risultato raggiunto in un anno complesso per le imprese del settore distillatorio, tra calo dei consumi sul mercato interno, l’incertezza globale dovuta agli scenari internazionali e paventata introduzione di nuovi dazi sulle importazioni.

Sebbene i dati relativi al valore, debbano fare i conti anche con l'inflazione, è evidente lo sviluppo che gli spirits italiani hanno conosciuto negli ultimi 10 anni, con un valore dell’export triplicato dai 0,6 miliardi di euro del 2014, agli 1,8 miliardi del 2024 (+187%).

SPIRITS ITALIANI, L'EXPORT IN DETTAGLIO

L’Europa rappresenta ancora il principale mercato di riferimento per gli spirits italiani (59% sul totale), con la Germania che assorbe il 21% dell'export, seguita da Francia (6%) e Belgio (5%), mentre al Regno Unito va il 9%. La seconda macro-area di riferimento è il Nord America, dove sono diretti il 15% degli spirits italiani (il 13% negli USA e il 2% in Canada), ma si assiste a una progressiva diversificazione geografica dei mercati di interesse. Sia verso la Cina che verso il Medio Oriente vanno rispettivamente il 3% delle esportazioni, mentre il 2% verso i paesi del Sud America, in crescita del 27% nel primo trimestre del 2025.

I campioni dell'export italiano restano i liquori, con una quota del 21%, seguiti da rum (12%), whisky (8%), vodka (7%), gin (3%) e grappa (2%). Nella categoria liquori, l'Italia si posiziona al secondo posto nella classifica degli maggiori esportatori mondiali con un valore di 548 milioni di euro, seconda dopo la Germania con 634 milioni e seguita dall'Irlanda con 393 milioni di euro.

 

gin, unica tipologia in crescita in consumi Italia (foto di Jez Timms su Unsplash)
gin, unica tipologia in crescita in consumi Italia (foto di Jez Timms su Unsplash)

CONSUMI INTERNI, CALANO TUTTI TRANNE IL GIN

Le nuove tendenze dei consumatori, attratti da nuovi prodotti a basso contenuto di alcol o senza alcol, portano ad una progressiva contrazione dei consumi dei Liquori e distillati tradizionali, che mantengono comunque una posizione di rilievo nel mercato nazionale.

Mostrano invece una contrazione nel 2024 i consumi interni di bevande spiritose, con un -8,5% a valore per un consumo totale di 127 milioni di litri.

Dall’analisi dei volumi venduti, i liquori risultano la categoria più venduta con circa 50,5 milioni di litri (50% su totale consumi di spirits nazionali) e il canale del fuori casa che pesa per circa il 56% dei consumi. Seguono il rum con 14 milioni di litri (11% sul totale) e poi la Grappa (11%), che perde terreno: dal 2019 i consumi sono diminuiti del 12%. Una dinamica che riflette senza dubbio il cambiamento di preferenze a livello generazionale e che mostra la necessità di uno sforzo comunicativo importante per restituire al distillato nazionale un'immagine degna delle profonde evoluzioni qualitative conosciute nell'ultimo decennio. L'unica tipologia di bevanda spiritosa che ha fatto registrare negli anni variazioni positive - anche a doppia cifra - è il Gin, che si attesta sui 7 milioni di litri e +25% in volume negli ultimi 5 anni, anche se si ferma al 6% del totale dei consumi, dopo la vodka (8%). Seguono whisky (5%) e brandy (4%).

Recentemente il settore è stato interessato da nuove proposte come i ready to drink (RTD), che spesso sfruttano partnership con importanti brand sia di alcolici che di bevande analcoliche. Per gli RTD a base spirits i dati Nomisma registrano una tendenza di forte crescita negli ultimi 5 anni, con consumi cresciuti del 34,2% in volume e un focus principale sul canale di vendita off trade. Occorre però notare che si tratta ancora di un segmento molto ridotto, tanto che la quota di consumo della singola categoria sul totale degli spirits non figura neppure tra i dati evidenziati dall’agenzia. Più facile, quindi, che la percentuale di crescita si mostri così elevata.

In questo contesto, per AssoDistil la distintività del Made in Italy rappresenta un asset strategico per il futuro del comparto, con ben 34 bevande spiritose a indicazione geografica, capaci di rispondere alla crescente attenzione del consumatore verso la qualità e al forte legame col territorio. “In questo contesto, è fondamentale continuare a innovare e valorizzare l’identità dei nostri distillati, attraverso le attività di promozione e sostenendo una filiera capace di esprimere eccellenza sui mercati internazionali. Congiuntamente ai progetti di promozione abbiamo mantenuto attiva la collaborazione con ICE – Italian Trade Agency per valorizzare al meglio i prodotti della grande tradizione a qualità italiana – dichiara Antonio Emaldi, presidente di AssoDistil - Negli ultimi anni il Consorzio Nazionale Grappa sta attuando politiche di promozione per rilanciare la conoscenza di questo distillato identitario del nostro Paese esplorando anche le nuove tendenze di consumo come, ad esempio, l’uso della Grappa nella mixology. Il riconoscimento ufficiale da parte del MASAF del Consorzio consentirà di poter operare ancora più efficacemente per la difesa, la promozione e la valorizzazione del prodotto certificato a IG Grappa”.

Antonio Emaldi, presidente AssoDistil
Antonio Emaldi, presidente AssoDistil

SPIRITS ITALIANI, PREOCCUPANO DAZI E DIFFICOLTÀ DI ACCESSO AL CREDITO

Continua intanto a preoccupare la politica dei dazi. Secondo l’indagine condotta da Format Research per AssoDistil, in relazione all’andamento della propria attività, le imprese attive nel settore distillatorio mostrano una fiducia leggermente in calo rispetto al semestre precedente. Il sentiment negativo delle aziende è determinato anche da una maggiore difficoltà di accesso al credito bancario.

I due terzi delle imprese del settore distillatorio ritengono che l’imposizione dei dazi sulle importazioni negli Stati Uniti avrà un impatto negativo sull’export delle bevande alcoliche con effetti rilevanti anche nel comparto dei prodotti ad uso industriale. Questa misura protezionistica attuata dagli USA determinerà purtroppo un impatto significativo sul fatturato per il 43% delle nostre industrie.

Dall’osservatorio emerge come per le imprese del settore il tema degli investimenti legato alla sostenibilità sia rilevante. In particolare, i progetti per il prossimo biennio riguarderanno nel 26% dei casi installazione di pannelli fotovoltaici, il 17% realizzerà sistemi di recupero dell’acqua e di abbattimento delle emissioni mentre l’8% investirà in formazione del personale in ambito di sostenibilità.

alambicchi in distilleria (credits Assodistil)
alambicchi in distilleria (credits AssoDistil)

DEMONIZAZIONE BEVANDE ALCOLICHE: SERVE SUPPORTO POLITICO

In un panorama complesso di forti pressioni sul settore distillatorio, secondo AssoDistil la via d’uscita devono essere la qualità e la sostenibilità dei prodotti di distilleria, alimentari ed energetici.

La situazione sembra assumere i contorni di una tempesta perfetta, che non coinvolge soltanto gli spirits italiani ma anche il settore vitivinicolo: da un lato i problemi economici ormai strutturali delle famiglie che comprimono i consumi ed i prezzi dell’energia che fanno aumentare i costi di produzione; dall’altro lato la guerra dei dazi scatenata dalla amministrazione americana crea ulteriore instabilità e incertezza e la demonizzazione del consumo (anche moderato) di alcol da parte della Commissione UE genera ingiustificato allarme tra i consumatori. A questo si aggiunge, per il settore distillatorio, anche l'arrivo di enormi flussi di alcol a dazio zero proveniente da Paesi extra-UE, che creano concorrenza sleale per le imprese del settore.

Di fronte a questo contesto e a una burocrazia sempre più pesante, le imprese del settore distillatorio rispondono in maniera resiliente, lanciando nuovi prodotti in grado di rispondere agli attuali trend di consumo, come ad esempio i prodotti RTD e NO-LO a zero o minor contenuto di alcol, per affiancare le tradizionali produzioni di liquori e distillati di pregio. “Chiediamo tuttavia un grande supporto alla compagine politica nazionale per consentire che il comparto distillatorio, che consente un gettito di oltre 650 milioni di accise, quasi 2 miliardi di export e più di 3000 posti di lavoro tra diretti ed indiretti, venga tutelato in particolare nelle sedi unionali contro attacchi continui e ingiustificati cui assistiamo quotidianamente da parte della Commissione UE evidentemente influenzata da Paesi che non hanno le nostre stesse tradizioni ed i nostri stessi interessi” – sottolinea Sandro Cobror, direttore di AssoDistil.

Un altro tema su cui si pone l'attenzione è la criminalizzazione dell’alcol che viene vista come ingiustificata, “in un momento in cui le posizioni, sbagliate e pericolose, di una certa politica europea vogliono colpirne il consumo - sottolinea l'associazione - AssoDistil da sempre promuove un consumo moderato e consapevole delle bevande alcoliche tutte, cosa che rientra pienamente nei valori e nello stile di vita italiano. Quello su cui si vuole porre attenzione è il fatto che non vengano attuate politiche discriminatorie nei confronti delle bevande spiritose, come qualcuno sta cercando di fare, come se i superalcolici fossero per qualche motivo 'diversi' dalle altre bevande alcoliche e, per qualche motivo, più dannosi: in realtà un bicchierino di liquore contiene meno alcol di un bicchiere di altre bevande alcoliche. Il punto resta sempre quello del bere moderato (qualunque sia la bevanda alcolica) che da sempre rappresenta un piacere per tutti senza comportare danni per la salute”.

I distillatori italiani sono pronti a volare nuovamente oltreoceano per promuovere il Brandy Italiano IG nel mercato cinese.
Sandro Cobror, direttore Assodistil

DEALCOLIZZAZIONE, OPPORTUNITÀ PER BIOCARBURANTI

Tra gli aspetti che l’Associazione sta monitorando con attenzione c’è quello legato alla dealcolizzazione del vino, che AssoDistil indica sia come un rischio che come un’opportunità (qui il punto fatto di recente da VinoNews24 sulla situazione dealcolati).

Il Decreto Ministeriale del 20 dicembre 2024 permette la produzione di vini parzialmente o totalmente dealcolati tramite distillazione, ma nella pratica sta generando non pochi dubbi interpretativi, poiché l’alcol separato dalla soluzione iniziale potrebbe essere classificato anche come distillato di vino e dare quindi origine ad acquavite di vino, vale a dire brandy, nonostante una qualità presumibilmente scarsa che, come ha fatto notare di recente la stessa Commissione UE, suggerirebbe l'indirizzo verso usi industriali, come il bioetanolo che permetterebbe al nostro Paese di ridurre le emissioni dei trasporti. “I primi mesi di applicabilità del decreto dealcolati saranno fondamentali al fine di monitorare quello che sarà il mercato di sbocco del processo di dealcolizzazione, dal momento che l’Unione Europea non ne ha circoscritto l’utilizzo – sottolinea AssoDistil, che indica i potenziali rischi per il settore degli spirits italiani - Occorre evitare che il mercato venga inondato daacquavite di vino di dubbia qualità, tutelando invece la qualità di un prodotto che lega la sua storia alla qualità: ricordiamo che in Italia abbiamo una eccellenza assoluta tra le acquaviti di vino: il Brandy Italiano IG che non deve essere screditato dalla presenza sul mercato di prodotti di bassa qualità. Il processo di dealcolizzazione, invece, può rappresentare un’opportunità per la produzione di alcol utilizzato per produrre bioetanolo avanzato, in quanto ottenuto da residui di altre lavorazioni. Ciò permetterebbe di assicurare maggiore offerta di bioetanolo, di cui c’è bisogno, ed evitare enormi volumi di cattiva acquavite di cui non c’è alcun bisogno”.

 

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