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Mediobanca: vino Italia in controtendenza, produzione +15,1% nel 2024. Bene enoturismo (+9%), stenta horeca. Ottimismo per export 2025

Report Mediobanca: vino Italia in controtendenza, produzione +15,1%, reggono i consumi

di redazione | 17 Giugno 2025

L'indagine sulle performance 2024 rivela un settore vinicolo nazionale resiliente mentre a livello mondiale calano produzione (-4,8%) e consumi (-3,3%). Italia ai vertici anche per export in volumi e valore. Bene enoturismo (+9%), stenta l’horeca. Cauto ottimismo per il 2025.

Qualità e sostenibilità, le bollicine che continuano a rappresentare un valore aggiunto e un comparto enoturistico che continua a crescere. Secondo il Report Mediobanca sono queste le principali armi grazie a cui il settore del vino italiano ha condotto un 2024 in controtendenza, con +15,1% nella produzione rispetto al 2023 e consumi in linea (+0,1%), con 37,8 litri pro-capite all’anno. In attivo anche il saldo commerciale: in 20 anni è cresciuto a un tasso medio annuo del 5,5%, passando dai 2,6 miliardi di euro del 2004 ai 7,5 nel 2024. L’Italia è inoltre (dati OIV) il primo esportatore di vino per quantità (21,7 milioni di ettolitri nel 2024) e il secondo per valore (8,1 miliardi di euro dietro solo agli 11,7 miliardi della Francia).

Lo rivela l’Indagine sul settore vinicolo in Italia condotta dall’Area Studi Mediobanca e che riguarda le 255 principali società di capitali italiane con fatturato 2023 superiore ai 20 milioni di euro e ricavi aggregati per 11,7 miliardi di euro, pari al 94,9% del fatturato nazionale del settore. Lo studio comprende un focus sulle principali operazioni di M&A, sulle tematiche di governance e sulla sostenibilità.

VINO ITALIA, PER MEDIOBANCA UN MERCATO IN CONTROTENDENZA

I risultati del settore vitivinicolo italiano si innestano in un panorama che vede in crescita l’internazionalizzazione del vino: oggi quasi una bottiglia su due viene consumata in un paese diverso da quello che l’ha prodotta (rapporto tra export e consumi passato dal 27% del 2000 al 46,6% del 2024).
Nel 2024, però, la produzione mondiale di vino (226 milioni di ettolitri) non va di pari passo con quella italiana e risulta infatti in calo del 4,8% sul 2023, mentre i consumi si attestano a 214 milioni di ettolitri (-3,3%).
Sulla scorta invece della tendenza tricolore, i maggiori produttori di vino del Belpaese si attendono per il 2025 una crescita delle vendite complessive del +1,7% e del +2% per l’export. Non si arresta l’ottimismo delle bollicine (+4,4% i ricavi complessivi), soprattutto oltreconfine (+6,1% l’export), mentre i vini fermi si aspettano un +0,9% (+1,2% l’export).
Per quanto riguarda il 2024, i maggiori produttori italiani di vino hanno chiuso senza variazioni significative (+0,3% sul 2023) con un maggiore aumento sul mercato estero (+0,7%). Spiccano le buone performance oltreconfine dei vini frizzanti (+9,1%). L’Ebit margin ha riportato un aumento di 0,5 punti percentuali sul 2023, mentre il rapporto tra il risultato netto e il fatturato di 0,2 punti. Lo scorso anno sono invece risultati in diminuzione del 2,5% i quantitativi venduti su tutti i canali, tranne che per gli spumanti (+4,1%). Perdono quota le vendite on premise: -4,9% sul 2023 il valore dell’horeca, che raggiunge il 17,6% del mercato, e -8,4% enoteche e wine bar (market share al 5,7%). In leggero aumento le vendite dirette (+1,3% sul 2023) che si attestano all’8,2% del mercato.
Numeri incoraggianti dall’enoturismo, in crescita nel 2024: +9% sul 2023 i ricavi, con visite in cantina offerte dal 75% delle aziende.

CANTINE SEMPRE PIÙ SOSTENIBILI

Secondo l'analisi Mediobanca, il vino biologico in Italia ha raggiunto il 5% del mercato (-2,6% le vendite); in crescita i vini naturali (+4,2%, 1,9% di market share) e vegani (+31,7%, m.s. dello 0,9%). La presenza di report dedicati alla sostenibilità interessa del resto ormai il 60% delle aziende. Nel 16,7% dei casi esiste un manager con carica esclusiva in tema ESG (Environmental, Social and Governance), anche se è più frequente che se ne occupi un manager che ha anche altre funzioni aziendali (38,2% degli operatori) o direttamente il presidente, l’amministratore delegato o il direttore generale (circa il 25% delle aziende).

 

i maggiori produttori di vino del Belpaese si attendono per il 2025 una crescita delle vendite complessive del +1,7% e del +2% per l’export. Non si arresta l’ottimismo delle bollicine (+4,4% i ricavi complessivi), soprattutto oltreconfine (+6,1% l’export), mentre i vini fermi si aspettano un +0,9% (+1,2% l’export).
previsione vendite vino italiano nel 2025

CANTINE RIUNITE, ARGEA E IWB BEST PERFORMER 2024 TRA LUCI E OMBRE

La leadership di vendite nel 2024 resta appannaggio del gruppo Cantine Riunite-GIV, con fatturato a €676,6 milioni (+0,6% sul 2023). Al secondo posto si conferma il polo vinicolo Argea (€464,2 milioni, +3,3%), seguita da IWB con €401,9 milioni (in calo, -6,3% sul 2023). Fatturato 2024 superiore ai 300 milioni di euro anche per la cooperativa romagnola Caviro (385,2 milioni) in calo però del 9% sul 2023. Dieci società si collocano nella fascia di ricavi compresi tra i 200 e 300 milioni di euro: la toscana Antinori (fatturato 2024 pari a 261,6 milioni di euro, in aumento del 7,4% sul 2023), la cooperativa trentina Cavit (253,3 milioni di euro, -5,2%), La Marca, specializzata nella produzione di spumanti, con fatturato 2024 pari 251 milioni di euro (+11%), la veneta Herita Marzotto Wine Estates (248,2 milioni di euro, -2,8%), il Gruppo Collis (219,3 milioni di euro, +4,7%), la trentina Mezzacorona (212,3 milioni, -2,5%), la cooperativa Terre Cevico (211,3 milioni, +7,4%), la Zonin 1821 (209,3 milioni, +7,8%), la Mack & Schühle (205,6 milioni, +19,3%) e la piemontese Fratelli Martini (200,1 milioni, -8,3%). Osservando la redditività (rapporto tra risultato netto e fatturato), il 2024 vede in testa la veneta Herita Marzotto Wine Estates (17,8%), seguita dalla toscana Antinori (12%) e da un’altra veneta, Mionetto, che registra un utile su fatturato del 9,2%. Alcune aziende hanno una quota di export molto elevata, in alcuni casi quasi totalitaria: Fantini Group tocca il 96,1%, Ruffino il 93,3%, Argea e Pasqua superano il 90%.
L’assetto proprietario del settore vinicolo italiano resta fortemente ancorato alla dimensione familiare: il 65% del patrimonio netto è infatti detenuto da famiglie, quota che sale all’81,5% se si considerano anche le cooperative. Gli investitori finanziari partecipano al 10,7% dei mezzi propri, banche e assicurazioni per il 5% e fondi di private equity per il 4,1% del patrimonio netto. Trascurabile il rapporto con i mercati finanziari: solo due società sono quotate all’AIM dal 2015 (Masi Agricola e IWB).
Tra il 2024 e i primi quattro mesi 2025 la Toscana - con 6 deal - e il Friuli-Venezia Giulia - con 3 - hanno fatto da sfondo al maggior numero di operazioni di M&A, spinte da difficoltà economiche ma anche da tematiche di passaggio generazionale. Attrattive anche le isole (4 operazioni complessivamente). L’incertezza legata ai consumi ha invece frenato l’interesse dei fondi comuni di investimento, mentre si consolida il rapporto tra Italia e Stati Uniti con quattro operazioni oltreoceano. La transazione è in corso di esecuzione per il 40% circa delle aziende, oggetto di valutazione per il 16% e già stata affrontata e risolta per il 30% degli operatori.
Nel 2024 sono in crescita soprattutto le imprese friulane (+8,2% le vendite complessive e +7,1% oltreconfine) e toscane (+2,3%; +4,6%). Ottimismo per il 2025 per le aziende abruzzesi (vendite complessive +7,5%).

TRA DAZI, CALI DEI CONSUMI E LA LEVA DEI NUOVI MERCATI

In un contesto di minore reddito disponibile, il calo atteso dei consumi di vino e il cambiamento nelle modalità di consumo, indotti dal ricambio generazionale e dal diffondersi di modelli salutistici, preoccupano, rispettivamente, il 70% e 60% delle aziende. Continua a suscitare timore anche l’incertezza sulle decisioni dell’amministrazione americana relativamente ai dazi sulle importazioni di vino. Il 50% delle imprese considera poi una minaccia per il settore il nuovo codice della strada, mentre il 30% teme gli effetti del cambiamento climatico sulla produzione.
Per oltre i tre quarti delle imprese del vino italiane le difficoltà della domanda possono essere superate attraverso diverse strategie, tra cui l’apertura a nuovi mercati e lo sviluppo delle categorie no/low alcol (prioritario per il 50% delle aziende). Per affrontare il futuro, gli investimenti in capitale umano sono ritenuti essenziali dal 55% circa degli operatori, più di quelli tecnologici, focalizzati sull’intelligenza artificiale e automazione (importanti per un terzo delle imprese).

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