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Bianchi e rossi alpini nei calici dell’Alto Adige

Bianchi e rossi alpini nei calici dell’Alto Adige

di Nicola Brillo | 7 Giugno 2025

Assaggi trasversali di vini alpini dell'Alto Adige dal Vinitaly - tra Cantina Valle Isarco, Cantina San Michele Appiano e Cantina Kurtatsch.

L’Alto Adige si è presentato al Vinitaly con interpreti differenti, ma capaci di raccontare la forza e la varietà dei territori alpini attraverso stili, altitudini e visioni enologiche. Dalla tensione minerale della Cantina Valle Isarco, alla precisione aromatica di San Michele Appiano, fino all’eleganza strutturata della Cantina Kurtatsch.

Queste tre cantine rappresentano tre territori e tre anime: la montagna che si fa vino, con carattere distinto e riconoscibile.

I vini dell'Alto Adige si distinguono per freschezza, precisione aromatica e una forte identità territoriale. Questa regione vinicola beneficia di un clima alpino con forti escursioni termiche e di una varietà di suoli che vanno da quelli sabbiosi a quelli morenici, contribuendo alla complessità dei vini prodotti. Le forti escursioni termiche tra il giorno e la notte favoriscono lo sviluppo di vini con una spiccata acidità e freschezza, caratteristiche particolarmente evidenti nei bianchi come pinot bianco, sauvignon blanc e kerner.

Bianchi e rossi alpini nei calici dell’Alto Adige
vini alpini nei calici dell’Alto Adige

CANTINA VALLE ISARCO TRA KERNER E SYLVANER

In una degustazione coinvolgente, i bianchi della Cantina Valle Isarco di Chiusa (Bolzano) si confermano tra le espressioni più autentiche della viticoltura alpina. In particolare, kerner e sylvaner si distinguono per identità varietale, precisione stilistica e aderenza al territorio.

Il Kerner 2023 (13,5% vol), proveniente da vigneti tra i 650 e i 900 metri di altitudine, si presenta con un colore giallo paglierino brillante. Al naso, note di pesca bianca, mela verde, fiori d’acacia e lievi accenni di erbe aromatiche. Al palato colpisce per la sua vivace acidità, una buona struttura e un finale sapido-minerale che richiama la roccia dolomitica. Ottimo in abbinamento con trota affumicata, formaggi freschi di malga o piatti della cucina asiatica leggera, come sushi o tempura di verdure.

Il Sylvaner 2023 (13% vol), più sobrio ma non meno fine, viene coltivato tra i 600 e i 750 metri su terreni morenici e sabbiosi. Si apre con aromi di pera Williams, mandorla fresca, erbe di campo e una leggera nota affumicata. In bocca è più snello, diretto, con un’acidità tagliente e un finale elegante. Ideale in accompagnamento ad antipasti leggeri, asparagi, zuppa di vino, pesce bollito o alla griglia e come aperitivo. Entrambi i vini esprimono bene la filosofia della cantina: vitigni tipici, altitudini estreme, vinificazioni essenziali.

IL SAUVIGNON DI SAN MICHELE APPIANO

Ad Appiano il sauvignon trova una delle sue espressioni più raffinate dell’Alto Adige nella linea Sanct Valentin della Cantina San Michele Appiano. L’annata 2022 (14% vol), colpisce per il suo profilo aromatico cesellato: fitto bouquet di frutta gialla, uva spina, fiori di sambuco e ribes maturo. In bocca è strutturato ma teso, acidità croccante, morbida corposità ed elegante pienezza: fermentazione in acciaio e tonneaux, affinamento su fecce fini per sei mesi. Il finale è lungo, salino, di grande precisione. Si sposa con pesce alla griglia, come il pesce persico e la sogliola oppure con il salmerino in salsa di peperoni, oppure ancora con un saporito risotto alle verdure.

IL BORDOLESE ALPINO DI CANTINA KURTATSCH

Infine la Val Venosta, dove parlare di bordolese può sembrare una deviazione. Invece, nel calice di Curtis della Cantina Kurtatsch si può trovare un valido esemplare. Nato nei vigneti soleggiati di Cortaccia, nel cuore del sud dell’Alto Adige, il Curtis è un vino che racconta l’incontro tra il calore mediterraneo e la precisione alpina. Un taglio bordolese elegante, composto da 60% merlot, 30% cabernet franc e 10% cabernet sauvignon, trova nel terroir locale (tra i 220 e i 400 metri di altitudine), su suoli rossi sabbiosi e ghiaiosi arricchiti da dolomia e minerali, la sua espressione più autentica. Il merlot domina con la sua ricchezza e i tannini vellutati, il cabernet franc aggiunge un intrigante tocco speziato, mentre il cabernet sauvignon firma il finale con note di ribes nero. Dopo una fermentazione in acciaio inox e una malolattica ben condotta, il vino affina in grandi botti di rovere, raggiungendo una maturità profonda senza perdere freschezza.

Con i suoi 13,5% vol, il Curtis è il compagno ideale per piatti importanti: carni rosse, selvaggina o formaggi stagionati. Un vino che dimostra come, anche tra le montagne, si possano interpretare i vitigni internazionali con personalità e misura.

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