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Assaggi in verticale del Ròdon, il Chiaretto Bardolino dell’azienda Le Fraghe che racconta nel calice l’esperienza peculiare di Matilde Poggi.

Matilde Poggi e il tocco femminile, che dà grazia e profondità al chiaretto Ròdon

di Lucia Immacolata Migliaccio | 6 Giugno 2025

Assaggi in verticale del Ròdon, il Chiaretto Bardolino dell’azienda Le Fraghe che racconta nel calice l’esperienza peculiare di Matilde Poggi.

“Rosa” non è solo un colore. È un nome, un ricordo, un sentimento che suona come Ròdon. Per Matilde Poggi, vignaiola sensibile e coerente, è anche un filo che attraversa la terra e la memoria, intrecciandosi tra le vigne di Affi e Cavaion Veronese e i volti di chi l’ha preceduta. Sua madre, una zia, entrambe di nome Rosa. E Ròdon, con quell’accento classicheggiante preso in prestito proprio dalla firma che la madre usava da ragazza durante gli studi ginnasiali, è un omaggio silenzioso ma profondo. È anche il vino che meglio racconta una visione costruita negli anni con rigore, libertà e rispetto per la terra.

i vigneti dell’azienda Le Fraghe
i vigneti dell’azienda Le Fraghe

MATILDE POGGI E LA DEDIZIONE AL CHIARETTO

Matilde Poggi ha iniziato a vinificare nel 1984 quando, giovane e curiosa, decise di dare nuova vita alle uve del padre fondando Le Fraghe. Il primo vino fu un Bardolino, poi arrivò il Chiaretto. “Ho sempre cercato di immaginare cosa volessi ottenere da un vino – racconta – e solo dopo ho iniziato a produrlo”. Da allora non ha mai smesso di affinare quella visione.

Il Chiaretto di Bardolino, vino storico della sponda veronese del lago di Garda, nasce da una lunga tradizione che risale ai Romani, quando si parlava di vinum clarum, chiaro, scarico di colore. Non è un rosato per caso, né un rosso mancato, ma un vino che si fa per scelta, da uve raccolte e vinificate con precisione, in un territorio vocato a questo stile: la sponda morenica del Garda, ventilata, ricca di escursioni termiche, tra aria fresca della Valdadige e brezze tiepide del lago.

Qui i vigneti, tra i 190 e i 200 metri sul livello del mare, producono vini sottili, eleganti, sapidi, mai eccessivi. Dopo varie sperimentazioni – salasso, macerazioni più o meno lunghe – Poggi ha trovato oggi un equilibrio che sente davvero suo: macerazione a freddo per circa 8 ore, fermentazioni spontanee, nessuna malolattica, nessun lievito selezionato né intervento aromatico. «Cerco di aggiungere il meno possibile», dice. Le uve, corvina e rondinella, sono vinificate separatamente e assemblate in inverno. Tutto avviene in cemento o acciaio, con attenzione a materiali neutri e leggeri.

Anche la chiusura riflette questa filosofia: dal 2008 tappo a vite per i bianchi e i rosati, dal 2021 anche per i rossi, in un’azienda oggi completamente cork free.

RÒDON, ASSAGGI IN VERTICALE

Ròdon, come tutto il lavoro di Matilde Poggi, non è un semplice vino rosa: è un progetto coerente, paziente e personale. È la sintesi di una filosofia costruita nei filari, nel rispetto del tempo e della natura, senza scorciatoie né compromessi. È il rosa che parla la lingua del territorio, con l’eleganza e la determinazione di chi, da quarant’anni, ha scelto di essere vignaiola e non solo produttrice.

Ròdon 2021 – l’eleganza della maturità

Annata caratterizzata da grappoli disomogenei, ha regalato un Ròdon maturo e profondo. Il colore è un rosa tenue, appena ramato. Il naso è fine, con note eleganti di melograno, agrume candito, petali secchi. Al palato si apre con ampiezza e delicatezza, dove la sapidità tipica del territorio si intreccia a una chiusura ammandorlata, minerale, persistente. È un vino che mostra il potenziale evolutivo del Chiaretto di Bardolino, quando lo si lascia respirare e maturare nel tempo. Una lettura più riflessiva del rosato, che parla con grazia e misura.

Ròdon 2022 – il canto del sole

È l’annata più calda e luminosa, che ha portato a rese più basse e uve dalla maturità piena. Il risultato è un Ròdon generoso, dinamico e conviviale. I profumi vibrano di piccoli frutti rossi, agrumi succosi, fiori di campo e erbe spontanee. In bocca il vino è pieno ma agile, fresco e bilanciato da una sapidità che dona ritmo. È un vino solare, che comunica gioia e immediatezza, eppure non rinuncia alla complessità. Il suo equilibrio invita a berlo adesso, ma lascia spazio anche per un futuro interessante.

Ròdon 2023 – l’anima giovane e tesa

Un’annata difficile, segnata da forti disomogeneità tra i grappoli. Ma anche quella che meglio racconta l’identità più autentica del Ròdon, in una versione tesa, vibrante, sapida. Il colore è scarico, brillante. Il naso è fragrante: ribes, pompelmo rosa, ciliegia fresca. In bocca il vino è verticale, tagliente, con acidità spiccata e una mineralità incisiva che richiama i terreni morenici. Una bottiglia che oggi già si trova in un momento ottimale, ma che promette ancora di crescere e sorprendere.

Ròdon, il Chiaretto Bardolino dell’azienda Le Fraghe che racconta nel calice Matilde Poggi

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