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Canada, i controdazi sul vino azzerano l’export USA: -92,92% vini a stelle e strisce esportati ad aprile 2025 nel paese nordamericano.

Canada, contro-dazi sul vino azzerano export USA. Via difficile per l'Europa

di redazione | 6 Giugno 2025

La risposta del governo di Ottawa ai tributi imposti da Trump verso il paese nordamericano, primo mercato di sbocco per i vini a stelle e strisce, stanno dando risultati clamorosi: -92,92% di vini americani esportati ad aprile 2025. E ora anche i produttori statunitensi sono in allarme.

La guerra dei dazi innescata da Donald Trump stronca l'export di vino verso il Canada. Se all’inizio aveva sollevato molti dubbi tra gli stessi cittadini americani ora rischia seriamente di ritorcersi contro l'economia a stelle e strisce. Almeno in riferimento al settore del vino e degli alcolici. Protagonisti della nuova puntata della “telenovela” dei dazi, USA e Canada: dopo quelli al 25% imposti da Trump al paese nordamericano, i controdazi del governo di Ottawa stanno producendo effetti clamorosi: -92,2% ad aprile 2025, sullo stesso mese del 2024, per l’export di vino e alcolici USA verso il Canada, il più importante mercato di sbocco per i wine&spirits a stelle e strisce. I 2,73 milioni di dollari di export costituiscono la cifra più bassa movimentata in tempi recenti, con il malumore e i timori che stanno dilagando tra i produttori americani.
Ed ecco che in questo scenario il Canada potrebbe diventare ancora più appetibile per altri paesi produttori, come l’Italia, che con gli oltre 400 milioni di export di vino nel 2024 si è ritagliata già da tempo proprio verso il paese nordamericano una rotta di favore. Il risiko dei mercati si fa a questo punto sempre più intricato e imprevedibile.

CONTRO-DAZI EUROPEI PERICOLOSI PER VINO E SPIRITS

Viene da chiedersi se quello canadese non possa essere un modello di approccio anche per l'Europa, vessata dalle continue incertezze legate all'ondivaga politica dell'amministrazione Trump. Se però potrebbe funzionare un improbabile azzeramento nei consumi di Coca Cola e Pepsi, un allontanamento da McDonald e Kfc, l'astinenza ormai implausibile da ogni tipo di lusinga dei brand americani (da Apple e Microsoft a Nike, da Tesla ad Amazon a Starbucks...), il vero problema è che l'Europa sul fronte vino e spirits è nella posizione opposta rispetto al Canada.

Come ha infatti ricordato più volte Unione Italiana Vini, la bilancia commerciale sul fronte alcolico è decisamente sbilanciata: l'export di vino europeo verso gli USA vale quasi 5 miliardi di euro l'anno (di cui 2 miliardi per l'Italia), quello proveniente da oltreoceano arriva ad appena 318 milioni di euro. "La disparità del rischio appare piuttosto eloquente", osserva il presidente UIV Lamberto Frescobaldi.

Proprio da UIV viene un allarme legato più che ai dazi, all'incertezza generata daigli stessi. “La nuova minaccia del presidente Trump - avverte Frescobaldi - rappresenta un ulteriore fardello di incertezza per le imprese italiane, a partire da quelle del vino. Da mesi ormai il settore, che negli Stati Uniti spedisce il 24% (1,94 miliardi di euro) dell’intero export enologico, non riesce più a programmare il proprio futuro. E questo è un danno enorme, a prescindere dall’entità del dazio”.
Nei giorni in cui le imprese italiane del vino stanno pianificando i bandi europei dell’OCM Promozione, con investimenti per qualche decina di milioni di euro destinati agli USA come principale target, una minaccia di accisa al 50% - "che più che un dazio sarebbe un embargo", osserva Frescobaldi – sortisce l’immediato effetto di rinunciare, giocoforza, all’investimento. "Chiediamo pertanto a Bruxelles e a Roma di intensificare le trattative, perché il fattore tempo rappresenta ormai sempre più una discriminante fondamentale”, conclude il presidente UIV.

CONSORZI DEL VINO: RESILIENZA E NUOVI ORIZZONTI

Vale la pena allora di riascoltare le interviste raccolte nel podcast di Vinonews24 durante il Vinitaly 2025. Nei giorni concitati dei dazi al 200% poi scesi al 20%, con l'auspicio che potessero arrivare al 10%, presidenti e direttori dei Consorzi italiani sembravano orientati alla resilienza, cercando di immaginare un approccio ragionevole ad uno scenario cambiato (anche se risulta difficile basarsi sulla ragionevolezza in tempi di trumpismo) e spingendo sull'idea che il made in Italy è troppo amato per esser abbattuto dalle tariffe fiscali. Non mancano, nelle risposte della dirigenza del vino italiano, gli arrembaggi verso nuovi mercati e nuove strade.

Si possono ascoltare  tutte le interviste su Spreaker, alcune sono già state pubblicate nelle scorse settimane e altre sono in uscita ora.

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