
Il mercato del vino cerca di rialzare la testa nel primo trimestre 2025, ma secondo Nomisma calano i consumi interni.
A livello internazionale, il periodo gennaio-marzo mostra un andamento dell’import generalmente positivo nei top 12 mercati mondiali che registrano, a livello aggregato, una crescita del 10% a valore. I dazi di Trump imprimono un’accelerazione negli acquisti degli importatori che però non trovano corrispondenza nelle vendite al consumo. Lo stesso trend, anche se per un motivo esattamente opposto (eliminazione dei superdazi imposti all’Australia) si registra in Cina.
I dati del primo trimestre 2025, elaborati dal Wine Monitor di Nomisma, mettono in luce anche per il mercato italiano un trend coerente con l’incremento dell’andamento globale, con le importazioni di vino dal Belpaese in crescita pur se con un’intensità leggermente minore sul fronte valori (+8%) e maggiormente accentuata nei volumi. Buon rimbalzo (dopo il calo del 2024) degli acquisti di vino italiano in Germania, Canada e Giappone.
Il mercato interno tricolore non può invece dirsi altrettanto positivo: il primo trimestre del 2025 conferma le difficoltà del canale off-trade, con le vendite complessive di vino che registrano una flessione dell'1,5% a valore e un calo ancora più marcato a volume (-4%).
Una contrazione che trova fondamento nelle difficoltà economiche delle famiglie italiane: basti pensare che il discount appare più resiliente rispetto agli altri format distributivi, contenendo le perdite sia a valore che a volume, mentre il cash&carry risulta maggiormente in difficoltà a testimonianza di una domanda fuori casa ancora instabile.

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