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Vino italiano tra export, dazi e nuove generazioni. Federvini: “2 miliardi di euro a rischio. Serve strategia condivisa”. L'appello a Vinitaly

Vino italiano tra export, dazi e nuove generazioni. Federvini: “2 miliardi di euro a rischio”

di redazione | 7 Aprile 2025

Un panorama in rapida evoluzione tra l’ascesa dei dealcolati, nuovi trend di consumo e rincari sul mercato USA fino a 2,60 euro al litro a causa dei dazi. L’appello della presidente Pallini a Vinitaly: “Serve una strategia nazionale per non perdere mercati storici e i nuovi consumatori”.

Dai dazi USA alla trasformazione radicale dei consumi tra i giovani il vino italiano si trova oggi come non mai a un bivio cruciale da affrontare con urgenza e con una strategia mirata e condivisa.
L’appello arriva da Federvini, che in occasione del 57mo Vinitaly ha riunito esperti, imprenditori e rappresentanti istituzionali sul tema Tra dazi e rivoluzione dei consumi: il vino a una svolta storica? per discutere le nuove sfide che il comparto vitivinicolo è chiamato ad affrontare.
"Il clima di escalation non aiuta le relazioni diplomatiche e allontana qualunque possibilità di negoziazione - dichiara la presidente di Federvini Micaela Pallini - I dazi del 20% sui vini italiani rischiano di estrometterci dagli scaffali americani a vantaggio di altri competitor. Allo stesso tempo, anche la platea dei consumatori sta cambiando e con loro i criteri di scelta dei prodotti. Dobbiamo essere in grado di intercettare ed agganciare i gusti in evoluzione per poter garantire un’offerta in linea con le nuove tendenze. Oggi serve una visione strategica: il tempo delle reazioni isolate è finito. Serve una regia, una visione di ampio respiro. Difendere il vino oggi significa salvaguardare una delle colonne portanti della nostra economia e dell’immagine dell’Italia nel mondo".

IL PESO DEI DAZI SULL'EXPORT DI VINO ITALIANO: PREZZI MEDI FINO A +2,6 EURO LITRO

Secondo i dati elaborati dal Nomisma Wine Monitor per Federvini, l’export di vino italiano verso gli Stati Uniti vale quasi 2 miliardi di euro l’anno, con una netta prevalenza di vini Dop. Il mercato statunitense rappresenta da solo il 24% dell’export mondiale del vino italiano. L'introduzione di dazi fino al 20% mette a rischio l'equilibrio competitivo del made in Italy, con un aumento dei prezzi medi all'importazione dei vini Dop che potrebbe variare di +0,90 euro/litro per il Prosecco e fino a +2,60 euro/litro per i vini rossi piemontesi e +2,40 euro/litro per i rossi toscani. Tenendo conto che dalla dogana allo scaffale il prezzo del vino aumenta mediamente di 4 volte (alla luce del sistema distributivo statunitense, che per legge stabilisce tre passaggi intermedi - importatore, distributore, dettagliante - prima di arrivare al consumatore) e in un contesto di mercato dove paesi come Cile, Australia e Argentina, ma soprattutto i produttori californiani, offrono vini a prezzi più bassi, il rischio di disintermediazione del vino italiano dai canali distributivi americani è concreto.

"Il clima di escalation non aiuta le relazioni diplomatiche e allontana qualunque possibilità di negoziazione - dichiara la presidente di Federvini Micaela Pallini - I dazi del 20% sui vini italiani rischiano di estrometterci dagli scaffali americani a vantaggio di altri competitor
Micaela Pallini, presidente Federvini

Inoltre, la crescente preferenza per i vini dealcolati e low alcol sta modificando i trend di consumo. In particolare, le vendite dei dealcolati in Germania e Stati Uniti sono aumentate significativamente, con un incremento in valore nell’ultimo triennio rispettivamente del 23% e del 54%. Un’evidenza che va letta nel quadro di una generale riduzione di chi ha consumato vino in casa e fuori casa nella fascia d’età tra i 23 e i 35 anni negli ultimi 12 mesi rispetto a tre anni fa (-32% negli USA, -37% nel Regno Unito, -39% in Germania e -24% in Francia). Le dichiarazioni di consumo raccolte da Nomisma per i prossimi 12 mesi mettono in luce un numero crescente di consumatori giovani (23-35 anni) che preferirà vini low/no alcol rispetto a quelli tradizionali: il 34% negli Stati Uniti, il 25% nel Regno Unito, il 26% in Germania e il 20% in Francia.
Quanto ai fattori decisivi per l’acquisto di vino nell’ultimo anno, emerge come il driver legato alle caratteristiche green sia stato importante per il 41% dei consumatori tra i 23 e 35 anni britannici, il 35% degli statunitensi, il 32% dei tedeschi, il 38% dei francesi e il 34% degli spagnoli. In Spagna invece il prezzo (per il 50% degli intervistati) diventa più rilevante nella scelta di acquisto di un vino, così come in Francia (40%), mentre negli USA e in Germania il brand figurano in testa ai criteri, rispettivamente per il 37% e il 35% dei consumatori. Interessante notare comunque che in tutti i mercati, per i consumatori più giovani la sostenibilità di un vino supera l’interesse per il biologico.

VINO E GIOVANI: COME CAMBIANO GUSTI E ABITUDINI DI CONSUMO

Il tema non è solo di natura commerciale. I dati evidenziati dalle indagini condotte da TradeLab per Federvini mostrano una profonda trasformazione nel rapporto tra i giovani e il vino. In Italia i consumatori dai 23 ai 34 anni rappresentano oggi il 20% del mercato a valore e il 19% delle visite complessive del fuori casa. Questa fascia d’età genera oggi il 18% del consumo di bevande alcoliche - preferendo cocktail e spiriti lisci (24%) rispetto a vino (13%) e bollicine (16%) - e quasi il 30% delle consumazioni analcoliche. Tuttavia, nelle occasioni serali, si intravedono significative opportunità di crescita per il consumo di vino e bollicine, specialmente durante cene e aperitivi. Quando si tratta di scegliere il vino, i giovani tendono a farlo autonomamente (95%), con un'attenzione particolare al prezzo e alla sostenibilità, fattori che influenzano maggiormente la loro decisione rispetto ad altri criteri come l'abbinamento con il cibo o l'origine del vino. Inoltre, cresce l'interesse per i vini a basso contenuto alcolico o senza alcol, segnalando una tendenza verso una bevanda più leggera e accessibile, con il 43% degli italiani che si dichiarano intenzionati a consumarli, mentre quasi il 70% è già a conoscenza di prodotti dealcolati o a bassa gradazione.
"Il vino è cultura, ma il nostro comparto oggi affronta due grandi sfide: da un lato il rischio di perdere quote di mercato all’estero, dall’altro la difficoltà di comunicare in modo efficace con le nuove generazioni – afferma Albiera Antinori, presidente del Gruppo Vini di Federvini - Sono due fronti che non possiamo ignorare. Dobbiamo saper innovare il linguaggio, usare i canali giusti e coinvolgere i giovani in un racconto autentico che sappia emozionare e far capire davvero cosa c’è dietro ad una bottiglia di vino: le origini, le peculiarità di ogni territorio, l’artigianalità dei processi, l’impronta dell’uomo nella ricerca dello stile e della qualità, e l’unicità irripetibile di ogni annata. Solo così potremo costruire un futuro solido e competitivo per il nostro comparto”.

la crescente preferenza per i vini dealcolati e low alcol sta modificando i trend di consumo in tutto il mondo
cresce la richiesta di vino dealcolato

FUTURO IN SALITA SENZA STRUMENTI CONCRETI E UNA STRATEGIA NAZIONALE

Per affrontare la transizione e mantenere la competitività sui mercati internazionali, Federvini propone azioni concrete e mirate. È cruciale un'azione diplomatica unitaria a livello europeo per fermare i dazi USA, che minacciano i vini a denominazione, simbolo dell’identità enologica italiana.
È necessario adottare misure fiscali immediate, come incentivi per le aziende che investono in innovazione, sostenibilità, digitalizzazione e internazionalizzazione. Inoltre, è fondamentale lanciare una nuova stagione di promozione istituzionale all’estero, per presentare il vino italiano come emblema di qualità, stile di vita mediterraneo e consapevolezza. Per coinvolgere le nuove generazioni, è fondamentale offrire esperienze di consumo innovative e inclusive, supportate da percorsi educativi e culturali stimolanti e significativi.
"Oggi è assolutamente indispensabile adottare risposte concrete e azioni tempestive che possano supportare l’intero settore in una fase cruciale per il suo futuro. È fondamentale tutelare le imprese creando un ambiente favorevole all’innovazione, alla sostenibilità e alla competitività internazionale" conclude la presidente Micaela Pallini.

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