
I dazi USA al 20% potrebbero non essere “inamovibili” - parola di Charles Lazzara. In questa intervista a Vinonews24, il fondatore e ceo di Volio Imports – importatore americano focalizzato sull’Italia (e meno sulla Francia), cresciuto notevolmente dal 2018 ad oggi - sembra infatti più ottimista rispetto alle voci allarmistiche si alzano dalla filiera vitivinicola del Belpaese. Dal suo punto di vista, le istituzioni italiane potrebbero spingere sulla “differenza” del vino rispetto a produzioni industriali e suggerisce una strategia unilaterale nel dialogo con l’amministrazione USA.
Lazzara, quale percezione avete della situazione attuale?
“In tempi di instabilità, i consumatori tendono a spendere meno. Per comprendere l’attuale situazione, è necessario andare oltre il vino e analizzare anche come il concetto di “dazio universale” incida sulle catene di fornitura, sulla globalizzazione e sul mondo del business nel suo complesso. Se consideriamo il mercato azionario come un barometro della fiducia, è lecito supporre che i consumatori ridurranno la spesa finché non ci sarà maggiore chiarezza. Questo significa che il consumatore finale andrà meno spesso al ristorante, spenderà meno in beni di lusso e sarà più prudente.
Negli Stati Uniti vige un sistema a tre livelli, quindi gli importatori (come Volio) pagano i dazi doganali all’arrivo del vino sul territorio americano. È importante sottolineare che sono le aziende statunitensi a dover sostenere questi costi, a causa della normativa americana sull’alcol. Volio poi trasferisce questo costo ai distributori, che accetteranno l’aumento e applicheranno a loro volta il proprio margine. Lo stesso faranno i rivenditori e i ristoratori. Il dazio non viene semplicemente “trasferito”, ma viene caricato di almeno due livelli di margine, perché non è considerato parte del “costo di acquisto” del prodotto.
Questo porterà un aumento di fascia di prezzo su molte referenze chiave. Un Pinot grigio o un Prosecco che venivano venduti a 10,99 dollari arriveranno a costare 12,99 dollari – i clienti cercheranno allora nuovi vini a 10,99 dollari e perderemo quote di mercato.
Nel caso del vino europeo, i consumatori americani sono curiosi ed esplorativi, ma più fedeli a una fascia di prezzo che a un marchio specifico. Se il prezzo di un vino che apprezzavano aumenta, molto spesso non seguiranno quel marchio, ma rimarranno all’interno della loro fascia di prezzo. Questo vale ancor di più in tempi di incertezza economica”.

Quali prospettive vedete nel breve e nel medio termine?
“Credo che l’amministrazione Trump abbia introdotto la tariffa massima del 10%, più un ulteriore 10% come tariffa reciproca sui prodotti provenienti dall’UE, con l’aspettativa che l’industria vinicola (nel nostro caso) italiana debba presentare le proprie ragioni per cui il vino italiano non è paragonabile a bulloni, materiali edili o altri beni di consumo che potrebbero essere prodotti negli Stati Uniti, e quindi dovrebbe essere soggetto a tariffe più basse o addirittura esentato.
Chianti Classico, Brunello, Barolo, Marsala Superiore etc. non sono prodotti replicabili negli Stati Uniti. Questi prodotti hanno dimostrato, nel tempo, che rappresentano qualcosa che può essere creato con integrità solo in Italia, e per questo non devono essere penalizzati, bensì tutelati. Se le istituzioni italiane per il commercio vinicolo condurranno bene le trattative, credo ci sia speranza che questi dazi possano essere ridotti nel breve termine”.
Avete in previsione strategie specifiche di reazione per la vostra struttura?
“La mia azienda è in fase di crescita, ma questi dazi mi hanno costretto a sospendere ogni nuova iniziativa per almeno sei mesi, in attesa di valutarne l’impatto sul mio business e sull’intero settore. È il momento di abbassare la testa e concentrarsi su efficienza operativa, gestione della supply chain e servizio al cliente, per proteggere ciò che abbiamo costruito negli ultimi vent’anni”.
Cosa dicono i vostri partner in Italia e negli USA?
“Tutti vogliono sapere se assorbiremo noi i dazi oppure se ci sarà un aumento dei prezzi. Se i prezzi aumentano, i buyer valuteranno se “vedere se funziona” con il nuovo prezzo oppure semplicemente toglieranno quel prodotto dal listino e ne troveranno un altro che rientri nella fascia di prezzo desiderata. Con centinaia di migliaia di vini presenti sul mercato, ci sono molte opportunità per chi è già attivo e presente”.
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