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Nasce I Custodi del Lambrusco, per “riposizionarlo come un grande vino”. Presentata l’associazione che riunisce 26 produttori di Lambrusco delle province di Modena e Reggio Emilia per difenderne “l’essenza più pura”. Le aziende hanno dato le dimissioni dal Consorzio.

Nasce I Custodi del Lambrusco, per “riposizionarlo come un grande vino”

di Olindo Rampin | 1 Aprile 2025

Presentata l’associazione che riunisce 26 produttori di Lambrusco delle province di Modena e Reggio Emilia per difenderne “l’essenza più pura”. Le aziende sono fuoriuscite dal Consorzio.

Il marchio è una chiave dalla foggia antica. L’impugnatura è un grappolo stilizzato, la mappa è l’acronimo CdL: Custodi del Lambrusco. Cosa più di una chiave simboleggia la voglia di proteggere, di custodire un bene, un tesoro? L’idea che ha spinto ventisei produttori di Lambrusco delle province di Modena e Reggio Emilia a unirsi in una nuova associazione è difenderne “l’essenza più pura”, dando forma e struttura a “un vero e proprio cambiamento nel mondo vitivinicolo emiliano”. Hanno scritto un Manifesto in otto punti e la chiamano “rivoluzione gentile”, “svolta storica”. Vogliono “esaltare il valore autentico del Lambrusco, senza compromessi”, per loro “non è solo un vino: è la storia, la cultura e l’identità di un territorio da proteggere e raccontare”.

Le auto d’epoca del Museo Stanguellini di Modena ne tengono a battesimo l’atto di nascita, la presentazione alla stampa. Non per caso i motori sono un emblema del “marchio” Emilia nel mondo, una formidabile attrattiva territoriale. Perché, pensano, non lo deve diventare anche la “bolla rossa”? Intendiamoci, chiarisce Fabio Altariva, che presiede i difensori dell’antico vitigno, “l’associazione non nasce contro il Consorzio Tutela Lambrusco, vogliamo mantenere un dialogo con loro, abbiamo invitato direttore e presidente, ma non potevano venire”.

il logo custodi del lambrusco
il logo dell'associazione I Custodi del Lambrusco

LAMBRUSCO CON NOME E COGNOME

Il primo passo di questi nuovi promotori del vino italiano più venduto nel mondo sarà valorizzarne e promuoverne la qualità ponendo attenzione alla filiera controllata. Il territorio è composito ma non frammentato: sono famiglie di vitigni, non un unico vitigno. “Non era facile mettere insieme aziende grandi, medie, piccole" continua Altariva. “Aziende vere”, sottolinea.

"Facile cadere nella banalità parlando del Lambrusco - ammette Antonio Previdi, ristoratore ed esperto delle bollicine emiliane – ma il lambrusco ha un nome e un cognome, che è la varietà: Sorbara, Grasparossa, e via elencando. Non bisogna confonderle”. Questo vino, che ha avuto un exploit negli ultimi trenta-quarant’anni, ha una storia lunga. “Ora è necessario mettere ordine. La qualità è cresciuta molto in questi anni, ma anche il numero di attori che fanno parte di questo mondo”.

È la duttilità il suo tratto distintivo, le sue mille facce e occasioni di abbinamento. E la bassa gradazione alcolica. Il gastronauta Davide Paolini, nato in Romagna, attribuisce a questo vino, “che i romagnoli non amano”, la virtù di un “vigneto antico ma sempre giovane, che ha la forza di rinnovarsi e con cui i consumatori hanno un rapporto di empatia che non hanno con i grandi vini di qualità. E in virtù di quella duttilità bisognerebbe portarlo oltre gli abbinamenti locali, servirlo con le ostriche invece che solo con i salumi, per far capire che non è un vino relegato ai propri confini territoriali ma è internazionale”.

Secondo Matteo Pessina - docente ad Alma, la scuola internazionale di cucina italiana nella bassa parmense e fondatore nel 2015 dell’Osservatorio del Lambrusco - “è un vino che ha una grande capacità di resistere all’ossidazione e una camaleontica capacità di espressione. Bisogna superare i cliché, si pensa ancora che il Lambrusco sia meno vario di quanto non sia in realtà”.

Le aziende che aderiscono ai Custodi del Lambrusco sono 26: Azienda Agricola Manicardi, Azienda Agricola Messori, Azienda Agricola Pezzuoli, Azienda Agricola San Paolo, Ca’ de’ Medici, Cantina della Volta, Cantina Divinja, Cantina Ventiventi, Cantina Vezzelli Francesco, Cantina Zucchi, Cavaliera, Cleto Chiarli Tenute Agricole, Fattoria Moretto, Garuti Vini, La Battagliola, La Piana Winery, Le Casette, Lini 910, Marchesi di Ravarino, Opera02, Podere il Saliceto, Rinaldini az. Agr. Moro, Terraquilia, Venturini Baldini, Villa di Corlo, Zanasi Società Agricola.

“Potrebbero aumentare - chiosa il presidente Altariva - ma devono rispondere a certe prerogative, seguire una filiera, essere produttori, trasformatori, imbottigliatori e commercianti”.

 

NOTA DI REDAZIONE

Nonostante l’iniziativa dei 26 Custodi sia esplicitamente pensata non in opposizione al sistema-Lambrusco, va segnalato che le aziende partecipanti all'associazione sono tutte fuoriuscite nel tempo dal Consorzio di tutela – come riporta Andrea Guolo su ItalianWIneTour.

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