
La minaccia del presidente USA Donald Trump di applicare dazi fino al 200% sul vino europeo fa sempre più paura e spinge la filiera vitivinicola italiana e i consorzi di tutela in pressing sul Governo. Chiare le richieste: agire in fretta e mantenere una posizione ferma in sede europea, portando avanti una trattativa di buon senso per il raggiungimento di un accordo volto a evitare che i dazi vengano realmente applicati.
Gli Stati Uniti continuano infatti a rappresentare il principale mercato export per il vino del Vecchio Continente, con il dato italiano che si è attestato intorno ai 2 miliardi di euro nel 2024.
“Non possiamo rischiare che la minaccia Trump diventi effettiva – affermano esponenti della filiera vitivinicola italiana -, dato che avrebbe effetti economici devastanti su un settore strategico come il nostro che genera un fatturato di 17 miliardi di euro, pari a circa il 10% del fatturato del F&B italiano, e che rappresenta una fonte cruciale di occupazione per i nostri territori, con circa 870mila persone tra operatori diretti ed indiretti”.
Come evidenziato dalle stime UIV, con l'introduzione di dazi monstre almeno l'80% del vino italiano rischia un vero e proprio salto nel buio: è quello che costituisce l'ossatura delle esportazioni italiane verso gli Stati Uniti e che cuba ben 2,9 milioni di ettolitri (su un totale di 3,6 milioni). Quasi 350 milioni di bottiglie di vino tricolore che sono concentrate soprattutto nelle fasce "popular". Già con dazi al 25% il danno potrebbe essere di circa 470 milioni di euro solo per gli effetti diretti della domanda americana, senza contare quelli indiretti sull'export globale che spostano il conto a quasi 1 miliardi di euro.
I Consorzi di tutela italiani si sono già attivati verso il governo chiedendo sostegno e una linea intransigente. Andrea RossinConsorzio del Vino Nobile di Montepulciano, ha scritto ai ministri Lollobrigida, Tajani e Urso chiedendo attenzione per le imprese e per un territorio, come quello in cui opera il Consorzio, che destina negli USA il 35% del proprio export. "Dazi al 200% potrebbero avere un impatto devastante sul settore vinicolo italiano e sulla nostra denominazione che è una delle più storiche in Italia che a oggi su una totalità di circa 10 milioni di bottiglie annue ne esporta nel mercato americano 3 milioni 500mila – afferma Rossi - L'introduzione di questa misura metterebbe in seria difficoltà i nostri produttori che da anni investono in promozione proprio in questo mercato. Per questo è necessario avviare un dialogo costruttivo con le controparti americane per tutelare il nostro settore che rappresenta non solo un'eccellenza del made in Italy ma anche una componente essenziale della nostra economia". Tra le proposte del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano anche quella di accelerare la ratifica di accordo di libero scambio attraverso il Mercosur, al momento bloccato, e di eventuali altri accordi internazionali, oltre anche alla necessità di semplificare l'utilizzo di fondi OCM ormai ingessati dal forte peso burocratico richiesto.
obileAndrea Rossi, presidente del Consorzio del Vino Nobile di MontepulcianoAnche il presidente del Consorzio Vino Chianti Giovanni Busi si è rivolto ai tre ministri, sottolineando che il rischio è il blocco delle esportazioni e la conseguente crisi di numerose aziende, che con i magazzini pieni sarebbero costrette a fermare la produzione e a ricorrere alla cassa integrazione per i dipendenti. "La nostra denominazione – evidenzia Busi – esporta ogni anno negli Usa circa il 25% della produzione. Il Chianti è stato tra i primi vini italiani a varcare l'oceano e negli anni ha consolidato una presenza stabile sul mercato americano. Se questo dazio venisse applicato, i nostri produttori non sarebbero più in grado di competere e il danno sarebbe incalcolabile. Inoltre, se le nostre cantine resteranno piene per l'impossibilità di vendere negli Usa, la vendemmia 2025 sarà seriamente compromessa: senza spazio per il nuovo vino, molti produttori non potranno raccogliere l'uva a settembre".

Intervenuto alla preview di Vinitaly a Bruxelles, in tema dazi, Ignacio Sánchez, segretario generale CEEV (Comitato europeo delle aziende vitivinicole) ha sottolineato che "Senza il commercio, le nostre aziende non saranno in grado di sopravvivere nel lungo termine. Dobbiamo essere in grado di esportare. Se i dazi annunciati da Trump venissero applicati al settore vinicolo, potremmo dimenticarci del mercato statunitense che rappresenta il 27% delle nostre esportazioni. Un volume che non sapremmo collocare altrove. Abbiamo quindi assolutamente bisogno del sostegno politico dei membri del Parlamento europeo, della Commissione e delle autorità nazionali per superare questa crisi e negoziare una soluzione. Perché se chiudiamo il mercato degli Stati Uniti, il nostro settore è finito”
Tranchant la posizione di Lamberto Frescobaldi, presidente Unione Italiana Vini: "Non siamo abituati a dire che le cose sono difficili, tendiamo a dire che tutto è bello e positivo. Ma la realtà è diversa – evidenzia - È vero che abbiamo esportato molto vino, soprattutto in Nord America, ma i consumi stanno calando dal terzo trimestre del 2023. Negli Stati Uniti il consumo è sceso del 7%, in Europa del 4,5%. Quindi no, non va tutto bene. Il nostro vino viene prodotto con uva coltivata nei vigneti. E i vigneti non si fermano. Non possiamo semplicemente interrompere la produzione. Può esserci una guerra in Ucraina, può esserci Trump che decide di bloccare la produzione, possono accadere molte cose, ma i vigneti continueranno a produrre. Per questo oggi più che mai dobbiamo unirci sotto questa bandiera. Dobbiamo eliminare i dazi. Un dazio del 200% è inaccettabile, ma nemmeno il 25% è accettabile perché significherebbe perdere 1 miliardo di euro su 8 miliardi di esportazioni. Sarebbe una perdita enorme, soprattutto per le piccole e medie imprese, che dipendono dal mercato statunitense. Dobbiamo lavorare con determinazione e chiediamo alla Commissione Europea di eliminare tutti i dazi imposti sui prodotti americani. Gli Stati Uniti esportano in Europa per 1,3 miliardi di euro, mentre noi esportiamo negli Stati Uniti per 8 miliardi. Quindi pensiamo davvero che tassandoli riusciremo a bilanciare la situazione? No, finiremmo solo per essere i perdenti. Oggi non siamo solo italiani, siamo anche francesi, spagnoli, tedeschi, austriaci e greci. Ogni paese d'Europa esporta il proprio meraviglioso vino che non è solo una bevanda, ma un'opera d'arte e un simbolo dell'identità dei nostri paesi".

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