
Dazi USA e prezzi, un rebus cruciale. Nonostante non sia ancora chiaro come finirà la questione dei dazi americani sulle importazioni di prodotti europei - alla luce delle minacce al rialzo da parte di Trump e dello stop alle spedizioni suggerito dalla USWTA - un punto di vista (e di analisi) da cui partire riguarda sicuramente l’attuale posizionamento di prezzo dei vini importati alle dogane statunitensi.
Secondo l’ultimo report Wine Monitor Nomisma Agroalimentare, sul mercato USA nel 2024 il prezzo medio a bottiglia di vini fermi italiani (con grado alcolico inferiore a 14°) è risultato pari a 4,20 dollari per i bianchi, 5,84 dollari per i rossi e 4,37 dollari per i rosati, più basso di quello dei vini francesi e neozelandesi, ma superiore a quello australiano, cileno e argentino.
Per quanto si tratti di un prezzo medio e che quindi non è in grado di esprimere il diverso posizionamento dei brand e delle denominazioni (fondamentali per capire l’elasticità della domanda al prezzo e il possibile “effetto sostituzione”), è motivo di preoccupazione vedere come l’eventuale aapplicazione di dazi aggiuntivi del 25% conduca non solo ad allargare le distanze tra il prezzo dei nostri vini e quello dei vini extra-europei (e quindi a rendere tout court meno conveniente il prodotto italiano), ma addirittura a far superare il prezzo medio dei bianchi neozelandesi (capeggiati dal loro prodotto di punta nazionale, il Sauvignon Blanc), vale a dire uno dei vini bianchi più venduti negli Stati Uniti e ritenuti tra i top della categoria.
Va considerato che (dati AAWE riferiti al 2023) in questo macroscenario l'Italia, con un 22,7% del valore totale delle proprie esportazioni vinicole indirizzato verso gli USA, è tra i paesi internazionali più "esposti" assieme a Nuova Zelanda (37,8%) e Argentina (26,7%), mentre un colosso come la Francia esporta negli Stati Uniti il 18,4% della propria produzione.
Già solo con dazi al 25% i bianchi fermi italiani raggiungerebbero un prezzo medio di 4,25 dollari, i rossi a 7,29 dollari, i rosati a 5,47. Senza poi dimenticare, in questo confronto, la concorrenza degli stessi vini americani, che peserebbe ulteriormente sul futuro dei prodotti del Belpaese.
Un puzzle che risulta dunque ancora difficile da comporre ma che crea più di un semplice allarme.
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