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UK e dazi vino, WSTA: “Governo non recepisce nostro allarme”. Dal 1 febbraio nuove accise channo colpito produttori e consumatori.

UK e dazi vino, WSTA: “Governo non recepisce nostro allarme”

di Antonio Tosi | 3 Marzo 2025

In un mercato già provato dall’aumento delle tasse del 2023, aziende vinicole e consumatori del Regno Unito dal 1 febbraio sono alle prese con una nuova escalation dei costi a causa dell’entrata in vigore di nuove accise. Colpiti soprattutto i vini con gradazione alcolica tra 11,5% e il 14,5%.

L'aumento delle accise su vino e alcolici entrato in vigore il 1 febbraio 2025 in UK ha messo nuovamente in allarme produttori e consumatori britannici, già provati dal balzo in avanti delle tasse del 2023.
Come riportato dalla testata The Drinks Business la Wine and Spirits Trade Association (WSTA) ha stigmatizzato la situazione e accusato senza mezzi termini il governo di non voler recepire l’allarme e le richieste lanciate dall’associazione.

"Chiediamo nuovamente al governo di non commettere errori – dichiara Miles Beale, ad di WSTA, in un’intervista a TDB - Questo è sia un aumento delle tasse per i consumatori che un nuovo onere per le imprese. La storia dimostra che i consumatori sono sensibili ai prezzi, quindi nel lungo termine ciò soffocherà la domanda e ridurrà le possibilità di scelta. L’impatto finanziario sarà diverso per ogni azienda, ma si stima che alcuni dei principali rivenditori si troveranno ad affrontare perdite per milioni di sterline”.

Ne è un esempio il club del vino più antico del mondo, The Wine Society, che ha dichiarato a TDB come i dazi sulle proprie attività aziendali di dicembre 2024 peseranno nel 2025 per circa 3,5 milioni di sterline.

La revisione della tassazione sul vino da parte del Tesoro britannico prende di mira le bottiglie con una gradazione alcolica compresa tra 11,5% e il 14,5%, una categoria che rappresenta l’85% di tutte le vendite di vino nel Regno Unito. Un rosso al 14,5%, ad esempio, vedrà il dazio aumentare da 2,67 a 3,21 sterline per bottiglia, un +20% che diventa +44% (+98 centesimi) se si considerano gli aumenti a partire da quelli introdotti nel 2023.

I rivenditori, nel tentativo di proteggere i clienti da questi aumenti, potrebbero orientarsi verso vini a bassa gradazione alcolica. Sebbene ciò riduca i costi, rischia di restringere la gamma di vini con un grado alcolico più elevato, lasciando potenzialmente i consumatori senza alcuni dei loro prodotti preferiti.

Quando è stata consultata sulla revisione dei dazi sull’alcol, la WSTA ha proposto una soluzione più semplice: due fasce fiscali ancorate a un punto medio, a vantaggio del Tesoro, delle imprese e dei consumatori, “ma il governo non ha mai voluto ascoltarci” ha dichiarato Bale a TDB, ribadendo che “continueremo a collaborare con i ministri per contribuire a modellare una strategia commerciale che dia impulso alle imprese britanniche, sperando che riconoscano e prendano maggiormente sul serio un commercio che ha contribuito con oltre 76 miliardi di sterline all’attività economica nel 2022, ha generato oltre 22 miliardi di sterline di valore aggiunto lordo (VAL) per l’economia del Regno Unito e sostiene 413mila posti di lavoro”.

i vini sfusi potrebbero paradossalmente beneficiare dall'introduzione di nuove accise sul vino da parte del governo britannico
vino sfuso

GRADO ALCOLICO MODULABILE: DAL VINO SFUSO LA RICETTA PER FRONTEGGIARE LE NUOVE ACCISE?

Tra le mille difficoltà del sistema-vino UK a seguito delle nuove accise, c’è una tipologia di prodotto che invece potrebbe ottenere benefici e indicare la via da seguire, quella del vino sfuso.
Raggiunto da The Drinks Business, Richard Lloyd, ex ad di Encirc Beverages, sostiene che il vantaggio sta nella flessibilità dell’ABV (Alcohol By Volume) prevista per i vini sfusi, che permetterebbe di abbassare il contenuto alcolico del prodotto e così fronteggiare le nuove imposte che vengono calcolate proprio in base all’ABV. Diversi grandi marchi hanno infatti già iniziato a ridurre il tasso di alcol nelle loro bevande. L'Hardy Stamp Shiraz Cabernet, ad esempio, ha abbassato il grado alcolico dal 13,5% all'11,5%.

Esistono numerosi metodi che i viticoltori possono utilizzare per moderare i livelli di alcol nel vigneto prima che l'uva venga trasformata in vino. E ancora altri metodi possono essere adottati in cantina per abbassare il grado alcolico prima che il vino venga imbottigliato.

A beneficiarne sono in primo luogo i produttori internazionali che desiderano vendere il loro vino in UK ma hanno difficoltà a farlo a causa dei costi esorbitanti dei dazi; ora possono contenere i costi imbottigliando e abbassando il grado alcolico nel mercato secondo necessità.

In secondo luogo, le aziende produttrici di vino sfuso con sede nel Regno Unito possono utilizzare le tecnologie di de-alcolizzazione per trarre vantaggio dal previsto picco della domanda a seguito delle nuove accise sui vini imbottigilati.

Se i produttori scelgono di intraprendere la strada della dealcolizzazione, non deve trattarsi necessariamente di un “tutto o nulla”. "L'aspetto più bello della tecnologia di dealcolazione è che può essere utilizzata per ridurre il grado alcolico del vino in modo che il dazio possa essere gestito mediante ogni incremento di ABV dello 0,5%, che equivale a circa 0,11 sterline per ogni aumento di mezzo punto percentuale. Oppure, se si preferisce, il vino può essere completamente dealcolizzato" spiega Lloyd.

La riduzione di tasso alcolico non dovrebbe impattare in modo evidente sul sapore del vino, grazie alle nuove tecnologie di dealcolazione in grado di ridurre l’impatto sul profilo gustativo.

Lloyd nel suo intervento per TDB condivide le problematiche che i nuovi dazi potrebbero creare, ma invita a guardare avanti. “Con le vendite di vino a livello globale in calo nell’ultimo decennio – dice - l’ultima cosa di cui le aziende produttrici di vino in UK avevano bisogno era un nuovo meccanismo di dazi che sia ingombrante dal punto di vista amministrativo e punitivo dal punto di vista dei costi. Tuttavia, con la nuova flessibilità della riforma del vino e la capacità di adeguare il grado alcolico e altri aspetti, è un’opportunità per ripensare il sistema-vino. Ora non è il momento per il settore di aggrapparsi alle vecchie convinzioni. Ciò potrebbe portarci a perdere nuove idee e opportunità di crescita”.

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