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Vino dealcolato, un mercato da 2,6 miliardi (che vola verso i 7 miliardi)

di redazione | 11 Febbraio 2025

Un momento di approfondimento, voluto da Confagricoltura Siena, ha aperto interessanti riflessioni su un comparto che finalmente trova spazio anche in Italia e che apre nuove frontiere di consumo (complementare e non alternativo a quello del vino).

Sul vino dealcolato c’è stata e c’è ancora molta confusione. E mentre le fiere - Vinitaly in testa - si lanciano nel dare spazio alle nuove frontiere del mercato, merita un plauso lo spunto lanciato da Confagricoltura Siena, che ha raccolto operatori del settore nel salotto di Canale 3 Toscana, costruendo un panel che ha affrontato con un’ottima capacità di approfondimento il tema.

Partendo del dipanare i messaggi confusi che ancora esistono attorno ai vini dealcolati – finalmente sdoganati a fine 2024 dal ministro Francesco Lollobrigida con un decreto ad hoc - hanno approfondito il focus il direttore di Assenologi Paolo Brogioni, il presidente del Consorzio Chianti Docg Giovanni Busi, la responsabile del settore vinicolo di Confagricoltura Palma Esposito, oltre a Valentina Bruno dell’enoteca milanese Non la solita vineria e al direttore di Vinonews24 Giambattista Marchetto.

Lontani da preconcetti e polemiche, le voci coinvolte dal presidente di Confagricoltura Siena Simone Lorenzo Signorini hanno toccato i nodi sensibili e descritto una prospettiva per un segmento di mercato che potrebbe avere una valenza importante per la filiera vitivinicola.

VINO DEALCOLATO, UN MERCATO DA 2,6 MILIARDI DI DOLLARI

Il via libera per la produzione e commercializzazione del vino dealcolato, legato al provvedimento pubblicato lo scorso 20 dicembre, arriva dopo lungo e complesso percorso di discussione. Un risultato sofferto e controverso, tanto che ci son voluti tre anni per recepire una Direttiva europea.

“In un contesto in continua evoluzione, segnato dai cicli della storia e dai cambiamenti del mercato, trovare una sintesi tra passato e futuro potrebbe essere la vera sfida”, chiosa Signorini.

In effetti il tema sta appassionando l'opinione pubblica e gli operatori, ma in realtà è un tema affrontato da qualche anno a livello a livello europeo “La Commissione Europea ha proposto nell'ambito della riforma della Pac, quindi già dal 2018, di introdurre delle nuove categorie – riferisce Esposito – arrivando all'allargamento ai vini della tecnica di dealcolizzazione. Molti paesi erano già partiti e infatti la Germania, il Portogallo, la Francia e la Spagna sono già da qualche anno sul mercato”. Quando la Commissione Europea ha proposto questa apertura aveva motivazioni chiare: “il settore vitivinicolo europeo deve in qualche modo fare attenzione alle nuove istanze del mercato, rivolto a prodotti con una gradazione alcolica più moderata, ma anche di mettere il produttore europeo in condizione di entrare in questo mercato”.

Il dibattito a Bruxelles è stato centrato sui dati che mostrano un tasso di crescita interessante. “Oggi il mercato dei vini dealcolati è valutato intorno a 2,6 miliardi di dollari a livello globale – aggiunge la referente di Confagricoltura - con una crescita annua del 10%, per cui in 10 anni ci aspettiamo una crescita del mercato in valore intorno ai 7 miliardi di dollari. Quindi è un segmento interessante e la Commissione Europea ha più volte richiamato l'attenzione degli Stati membri rispetto a questa opportunità”.

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il vino (con o senza alcol) è un elemento di condivisione

COS’È IL VINO DEALCOLATO?

Non era però facile chiamare “vino” il prodotto dealcolato. Oggi però, con un processo lungo, è entrato nella normativa italiana. Ma cosa è un vino dealcolato?

“Innanzitutto parliamo appunto di vino – rimarca Paolo Brogioni di Assoenologi - perché appunto con l'ultimo decreto di dicembre 224 anche l'Italia ha recepito la regolamentazione europea. Sono dunque prodotti vitivinicoli sottoposti a un processo tecnico di riduzione del tenore alcolico e sono comunque da considerarsi vini”. Si parla di vino dealcolato (fino a 0,5% di tenore alcolico) o parzialmente dealcolato (da 0,5 a 9 gradi). “Si parte da vini fermi vini o vini frizzanti, rimane la tipologia e viene solo aggiunta l'addizione in etichetta vino dealcolato”.

Il vino dealcolato deve avere un termine minimo di conservazione deve indicare in etichetta anche la durata del prodotto (se al di sotto di 10 gradi), anche perché l’assenza o il basso contenuto di alcol fanno perdere la durabilità dei prodotti alcolici. La dealcolazione può avvenire esclusivamente in stabilimenti o locali destinati dove c'è il registro dematerializzato e un deposito fiscale per la detenzione di alcol e o prodotti intermedi (come nelle distillerie), mentre cantina o locali del vino non devono essere annessi o intercomunicanti.

DEALCOLATI E PERDITA DEL TERRITORIO?

La Commissione Europea ha lasciato aperta la possibilità di procedere con una dealcolizzazione anche dei vini a denominazione – quelli a Indicazione geografica Protetta (IGP) e quelli a Denominazione di Origine Controllata (DOC) – mentre il decreto italiano ha escluso con decisione questa possibilità.

Nonostante questo, “indubbiamente ci sono delle opportunità che stanno arrivando – osserva il presidente Giovanni Busi – ma va ricordato che c’è un rovescio della medaglia. Noi parliamo di territorio, parliamo di una grande denominazione conosciuta in tutto il mondo, parliamo di vini longevi e nel caso dei vini dealcolati tutto questo viene meno. Sicuramente nel momento in cui arriverà l'autorizzazione anche per i vini a denominazione ne discuteremo, ma oltre al tema del territorio c’è quello dei costi che sono importanti”.

TRA SOSTENIBILITÀ E CONSUMATORI

Nel corso del confronto e degli approfondimento si è parlato anche di sostenibilità - perché per dealcolare serve molta energia e, con alcuni macchinari, anche molta acqua - e di relazioni con la filiera, perché tutto sommato se il sottoprodotto della dealcolazione è l’alcol si può gestire il percorso in relazione con il mondo della distillazione. E su questo terreno Assodistil è intervenuta più volte per fare chiarezza.

E se è vero che molto probabilmente il consumatore o la consumatrice di vino non saranno mai dei consumatori di dealcolati, vale la pena di guardare al mercato di destinazione che è complementare e non alternativo - come ha più volte sottolineato con convinzione Unione Italiana Vini. Il mercato è cresciuto in maniera esponenziale perché ci sono consumatori che non consumavano vino e che, grazie ai vini dealcolati, entrano in una dinamica sociale e di relazione, partecipano al brindisi con un prodotto che è vino senza la presenza di alcol.

Diventa dunque un prodotto che ha una sua filiera di consumo differente, parallela a quella del vino e sottoposta a controlli e tutela come quella del vino.

Ecco il contenuto integrale del confronto andato in onda su Canale 3 Toscana, disponibile sul canale YouTube di Confagricoltura Siena.

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