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Ricerca Nomisma: Istituto Grandi Marchi, raddoppio fatturato in 20 anni. I fine wines italiani crescono in USA grazie ai Millennials.

Istituto Grandi Marchi, raddoppio fatturato in 20 anni. I fine wines italiani crescono in USA

di redazione | 7 Febbraio 2025

L’indagine curata da Nomisma per IGM esplora le evoluzioni del vino italiano di qualità e i trend di consumo negli Stati Uniti, principale mercato per il Belpaese (nel 2024 +5% vini fermi e +10% spumanti). I millennials americani considerano il family business un valore determinante.

I vini italiani di alta gamma continuano a correre nel mercato statunitense. Ne sono testimoni le 18 aziende associate all'Istituto Grandi Marchi (IGM), che in vent’anni hanno raddoppiato il fatturato raggiungendo un valore aggregato di 660 milioni di euro, di cui oltre il 55% proveniente dall'export.
Lo rivela la ricerca 20 anni di Istituto Grandi Marchi, 20 anni di fine wines italiani nel mondo realizzata per IGM da Nomisma-Wine Monitor in occasione del ventesimo anniversario dell'Istituto che riunisce alcune delle famiglie più prestigiose del panorama enologico nazionale, ambasciatrici del vino italiano nel mondo.
L'indagine esplora le evoluzioni e le prospettive del vino italiano di qualità attraverso il punto di vista delle aziende associate e approfondisce i trend emergenti e i comportamenti di consumo dei fine wines negli Stati Uniti.
Secondo la ricerca, il 70% del fatturato estero delle aziende associate è proveniente da mercati al di fuori dell'Unione Europea, con una crescita evidente nelle piazze asiatiche, che hanno visto aumentare gli acquisti di vini oltre il 130% negli ultimi vent'anni. Gli USA si confermano il principale mercato di destinazione per i fine wines italiani, dove nonostante il contesto economico sfidante caratterizzato da inflazione e alti tassi di interesse, nel 2024 si è registrato – per il periodo gennaio-novembre e a livello complessivo di vini - un aumento delle importazioni dall'Italia del 5% in valore per i vini fermi imbottigliati e del 10% per gli spumanti, in controtendenza alla media del mercato che vede in leggera diminuzione gli acquisti dall'estero.
Lo studio ha anche analizzato i comportamenti di consumo di 2.400 wine lovers statunitensi, rivelando che oggi il 30% di loro si definisce "real user" di fine wines, con una predominanza di consumatori millennials, uomini, appartenenti alla upper class e con una spiccata curiosità verso vini stranieri. Dopo quelli locali, sono i fine wines italiani i più consumati dagli americani nell'ultimo anno, grazie alla loro crescente reputazione. È cresciuta infatti la percezione dei fine wines italiani in termini di classe ed eleganza, attributi storicamente riservati ai vini francesi: nel 2024, il 27% dei consumatori americani associa questi valori ai vini italiani, in crescita rispetto al 20% emerso dalla ricerca analoga elaborata nel 2017 da Nomisma Wine Monitor per IGM. Un ulteriore dato riguarda i non consumatori di fine wines italiani: il 76% di loro si dichiara interessato a provarli, sottolineando le opportunità per ulteriori espansioni di mercato.

Le 18 aziende associate all'Istituto Grandi Marchi (IGM) in vent’anni hanno raddoppiato il fatturato raggiungendo un valore aggregato di 660 milioni di euro, di cui oltre il 55% proveniente dall'export.
andamento del fatturato sui mercati esteri delle aziende associate a IGM

"Al di là dei dati specifici, di indubbio interesse per l'intero movimento del vino, ciò che più conta e ci lusinga è registrare la crescita del peso dei fattori immateriali legati alla percezione del nostro mondo, nella considerazione dei consumatori di mercati importanti per valori e per volumi, come ad esempio gli Stati Uniti d'America – dichiara Piero Mastroberardino, presidente Istituto Grandi Marchi - I vini di pregio forniscono un contributo chiave all'immagine che gli stili di vita tipici della cultura italiana occupano nella mente del pubblico. Tale immagine si lega intimamente con i valori positivi trasmessi dalla storicità, continuità, coerenza qualitativa delle imprese familiari multigenerazionali che si ergono a custodi delle radici dei propri territori".
"Le potenzialità di crescita sul mercato americano per i fine wines italiani sono concrete – evidenzia Denis Pantini, responsabile Nomisma Wine Monitor - Non solo perché si assiste da tempo ad una premiumization dei consumi di vino, ma anche perché il 44% dei consumatori statunitensi intervistati prevede di aumentarne l'acquisto nei prossimi tre anni, contro un 50% che ritiene di mantenerli invariati e solo un 6% che invece pensa di diminuirli".

Gli USA si confermano il principale mercato di destinazione per i fine wines italiani
consumi e import vino nei principali mercati mondiali

Il consumatore di fine wines italiani si distingue per un forte legame con l'Italia, che si esprime attraverso origini italiane o esperienze dirette nel paese, come visite recenti. Questo elemento gioca un ruolo fondamentale nella valorizzazione dei fine wines del Belpaese sul mercato statunitense, dove la scelta di questi vini è influenzata principalmente da tre fattori: notorietà del brand, riconoscimenti ottenuti nelle guide di settore e l'unicità delle aziende a gestione familiare. Quest'ultimo elemento risulta particolarmente rilevante per i millennials, con il 16% che lo considera un aspetto determinante, rispetto all'11% della media generale.
L'importanza del family business e dell'eredità culturale, dunque, non solo rafforza la reputazione dei fine wines italiani, ma risulta anche un fattore cruciale per attrarre i consumatori più giovani, in particolare quelli sotto i 35 anni, che apprezzano la qualità e l'autenticità dei prodotti.

 

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