
È un 2024 in netta controtendenza, quello sul mercato italiano per il gruppo francese Les Grands Chais de France, che chiude l’anno con una crescita del 25% in valore rispetto al 2023 e un giro d’affari di 9,8 milioni di euro, sfiorando di poco la meta-simbolo dei 10 milioni.
A rendere possibile la performance, soprattutto il comparto dei Crémant, che da solo pesa per il 62,8% delle vendite e di cui il gruppo è il primo produttore francese, con importanti quote in tutte le otto appellation di riferimento. E nel frattempo sembra cambiare, secondo quanto rilevato dalla country manager Italia, Romina Romano, anche la propensione alla spesa del consumatore finale, sia nell'horeca in gdo, in cerca di bottiglie dal costo più alto rispetto al passato.
Lo aveva già annunciato in ottobre in un’intervista a VinoNews24 e oggi arriva la conferma, è il Crémant il protagonista della crescita nelle vendite de Les Grands Chais de France in Italia nel 2024, che registra una crescita in valore del 25% rispetto al 2023, per un giro d’affari che sfiora i 10 milioni di euro (l’obiettivo di ottobre), attestandosi a quasi 9,8 milioni.
Un balzo che, in termini di volumi, ha portato il gruppo a chiudere l’ultimo anno con 1 milione e 750.000 bottiglie vendute, contro le oltre 832.000 bottiglie del 2019. E sul totale di bottiglie vendute nel 2024, quelle di Crémant sono oltre 1 milione e 100.000. In testa alle preferenze degli italiani ci sono i Crémant de Limoux, seguiti nell’ordine da Borgogna, Loira, Bordeaux e Alsazia.
“Siamo grandi bevitori di Champagne e di bollicine in generale e siamo gli unici in Europa e forse nel mondo a pasteggiare con le bolle. In nessun altro paese si pasteggia con le bolle, che sono per il fine pasto o per l’aperitivo – spiega Romina Romano a VinoNews24 - I Crémant hanno influito tantissimo su questa annata super positiva per l'Italia. Basti pensare che solo l'anno scorso abbiamo venduto sulle 700.000 bottiglie, mentre quest'anno abbiamo superato ampiamente il milione. Fino a due o tre anni fa – prosegue – tra i clienti finali, probabilmente tre su quattro non sapevano neanche cosa fosse un Crémant. Oggi invece anche la ragazza, il signore o la signora che vanno a fare la spesa al supermercato o che vanno in un'enoteca o al ristorante e aprono la carta vini, se leggono Crémant sanno che si tratta di un metodo classico che non è fatto nella regione dello Champagne”.
La maggior consapevolezza del consumatore ha aperto la strada alla domanda di questa tipologia di vino, su cui il gruppo guidato da Famille Helfrich ha un posizionamento importante. Si tratta del primo produttore francese di metodo classico al di fuori della Champagne e dell’unica realtà a realizzare Crémant in tutte le otto regioni Dop della Francia, con una capacità produttiva che sulla tipologia è pari 19 milioni di bottiglie all’anno, ovvero il 38% di tutti i Crémant de Bordeaux, il 34% dei Crémant de Loire, il 32% dei Crémant de Jura, il 31% dei Crémant de Die e il 20% dei Crémant d’Alsace.

Tra le chiavi della performance del gruppo sul mercato italiano, c’è anche la crescita d’interesse dei consumatori verso i vini provenienti non solo dalla Francia, ma anche da altri Paesi.
Tra i trend rilevati dalla country manager Italia, quello di una maggior attitudine dei consumatori a cercare una bevuta di qualità, magari con meno frequenza ma con una più elevata propensione alla spesa. Una tendenza che riguarda l’horeca, ma anche la gdo, che negli ultimi anni ha evoluto la propria offerta. “Prendiamo ad esempio Esselunga. È stata la prima a lanciare il trend di avere cantine con vini esteri e più di livello, ma oggi tutte le insegne gd hanno delle belle cantine, dal nord al sud d’Italia”, spiega Romano, indicando come, tra gli scaffali della grande distribuzione siano comparsi Champagne e Borgogna, inclusi i Gran Cru. “C'è una ricerca di vini di un certo tipo anche da parte del consumatore, che va a fare la spesa al supermercato e che non vuole più solo la bottiglia da 3 euro, ma che è disposto anche a spendere fino a 50 euro per una bottiglia. Quindi c'è un cambiamento, secondo me, del consumatore finale che ha voglia magari di bere meno, non tutti i giorni, ma di bere più di qualità”. Un approccio che si riflette in maniera trasversale sui diversi canali di distribuzione.
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