
Sono undici i comuni del Barolo e tra questi La Morra ha un carattere tutto suo – che emerge nei vini firmati Brandini.
Serralunga è la potenza, Monforte il tannino che morde, Barolo l’austerità e La Morra è morbida eleganza. Si tratta di semplificazioni, è vero, ma è difficile sottrarsi all’impressione che ci sia qualcosa di caratteristico in ognuna di quelle colline.
La Morra è Annunziata, rosa passita, Arborina, sentori balsamici, Barolo Boys, il Brunate di Citrico Rinaldi. È tenendo a mente queste cose che vale la pena approcciarsi a una realtà come l’Azienda Agricola Brandini, che resta fedele alle specificità del comune di appartenenza, pur cercando di ritagliarsi un profilo autonomo nelle scelte e nei gusti.

L’azienda di trova sul versante occidentale del comune e la Docg del Barolo è interamente alle spalle. La bussola del telefono dice che Brandini, il cru storico cui l’azienda deve il nome, guarda a sud ovest, scendendo senza strappi verso Cherasco. Di fronte, in basso, Savigliano e Fossano in una bella cornice di Alpi innevate. La luce tesa del mattino freddo arriva da dietro. Non è sud pieno, cosa che in epoca di climate change non può che favorire.
Brandini coltiva in biologico con pochi interventi in vigna e grande attenzione alla varietà vegetativa tra i filari. La tenuta è stata restaurata negli anni e oggi si presenta piacevolmente moderna, senza tradire la vocazione agricola dell’azienda.
L’accoglienza è curata da Serena e Giovanna, sorelle e figlie di un padre che, quando erano poco meno che adolescenti, ha deciso di acquistare i terreni che hanno segnato i loro destini.
A fianco alla cantina trova posto l’agri-relais Coltivare. La cucina è affidata allo chef Luca Zecchin, che viene da importanti esperienze stellate della zona. La scelta in questo caso è quella di ancorarsi il più possibile ai sapori langaroli e agli ingredienti di stagione, rivedendo i grandi piatti della tradizione con un gusto contemporaneo. I locali sono arredati in modo fine e per nulla invadente. Fa grande scena nella sala centrale un camino a legna dove cuciono arrosti per intere giornate. Un ottimo modo per chiudere una splendida degustazione.

La vinificazione è tipica della zona, con macerazioni non troppo lunghe (attorno alle tre settimane), con frequenti rimontaggi e aiutate quando è il caso dal cappello sommerso. L’affinamento è in botte grande (minimo 24 mesi) e bottiglia. Solitamente, i vini escono dopo l’estate, superando di un semestre l’indicazione della docg. Le schede tecniche complete sono disponibili sul sito del produttore.
A definire il gusto personale della cantina è però una scelta che in Langa sono pochi a fare: la vinificazione con grappolo intero. Una buona parte delle uve viene vinificata senza togliere il raspo. Dei cinque Barolo che la cantina propone, due vengono vinificati diraspando completamente l’uva (il Barolo del Comune di La Morra e l’Annunziata), gli altri risentono dell’apporto del raspo, con varie percentuali della massa totale.
È un barolo che “burlotteggia”, si potrebbe dire. Il riferimento è al celebrato Barolo Monvigliero del Commendator Burlotto, che ha fatto proprio del grappolo intero il proprio marchio. È una scelta singolare, che non ha paura delle note erbacee e speziate, laddove molti produttori prediligono valorizzare il frutto fresco. E con questa scelta di ispirazione borgognona, Brandini si guadagna una posizione del tutto individuale nel panorama sempre più vario della Langa.

(assaggio da botte)
È ancora un ottimo Langhe nebbiolo, a livello di evoluzione e si nota l’annata problematica, decisamente calda e siccitosa. L’impressione è subito di un frutto croccante e masticabile, con un naso esuberante.
(assaggio da botte)
Assaggio scelto per comparare le due annate. Vino certamente più pronto e figlio di un’annata più semplice, nella quale la siccità non ha influito eccessivamente come nella successiva. Note senza dubbio più cupe, con una presenza netta di incenso che ha fatto pensare al raspo.
Colpisce immediatamente la presenza del frutto tropicale al naso. Una dolcezza esotica decisamente piacevole. L’eleganza è tipica dei Barolo di questo comune, ma l’espressione che abbiamo nel bicchiere ha dei tratti decisamente individuali. Non un La Morra didattico, ma un La Morra tutto suo e decisamente piacevole.
Salto indietro di cinque anni. Su questo cru, la famiglia decide di non utilizzare il raspo. La 2015 è stata un’annata piuttosto pronta e l’impressione è infatti di un’evoluzione leggermente superiore a quanto ci si potrebbe attendere. Ecco, questo sì un vino didattico, nel senso che spiega bene le caratteristiche del cru. Assoluta eleganza, frutta rossa, quasi panna e fragola, e una netta presenza di rosa passita al naso.
Salto anche questa volta, ma spaziale: qualche chilometro più a est nel comune di Serralunga e nell’annata più decantata del decennio. Vino più terroso della giornata, ma nonostante questo conferma una certa eleganza, non tipica di chi vinifica lo stesso cru a Serralunga che gioca di solito più sulla potenza. Anche in questo caso, si sente qualcosa di tropicale che ricorda il frutto della passione e esibisce una inattesa masticabilità acida che invita il sorso. Si sente la presenza di cuoio e carne secca, che è si riscontra spesso in questa menzione.
Siamo ancora a Serralunga, ma in annata più ravvicinata. Siamo tutti concordi nell’eleggerlo vino della giornata, consci che l’annata è di quelle importanti. La nota che colpisce di più è l’agrume accompagnato della salvia. Vino di assoluta rotondità, dal naso inebriante e sorretto da un palato importante. Una Serralunga borgognona è una definizione che rende l’idea.
Si chiude con un’annata piuttosto lontana, ma dall’ottimo profilo di durata. Un Barolo con una classicità più marcata rispetto agli altri assaggi, quasi a voler mercare le scelte fatte in seguito dalla cantina. Stupisce la freschezza in un vino con undici anni sul groppone.
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