
Nemmeno i vini di alta gamma, sugli scudi fino allo scorso anno, vengono risparmiati dalle turbolenze che hanno accompagnato il settore enologico nel 2024. Tra prezzi che continuano a scendere e il braccino corto degli investitori, gli indici Liv-Ex, riferimento per il monitoraggio del mercato secondario dei fine wines, sono tutti negativi nei primi 11 mesi dell’anno.
Il Liv-ex Fine Wine 100 è in calo del 9,2% da inizio anno, mentre il Fine Wine 50 (che segue i movimenti dei First Growths) e il Fine Wine 1000 (l’indice più ampio) sono entrambi in ribasso dell'11,1%, quest’ultimo con la zavorra del -14,4% del Burgundy 150 e del -11,3% del Bordeaux 500.
In un mercato dei vini pregiati in cui, dunque, anche la quota dei vini di Bordeaux si sta contraendo - invertendo la tendenza dello scorso anno e puntando sul lungo periodo alla diversificazione -, i vini italiani sembrano essere quelli più rersilienti. Se è vero infatti che nel periodo gennaio-novembre 2024 l’indice Liv-Ex per i fine wines italiani (Liv-Ex Italy 100) ha subito una flessione del 6%, il numero di transazioni è cresciuto del 17,6%, il volume delle vendite del 17,3% e il valore del 9,8%.
Anche in questo caso sono stati gli acquirenti statunitensi a guidare la crescita, per un paese, gli USA, che ormai rappresenta il 34,8% degli acquisti globali in questa fetta di mercato.
In generale, sebbene i prezzi abbiano continuato a scendere, la partecipazione sui mercati è rimasta elevata, con un numero degli scambi superiore del 5,5% rispetto allo scorso anno, sebbene con un volume diminuito del 1,9%.
Come riportato nella classifica Live-Ex Power 100 del 2024, i marchi che hanno ottenuto i migliori risultati quest’anno tendono a essere vini prodotti in buoni volumi e commercializzati a prezzi che invitano sia all’acquisto che, soprattutto, al consumo: un più sano equilibrio tra domanda e offerta che li fa resistere meglio alla tempesta economica.

Proprio il mercato degli USA, leader anche nell’acquisto di vini pregiati, nel 2025 potrebbe dover rivedere le proprie politiche di acquisti se venissero confermate le voci di nuovi dazi sulle importazioni applicati dal presidente Trump. Un’eventualità che si rifletterebbe con esiti molto negativi sul mercato mondiale, già reduce da un 2024 segnato da eventi meteorologici estremi che hanno impattato sui vigneti di diversi paesi.
Un annus horribilis soprattutto a Bordeaux e in Borgogna, che però paradossalmente potrebbe offrire agli châteaux la possibilità, nel 2025, di resettare le strategie, a cominciare dall’abbassamento dei prezzi, aspetto che, in un mercato afflitto sempre più da un eccesso di offerta, potrebbe costituire l’occasione per rinvigorire la domanda e eliminare le scorte in eccesso.
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