
La chiamano isola-continente, perché la biodiversità è il carattere fondante della Sicilia. E in particolare nell’ambito vitivinicolo gli oltre tremila anni di storia della viticoltura siciliana hanno lasciato in eredità un mosaico di vitigni capace di stupire e potenzialmente di contribuire al futuro del comparto, messo sotto pressione dal cambiamento climatico.
È in quest’ottica che il Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia si è impegnato fortemente negli ultimi anni in un’azione di tutela e conservazione di quella biodiversità. Un impegno mosso non solo dall’intento di proteggere e valorizzare la ricchezza ampelografica dell’isola, ma anche di sviluppare un approccio all’enologia siciliana capace di coniugare tradizione e alta qualità in uno scenario in continua trasformazione.
Nell’ambito di questi studi ha suscitato attenzione l’individuazione, attraverso test condotti in laboratorio e sul campo, di 131 nuovi (presunti) cloni delle diverse varietà oggi in fase di omologazione. “Si tratta di uno straordinario passo in avanti lungo un percorso che parte da lontano”, è il commento di dell'enologo Giuseppe Figlioli, consigliere e coordinatore dei progetti di ricerca del Consorzio. Il progetto di selezione clonale e di recupero dei vitigni antichi dell’Isola è infatti attivo da oltre una decina d’anni e ha portato, nel 2018, al grande traguardo di iscrivere nuove varietà nel Registro Nazionale delle Varietà della Vite.
“Si è trattato di un nuovo punto di partenza – chiosa Figlioli- da cui sono sfociati importanti progetti che hanno come obiettivo la messa in disponibilità per le aziende siciliane di materiale certificato, per poterlo poi utilizzare nell'impianto dei nuovi vigneti. Un valore immenso dal punto di vista biologico, ma anche una risorsa culturale ed economica importante”.

Grazie alla ricerca, mirata a produrre viti siciliane dotate di certificazione che ne attesti l’integrità sanitaria e l’identità varietale, per dare valore alla qualità, nel 2023 sono stati individuati 73 cloni per il nero D’Avola, 29 per il Grillo e 26 per il Lucido, tutti in attesa di una valutazione agronomica, enologica e sanitaria nel corso dei prossimi anni. E in questo percorso riveste un ruolo fondamentale il Centro Regionale per la Conservazione della Biodiversità Viticola ed Agraria F. Paulsen, snodo nel processo di dialogo vivaisti-imprese per la produzione di materiale certificato clonale al fine della costituzione dei nuovi vigneti.
“Ricordiamo – continua Figlioli - che la diversità biologica della vite è il risultato di migliaia di anni di selezione ed è determinata dalle mutazioni, dalla ricombinazione genica e dall’effetto delle pressioni selettive operate dal clima e dall’uomo. Si tratta dunque di un’eredità che la natura ed i nostri antenati ci hanno lasciato e che una volta distrutta non potrà essere ricostituita. Da qui il nostro impegno per la tutela ma anche il recupero del ricchissimo patrimonio viticolo siciliano, così come della grande ricchezza intravarietale e genetica dell’isola”.

Se dunque il progetto ha lo scopo di intervenire a monte della filiera vitivinicola, dotando i vivaisti di materiale da cui ottenere un prodotto certificato, è in corso la verifica fitopatologica dei campi di piante iniziali esistenti e la ricostituzione di nuovi campi con materiali, esenti da virus, da cui propagare la produzione di barbatelle innestate e certificate.
Al momento i campi ospitano dieci cloni di varietà siciliane omologate dalla Regione – ovvero Perricone, Alicante, Nerello Cappuccio, Nero D'Avola, Carricante, Greganico, Grillo, Zibibbo, Lucido e Moscato bianco - ma nel 2023 sono state poste le basi per la clonazione di altri biotipi di varietà "minori" come Minnella Nera, Nerello Cappuccio, Nocera, Alicante oppure di varietà antiche come Vitrarolo, Recunu, Orisi, Lucignola.
“Le parole che guidano il nostro cammino sono innovazione, ricerca e sostenibilità – sottolinea Antonio Rallo, presidente del Consorzio - Tre pilastri che sintetizzano il nostro impegno a valorizzare il passato, affrontare il presente e progettare un futuro prospero per la viticoltura siciliana”.

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