
I volterrani, o almeno alcuni, pensano di avere ancora un filo diretto di discendenza con gli Etruschi, mitici fondatori della città, dei quali restano tracce cospicue per le strade e al Museo Guarnacci. È tutto un parlare di questi antichi e misteriosi progenitori cancellati dalla storia dai Romani, che leggevano il futuro nel fegato animale, e di cui nei volterrani d’oggi, dopo due millenni di accoppiamenti multiculturali, saranno rimaste sì e no due once di genoma. Però sulle credenze e sui sopracamini delle case non manca mai una copia dell’Ombra della sera, la figurina di bronzo esile e allungata conservata al Guarnacci, che, in una cultura figurativa piena di echi greci, sembra saltare i secoli e anticipare gli allampanati camminatori novecenteschi di Alberto Giacometti. Né manca mai una scultura d’alabastro, la magnifica pietra simbolo della città e di cui gli indigeni vanno orgogliosissimi.

Eccolo là, infatti, l’omino bislungo che protegge la sala da pranzo del Ca Volterra, azienda agricola che produce cinque vini Igt Toscana, olio extravergine di oliva e grappa. Alla tavola del Podere Marcampo piovono vassoi di omaggi all’identità anti-vegetariana della cucina toscana. Ma accanto alle cataste di fiorentine sanguinolente e profumate, si accomodano meno vistose file di allineati arrosticini. Che c’entra l’Abruzzo? C’entra, perché Claudia del Duca, maitresse de maison e plenipotenziaria alle vigne, in cui coltiva un merlot e un sangiovese degni di menzione, è in realtà la seconda generazione di una etnia abruzzese trasmigrata in Etruria quando il padre, Genuino del Duca, lasciò gli stazzi per dirigersi tra i Toschi a esercitare la meritevole arte del carabiniere. Mosso da un’energia inesauribile - racconta la figlia – non bastandogli la secolare fedeltà alla Benemerita, le affianca una instancabile devozione all’arte della coltivazione della vite.
Uomo d’azione, Genuino non ce la fa più a stare chiuso in un ufficio, allora va in pensione e apre un ristorante a Saline di Volterra, Il vecchio Mulino. Doveva essere una spaghetteria, una cosa semplice. Invece, presi dalla passione, lui e la moglie hanno cominciato a girare il mondo per le manifestazioni gastronomiche, vincendo premi alla presenza di chef stellati. Dal 1998 Il vecchio Mulino entra nell’associazione dei Ristoranti del Buon Ricordo e apre pure l’albergo. L’amministrazione comunale chiede un ristorante di livello a Volterra, e Genuino apre L’Enoteca del Duca in centro storico. Per tre anni convivono le realtà. Ma ecco che un giorno Genuino e la moglie vedono un podere settecentesco diroccato, lo comprano subito con l’idea di farne un piccolo agriturismo quando sarebbero andati in pensione.

“Solo che per fare l’agriturismo ci vuole l’azienda agricola – racconta la figlia Claudia - e babbo disse: io faccio la vigna. Tutti gli dissero che era matto, la vigna a Volterra? E chi l’ha mai fatto il vino a Volterra? E invece Genuino era testardo, hanno cominciato a spargere letame lui e mamma. Da lì nel 2004 le prime barbatelle, partiamo col merlot. La prima annata è nel 2007, che comincia a dare soddisfazione nel 2009 e così iniziamo a viaggiare anche all’estero, andiamo a promuovere questo vino all’estero”.
Genuino non parla le lingue, così porta Claudia con sé. Intanto la vigna cresce, si comprano nuovi terreni, e oggi Podere Marcampo può contare su un'estensione di cinque ettari. “E comunque – dice orgogliosa la figlia - il mito che Volterra il vino non si fa è stato sfatato”.
I cinque ettari di Marcampo sono suddivisi tra merlot, sangiovese, vermentino, pugnitello, ciliegiolo. Una piccola parte è esposta a sud-est, l’altra a nord-ovest che sicuramente col cambiamento climatico male non fa.

Il 2024 sembra una grande annata. “Il terreno è argilloso con sottofondo di sale – continua Claudia - Qui milioni di anni fa cera il mare, quando si è disidratato ha lasciato questa componente di sale, tanto che tuttora c’è l’estrazione del sale più puro d’Italia a Saline di Volterra”.
Ai del Duca hanno chiesto: ma come fate a coltivare sua maestà il sangiovese qui, con questo terreno? “Il vitigno ha un forte tannino, una forte acidità, porta a un vino austero - replicano - Oggi vediamo in realtà che è un vino estremamente elegante. Il ciliegiolo l’abbiamo piantato perché è un bel vitigno, di pronta beva, quest’anno faremo una piccola riserva di ciliegiolo in purezza, lo stiamo valutando con Luca Rettondini, il nostro enologo”.

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