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Maremma Toscana, dieci anni di crescita con 7,32 mln di bottiglie nel 2024

di Daniele Becchi | 16 Dicembre 2024

Imbottigliato più che raddoppiato grazie al vermentino e un futuro all'insegna di caratterizzazione territoriale ed enoturismo. Mazzei: "obiettivo razionalizzazione del disciplinare, ricerca e caratterizzazione viticola, enoturismo e sinergia con altri Consorzi".

Sono passati dodici anni da quel 7 febbraio 2012, giorno in cui veniva chiusa la prima bottiglia della Doc Maremma Toscana, nata sulle ceneri dell’omonima Igt a valere sull’intera provincia di Grosseto. Un periodo di tempo relativamente breve per lo sviluppo di una denominazione, eppure qui sufficiente per raggiungere i primi risultati, sintetizzati dalla crescita del 110% dell’imbottigliato nell’ultimo decennio, passato dalle 3,48 milioni di bottiglie del 2014 alle 7,32 milioni previste per il 2024.

Risultati possibili grazie all’operato del Consorzio di tutela Maremma Toscana Doc, costituitosi nel 2014 per mano di nove produttori, simbolica espressione delle diverse anime che compongono il territorio. Oggi i soci sono 127, che diventano 469 ricomprendendo anche i viticoltori associati alle tre cantine cooperative iscritte al Consorzio.

E sono i loro umori, ancor più che i numeri, a rivelare l’atmosfera che circonda la denominazione, quarta in Toscana per volumi imbottigliati e capace di assorbire anche la crisi di vendite del 2024, dove fa registrare un piccolo ma significativo +6,9% sull’imbottigliato a dodici mesi.

Imbottigliato doc maremma toscana

L’occasione è quella delle (sobrie) celebrazioni per il decennale del Consorzio ed è facile avvertire tra i presenti un cauto ottimismo che, se da un lato strizza l’occhio a un’ulteriore crescita, dall’altro non nasconde la complessità gestionale della denominazione ‘ombrello’ di una provincia enologicamente articolata.

“Resta fermo l’obiettivo su 10 milioni di bottiglie nel medio periodo, massa critica indispensabile per avere più visibilità sui mercati”, dichiara senza dubbio il presidente del Consorzio, Francesco Mazzei, indicando un orizzonte possibile grazie a un vigneto provinciale cresciuto fino agli attuali 9.179 ettari.

imbottigliato doc toscane

VERMENTINO, TRA MERCATO E IDENTITA'

La questione del vigneto porta con sé una riflessione sul ruolo del sangiovese, a lungo re indiscusso tra i filari maremmani. Di buona fattura sulle colline di Scansano e nel Montecucco, si è però scontrato con criticità nel calice - non sempre risolte - allorché si allontanava dalle zone a maggior vocazione.

Incongruenze che si sono a lungo scontrate con il dettato del disciplinare che, in passato, ne prevedeva una percentuale minima del 60% come base della tipologia rosso, a tutto danno di un sorso poche volte capace di conquistare pubblico e operatori.

Per quanto rappresenti ancora il fulcro del vigneto maremmano (41,46%) e la sua estensione (oggi 3.807 ettari) sia cresciuta dal 2006 di 281 ettari, sembra aver perso quel ruolo identificativo per le produzioni sotto costa, al punto da segnare appena 3.881 ettolitri di imbottigliato nel 2023. Numeri che hanno aperto un sostanziale vuoto di rappresentanza identitaria e commerciale del Maremma Toscana, che i vitigni internazionali solo in parte sono stati capaci di colmare.

imbottigliato tipologie doc maremma toscana Decisivo a tal proposito è stato il vermentino, che da tipologia accessoria in un terroir di rossi è diventato il volano per la visibilità e la crescita della Maremma. Una virata non scontata per un territorio culturalmente orientato alle varietà rosse, della quale dar merito al Consorzio, capace di comprenderne e svilupparne il potenziale in un momento nel quale i mercati cominciavano a reclamare vini bianchi, anche di maggiore spessore.

Conseguenza immediata è stata l’aumento della relativa produzione, al punto che il vermentino è oggi la prima tipologia per volumi - nel 2023 ne sono stati imbottigliati 16.161 ettolitri, che corrispondono al 34,96% del totale a Denominazione, pari a 46.219 ettolitri – in attesa di capire l’esatta portata della tipologia ‘vermentino superiore’ di recente approvazione.

composizione vigneto maremma

LA MAREMMA DEL FUTURO

“Abbiamo lavorato intensamente per portare la Doc Maremma Toscana ad un livello sempre più alto di qualità e di visibilità. Abbiamo fatto degli evidenti passi in avanti ma vi è ancora molto da fare – afferma Mazzei - L’obiettivo è portare avanti alcuni progetti a cui teniamo particolarmente come la razionalizzazione del disciplinare, la ricerca e la caratterizzazione viticola, l’enoturismo e la sinergia con gli altri Consorzi sul territorio”.

Obiettivi ambiziosi quelli fissati dal presidente, giunto al suo terzo mandato, dai quali però non si può prescindere se si vuole continuare nel lungo percorso verso l’affermazione della Doc Maremma Toscana. Positiva la razionalizzazione annunciata, specialmente se saprà intervenire sulle tante, troppe, tipologie ammesse dal disciplinare.

Francesco Mazzei, presidente Consorzio Maremma Toscana Doc
Francesco Mazzei, presidente Consorzio Maremma Toscana Doc

Quasi indispensabile poi tracciare le differenze in un territorio che dal mare sale fino ai 1.738 mt slm del vulcano Amiata, incontrando vitigni, suoli e microclimi diversi. “Siamo consapevoli della grande varietà ampelografica che può offrire la Maremma - precisa Luca Pollini, direttore del Consorzio - con un territorio incontaminato in un contesto ambientale unico dove la vite è inserita in modo armonico ed equilibrato e la biodiversità è un fattore acclarato. Questo costituisce un punto di forza e ci ha aiutato nel processo di crescita della denominazione”.

Tante Maremme, anche nel bicchiere, da definire e organizzare specialmente nei rapporti con le altre 10 Denominazioni (di cui 2 Docg) e 2 Igt che con alterne fortune insistono in provincia di Grosseto. L’auspicio è quello di un disegno unitario, che ricalchi positivi esempi già esplorati dal sistema vitivinicolo nazionale.

Altrettanto complesso è poi il tema dell’enoturismo, che esige coordinamento e nuove competenze ancora latenti, alla pari delle infrastrutture. Le possibili implicazioni economiche sono ormai note, specialmente in una fase di forte contrazione dei mercati. Tutta (o quasi) da scrivere è invece la mappa della Maremma enoturistica.

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