
Parlare della storia e dei prodotti di Torre di Terzolan significa fare un continuo viaggio avanti e indietro nel tempo, tra passato e presente. Gli attuali due ettari e mezzo di vigneti e gli oltre sei ettari di ulivi si sviluppano attorno a un insediamento centenario nell’alta Val Squaranto, all'interno del disciplinare della Valpolicella. La volontà della cantina, oggi gestita da Roberta Previdi, è quella di non perdere l'eredità con un passato ricco di storia, ma riuscire al contempo a produrre vini che sappiano reggere la sfida della contemporaneità, non solo quella della sostenibilità, ma anche quella del gusto.

Per capire quando tutto è iniziato si può scegliere se tornare indietro fino al 1500, quando i Della Scala, allora una delle signorie più potenti d'Italia, realizzarono la cantina nella loro tenuta di caccia nella storica villa di Torre di Terzolan oppure si può fare un balzo in avanti nel tempo al 2015, quando Roberta Previdi ha rilevato l'intera proprietà dei terreni dal resto della sua famiglia e ha iniziato la produzione di vino dalle uve dei vigneti di proprietà che venivano vendute.
"La Val Squaranto è la più piccola e la più spigolosa delle valli dell'area della Valpolicella, ma da sempre è vocata per la coltivazione della vite", spiega Previdi. Si tratta di colline che si trovano a 350 metri sul livello del mare, "una posizione privilegiata", prosegue la produttrice, "un terreno calcareo che garantisce buona sapidità e acidità ai vini".
I quattro vigneti della cantina, Mezzaluna, Pala, Binte e Brolo, mantengono le varietà autoctone corvina, corvinone, rondinella e croatina. "Quando sono arrivata c'erano già tre vigne e io ne ho piantata una successivamente, oggi dedicata esclusivamente alla produzione del Valpolicella classico", commenta Previdi. Quest'ultima, quella del Valpolicella classico, è forse la sfida più intrigante da parte dell'azienda, una sfida che procede di pari passo con l'introduzione dell'utilizzo delle anfore nel processo di vinificazione.

Oggi l'azienda produce circa 13mila bottiglie: la maggior parte (circa 8.000) sono Valpolicella Superiore, poi ci sono 3.000 bottiglie di Amarone e infine, produzione più recente, circa 2.000 bottiglie di Valpolicella Classico. Dal 2018 è stato introdotto l'utilizzo di anfore non vetrificate per tutti e tre i vini. Il Valpolicella Superiore passa almeno 18 mesi in barrique di secondo passaggio, ma un 15% passa lo stesso tempo in anfora. Per l'Amarone, che resta 3 anni in barrique nuove, il 10% delle uve passa lo stesso periodo in anfora.
La spinta maggiore la sente però il Valpolicella Doc, che fa sei mesi in anfora e poi tre mesi di affinamento in bottiglia ed esce sul mercato in settembre, sostanzialmente un anno dopo la vendemmia. Un vino dalla grande bevibilità, versatile, non impegnativo, pensato per adattarsi a più tipologie di cibo e quindi per un uso quotidiano. Un prodotto che all'assaggio è sembrato fresco e molto contemporaneo. Risultato probabilmente della vinificazione in anfora.

"Siamo molto soddisfatti dei risultati che abbiamo raggiunto con l'introduzione dell'anfora su tutti i nostri vini e di sicuro siamo contenti della scommessa sul Valpolicella Classico", commenta Previdi che poi confessa come l'assaggio della piccola parte di Amarone che ha fatto solo la vinificazione in anfora sia stato sorprendente, tanto da far ipotizzare per il futuro anche una sperimentazione in questa direzione.
I vini di Torre di Terzolan si collocano in una fascia medio alta, con prezzi cantina intorno a 18 euro per il Valpolicella Doc, di 38 euro per il Superiore e di circa 68 euro per l'Amarone. Prodotti che oggi possono essere acquistati direttamente dalla cantina oppure si trovano principalmente in alcuni ristoranti selezionati. "Stiamo creando una piccola rete agenti dedicati ad alcune città del Nord Italia", conclude Previdi "e ci piacerebbe anche trovare una piccola distribuzione".
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