
La Dop economy italiana, malgrado le varie criticità del sistema produttivo agricolo e dei mercati, si mostra in buona salute. I dati del 22mo rapporto Ismea-Qualivita sui valori economici e produttivi dei settori agroalimentare e vitivinicolo Dop Igp descrivono un settore da 20,2 miliardi di euro di valore alla produzione nel 2023 (+0,2% su base annua), per una crescita del +52% in dieci anni e un contributo del 19% al fatturato complessivo dell'agroalimentare italiano grazie agli 850mila occupati (332.506 nel settore vitivinicolo) in 194mila imprese delle filiere cibo e vino (coordinate a livello nazionale da 317 consorzi) in cui si contano 194.387 operatori, di cui 107.175 nel settore enologico.
In questo scenario, nel 2023 il vino Dop e Igp frena sia come produzione imbottigliata pari a 25,9 milioni di ettolitri (-0,7%) che come valore dell'imbottigliato che si attesta su 11 miliardi di euro (-2,3%), con andamento opposto fra Dop e Igp. Per i vini Dop il calo della domanda ha indotto gli operatori a imbottigliare di meno (-4%), per un valore pari a 9,08 miliardi di euro (-3,7%). Per i vini Igp cresce la quantità imbottigliata (+6%) per un valore di 1,95 miliardi nel 2023 (+4,8%).
L'export vinicolo raggiunge 6,89 miliardi di euro (-0,6% su base annua e +66% sul 2013), una sostanziale tenuta dopo il balzo del +10% registrato nel 2022. Numeri di una filiera composta da 135 Consorzi di tutela autorizzati dal Masaf e 12 Organismi di controllo.
Da segnalare che le esportazioni dell’intero comparto Dop Igp confermano un valore di 11,6 miliardi di euro (-0,1% sul 2022) e un trend del +75% in dieci anni. La crescita nei paesi UE (+5,3%) compensa il calo nei paesi extra-UE (-4,6%), dato particolarmente significativo alla luce dell'attuale dibattito sui dazi, con i paesi terzi che assorbono oltre la metà (52%) dell'export della Dop economy italiana e gli Stati Uniti, prima destinazione in assoluto, che da soli valgono oltre un quinto (21%) delle esportazioni italiane Dop Igp.

La spesa complessiva per i prodotti nella gdo è pari a 5,9 miliardi di euri nel 2023, per una crescita del +7,2% in un anno, dinamica in linea con l'intero comparto alimentare, la cui spesa nel 2023 è cresciuta del +8,6% (frutto di un innalzamento dei prezzi, con un carrello leggermente alleggerito nei volumi). La spesa per il vino denota anch’essa un valore positivo, facendo registrare un +2,7%. Si conferma inoltre il ruolo crescente dei discount per i prodotti Dop Igp, che nel corso del 2024 superano la quota di mercato del 18%.
Dopo due anni consecutivi con dati in aumento in diciotto regioni su venti, il Rapporto Ismea-Qualivita 2024 descrive un quadro più variegato: su 107 province italiane 61 hanno valore della Dopoeconomy più alto, il 17% con crescite a doppia cifra. Prosegue il trend positivo nell'area Sud e Isole (+4,0%), sempre in crescita negli ultimi cinque anni, con buoni risultati soprattutto per Sardegna (+19%) e Abruzzo (+11%). Cresce anche il Nord-Ovest, trainato dalla Lombardia che supera per la prima volta i 2,5 miliardi € e cresce per il terzo anno consecutivo. Il Nord-Est ha risultati stabili nel complesso (-0,6%) e vale il 54% della Dop economy, con l'Emilia-Romagna che frena leggermente (-2,4%) e il Veneto che con 4,85 miliardi di euro si conferma regione leader. Nel Centro i risultati peggiori (-3,9%) con la Toscana (-5,5%) che rappresenta la gran parte del valore economico e il Lazio unica regione in crescita (+8,8%).
"Il 22mo rapporto Ismea-Qualivita ci descrive una Dop economy che continua a essere un pilastro fondamentale per il nostro sistema agroalimentare – dichiara il ministro dell'Agricoltura della Sovranità Alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida, intervenuto a Roma alla presentazione del rapporto - Un valore complessivo alla produzione di oltre 20 miliardi di euro e una crescita del comparto del cibo del 3,5% nel 2023, testimoniano la forza delle nostre filiere e la qualità che il made in Italy rappresenta nel mondo. Nonostante le attuali sfide geopolitiche, i nostri prodotti Dop e Igp guidano l'export, confermando il ruolo strategico dei 317 Consorzi di tutela, che coordinano il lavoro di quasi un milione di operatori. Guardiamo al futuro con ottimismo, certi del valore che il nostro agroalimentare sa generare, rafforzando il territorio e l'identità italiana".

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