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Il sogno di Franchetti sulle colline di Tenuta di Trinoro

di Lucia Immacolata Migliaccio | 4 Dicembre 2024

Viaggio tra i vini che hanno segnato la trentennale storia della famiglia Franchetti a Trinoro, divenuto culla dei vitigni internazionali.

Non esiste un uomo uguale a un altro. Non esiste un vino uguale ad un altro. Talmente tanti e diversi sono i fattori che contribuiscono a “fare il vino” che ogni bottiglia risulta unica nel suo genere. Non sono solo il clima, il terroir, l’ambiente a fare la differenza, ma soprattutto la mano dell’uomo.

La storia di Tenuta di Trinoro, narrata in cinque annate dell’omonima bottiglia, è il Credo di un padre, Andrea Franchetti e la passione di un figlio, Benjamin, erede diretto di una profonda responsabilità. Non di materia, ma di sfumature, sensazioni, emozioni è fatto. Tenuta di Trinoro è un vino che porta con sé storia e sentimento.

Un viaggio lungo, il suo, ricco di accadimenti e di geniali intuizioni. Si potrebbe affermare che la storia di Tenuta di Trinoro, rappresenti uno spaccato di storia italiana andato in scena in Toscana, nella Val d’Orcia.

“La tenacia e l’intuizione di mio padre sono state determinanti per la nascita dell’azienda - racconta Benjamin - Su di me la responsabilità oggi di continuare un progetto iniziato più di trent’anni fa lasciandone intatto lo spirito che è alla base, ovvero la volontà di riflettere nella bottiglia il carattere dell’annata e delle persone che creano quel determinato vino. Tenuta di Trinoro è vino di precisione e la parola che mi piace usare per descrivere la nostra realtà è “craft”, vocabolo inglese che funziona molto bene. Non significa artigianale, ma è una parola più forte che dà l’idea di un lavoro preciso, atto a preservare lo spirito di un vino nato per affermare uno stile molto personale”.

Tenuta_di_Trinoro_Benjamin_Franchetti
Benjamin Franchetti

L’INTUIZIONE DI ANDREA FRANCHETTI

In questo crogiolo di storia, bellezza e cultura, Andrea Franchetti ebbe un’intuizione particolare e una grande lungimiranza quando decise di piantarci vitigni internazionali, una moda incipiente. Cabernet franc, merlot e cabernet sauvignon hanno avuto così la loro consacrazione, “in un territorio che era nuovo – ricorda Benjamin – perché quando è nato il progetto abbiamo impiantato vitigni bordolesi dove c’erano patate, pecore e tanta argilla. Concentrazione, diradamento, basse rese erano poi parole che per i contadini di allora avevano un significato quasi eretico. Tenuta di Trinoro è un progetto nato da una visione, dall’idea di fare un vino nella testa di mio padre, il più grande vino possibile, dai vitigni bordolesi che amava. All’epoca non era così scontato”.

Le onde dei filari, che si contendono la valle, non avrebbero potuto dimorare più degnamente. Il segreto di una grande vino è la terra: il terreno è costituito da conglomerati di creta e roccia le altitudini sono importanti e variano tra 400 e 700 metri, assieme a forti sbalzi termici. “Ci troviamo in un punto freddo della Toscana – aggiunge Lorenzo Fornaini, enologo della cantina dal 2017 - Il clima è continentale, però stiamo più in alto e dal vulcano spento dell’Amiata scende l’aria fredda che si deposita dove sono le nostre vigne. Avevamo infatti spesso problemi di gelata, che da poco abbiamo risolto investendo in turbine che spostano l’aria. L’approccio sin dall’inizio è stato quello di fare un alto livello di parcellizzazione: i 25 ettari che abbiamo sono divisi in 50 micro-parcelle. Questo per capire cosa può esprimere il vitigno per ogni pezzetto di terra. È il lavoro della micro-parcella ad essere fondamentale a Trinoro, perché è come avere tanti ingredienti, una sorta di puzzle che si cuce sull’annata gestendo e mettendo insieme tutti quanti i colori della vendemmia. Ogni vino deve essere bilanciato e raccontare l’annata, poi da cosa è composto è secondario. Come diceva Andrea: qualità senza compromessi, la migliore espressione della qualità di quell’anno”.

“Un pensiero che mio padre ripeteva è: questi vini non ti fanno stare seduto, hai voglia di stare in piedi. È una cosa cui pensiamo sempre”, conclude Benjamin Franchetti.

NOTE DI DEGUSTAZIONE

Tenuta_di_Trinoro_2021_Still

Tenuta di Trinoro Toscana Igt 2020 - L’intellettuale

Uvaggio: 92% cabernet franc, 8% merlot
Vinificazione: in vasche d'acciaio. Affinamento in barrique di rovere francese e successivamente in vasche di cemento

“Il 2020 è un vino molto importante, è l’ultimo che ha fatto papà. La predominanza del cabernet è molto forte, quasi un omaggio al vitigno che lui ha molto amato. Un blend che ricordo bene quando lo abbiamo realizzato: era una giornata molto fredda, c’era con neve e tutto avvenne in maniera molto veloce, in un pomeriggio”, dice Benjamin.

Rubino profondo e intenso. Eleganti riconoscimenti di frutti rossi e neri, cedono il passo al geranio e alla rosa selvatica, poi una miscela di sensazioni balsamiche. Al palato è preciso, lineare e profondo. Dotato di lunga potenzialità.

Tenuta di Trinoro Toscana Igt 2015 - Il Solenne

Uvaggio: 50% cabernet franc, 36% merlot, 10% cabernet sauvignon
Vinificazione: in vasche d'acciaio. Affinamento 8 mesi in barrique di rovere francese nuovo, 11 mesi in vasche di cemento

Spiega Fornaini: “La 2015 è l’annata che secondo Andrea realizzava quello che aveva progettato. Un vino capace di materializzare i suoi progetti. Ne era molto fiero: l’idea che dalla mente diventa realtà”.

Rubino fitto e luminoso, al naso si apre con profumi de crème de cassis, erbe officinali, seguiti da pot-pourri di fiori rossi, tabacco e ricordi balsamici in chiusura. Il sorso è generoso e avvolgente, con tannini setoso che giocano in perfetta sinergia con la freschezza, equilibrando la componente alcolica. Lunga scia sapida verso un finale quasi infinito.

Tenuta di Trinoro Toscana Igt 2013 - L’intrigante

Uvaggio: 50% cabernet franc, 33% merlot, 13% cabernet sauvignon
Vinificazione: in vasche d'acciaio. Affinamento 8 mesi barrique di rovere francese nuovo, 11 mesi in vasche di cemento

“Un vino che papà quasi non voleva farlo uscire perché non ne era soddisfatto, era come ibernato. Oggi, sta vivendo la sua seconda vita: ha avuto una evoluzione negli anni più interessante”, dice Benjamin.

Rubino luminoso, di buona intensità. Esordisce al naso in maniera timida e tenebrosa, aprendosi lentamente con ricordi vegetali uniti a riconoscimenti di piccoli frutti rossi e neri in confettura, mora di rovo, speziatura di liquirizia. Al palato i tannini sono levigati e di finissima grana. Finale lungo, ricco di sfumature.

Tenuta di Trinoro 1998 - Il Visionario

Uvaggio: 80% cabernet franc, 10% cabernet sauvignon, 10% petit verdot
Vinificazione: 10 giorni in vasche larghe e aperte. Affinamento in legno francese misto, nuovo

Un vino 26 anni con piante che ne avevano meno di dieci, erano giovanissime all’epoca. Gli impianti li iniziò a fare tra il 90 e 91. Il merlot non è presente perché essendo così giovani gli impianti, non era ancora pronto.

Lieve rubino con sfumatura granata, il bouquet raffinato si apre con profumi di frutta rossa, in confettura e sotto spirito. Arricchiscono il ventaglio olfattivo nuance di anice stellato, cioccolato in polvere, cioccolatino alla ciliegia. I tannini levigati sostengono il gusto, mantiene una carezzevole freschezza. Finale coerente e di lunga persistenza.

Tenuta di Trinoro Toscana Igt 2021 – L’enfant prodige

Uvaggio: 60% merlot, 40% cabernet franc
Vinificazione: in tini di acciaio. Affinamento 8 mesi in barrique francesi e per ulteriori 12 mesi in vasche di cemento

Impenetrabile rosso rubino, il naso è votato alla frutta rossa, marasca, seguita da mirtilli ed evidenze speziate. In chiusura un tocco di liquirizia. Al palato si offre caldo, ben modulato dalla freschezza. Il tannino è dolce e vellutato mentre spazia agilmente tra la decisa morbidezza e la netta sapidità.

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