
Sono passati più di sessantasei anni dalla prima vendemmia, eppure la circostanza che più colpisce l’osservatore attento è sempre la stessa: il fatto che del progetto iniziale di Michele Chiarlo molto, quasi tutto, sia rimasto immutato. Ma non certo cristallizzato, non prigioniero di un’idea che non si ha la voglia più di ridiscutere, tutt’altro.
Punto di riferimento per la viticultura nelle Langhe, le quattro generazioni che fanno grande il nome Michele Chiarlo sono sinonimo di fedeltà al territorio, rispetto e visione lungimirante.
Oggi come allora, i figli Alberto e Stefano prestano un’attenzione meticolosa e costante per ogni aspetto della produzione, che parte dal vigneto, passa per la cantina e interessa ogni aspetto del vino: la sostenibilità, l’ospitalità, la cultura e l’arte.

Quest’ultima gioca un ruolo fondamentale e si respira in diversi aspetti: dalle etichette disegnate dall’artista Giancarlo Ferraris negli anni Ottanta alla realizzazione nel 2003 dell’Art Park La Court, parco artistico nato con la importante collaborazione di Ugo Nespolo per trasformare il paesaggio e riconvertire il contesto agricolo in una favola a occhi aperti. Venti ettari, tre cascinali e due colline nel comune di Castelnuovo Calcea.
“È un percorso interattivo di due km attraverso i vigneti - spiega Alberto - L’idea è quella di dare bellezza tramite l’arte ma anche conoscenza del territorio e dei vini. Le Grandi Vigne sono sempre state tutto per noi, un posto “sacro”, ma ad un certo punto ci è come scattato un click e abbiamo cominciato a guardare i filari con un occhio diverso. Abbiamo deciso di portarci la gente e di condividerli con tutti. È stata una vera e propria rivoluzione: all’inizio non è stato semplice rompere le convinzioni secolari. Adesso sembra normale ma quando abbiamo iniziato era molto più difficile, non avevamo alcun punto di riferimento”.

Il 2024 porta in dote un nuovo percorso artistico a Cannubi, realizzato da Ugo Nespolo e dedicato a Michele Chiarlo. Celebrazione di un fruttuoso e ispirato sodalizio lungo oltre un decennio, il percorso sarà visitabile liberamente e aperto al pubblico tutto l’anno (ad eccezione dei giorni di vendemmia).
Nel vigneto Cannubi, trono d’elezione per il Barolo, l’arte di Ugo Nespolo entra in punta di piedi e la tavolozza dei colori eclettici dell’artista si uniforma alle sfumature miti del territorio. Attraverso installazioni tra i filari e nel ciabot (il capanno dove mangiavano e dormivano con i cavalli i coltivatori del vigneto che venivano dal Roero), i visitatori si immergono nell'essenza del luogo mediante arte, natura e spazio.
“A Cannubi, abbiamo cercato di coniugare la terra con un fatto artistico morbido che non prevarichi la natura - spiega Nespolo - Come artista ho sempre creduto che l’arte non debba essere confinata tra le pareti delle gallerie o nelle pagine dei libri di storia. Dovrebbe pulsare nelle vene della vita quotidiana, intrecciandosi con il tessuto stesso dell’esistenza”.

In “posizione sceltissima” - come descritto nel 1880 da Lorenzo Fantini, autore della prima monografia sulla viticoltura della provincia di Cuneo - le uve di Cannubi sono sempre costate di più rispetto agli altri cru del Barolo e spesso venivano ricercate per entrare, una volta vino, in blend con prodotti di altre vigne. Questo per aggiungere al vino morbidezza e maggiori profumi, frutto “alchemico” ma palesemente straordinario di una serie di circostanze climatiche, pedologiche e umane. Pur non essendo molto esteso, Cannubi è un caleidoscopio di vigneti, un cru fatto di tanti cru che consentono espressioni diverse a seconda dello stile delle singole cantine. In questa “posizione sceltissima” in realtà non si interpreta il territorio ma lo si segue perché l’ambiente dona e limita le scelte dell’uomo.
La stratificazione di conoscenze di ogni singolo produttore è figlia dell’osservazione più che dell’interazione perché il terroir è dominus che svela una tela qualitativa, annata dopo annata capace di emozionare e sorprendere tutti. E in questo contesto, l’opera di Nespolo funziona perché dialoga e racconta in qualche modo il luogo apportando ventate di modernità e pensiero creativo. “Sono sempre stato un artista curioso – dice - che non aveva la voglia di stare da solo e mi sono sempre fatto guidare dal pensiero di legare il mio lavoro al mondo reale. Secondo me il compito dell’artista non è pensare di essere un sacerdote che ha la verità in mano, poiché spesso la via da seguire è la wrong way, la strada sbagliata”.
Coraggio e un’innata eleganza, sono pienamente espressi in tutti i vini che interpretano l’essenza più intima del Piemonte.
Uvaggio: 100% cortese
Vinificazione: una parte delle uve viene sottoposta a macerazione a freddo. Pressatura soffice e fermentazione ad una temperatura compresa tra 16 e 18 °C. Resta sulle fecce nobili per circa 8 mesi
Affinamento: 5/6 mesi di bottiglia
Paglierino di preziosa luminosità, il corredo olfattivo è intessuto di anice stellato, pesca bianca con intensi richiami di glicine e tiglio per poi chiudere con erbette aromatiche. La progressione gustativa dispiega freschezza e una spiccata sapidità che si unisce con coerenza ai ricordi olfattivi. Già pronto e godibile, col tempo regalerà nuove emozioni.

Uvaggio: 100% cortese
Vinificazione: parte in vasche in acciaio parte in piccole botti a 17°C per tre settimane
Affinamento: 1 anno circa parte in acciaio sui propri lieviti parte in piccole botti. 12/18 mesi in bottiglia
“L’attuale vigneto con cui è prodotto Fornaci, deriva da un clone prefillossero che abbiamo reimpiantato nel 2014 nel comune di Tassarolo (a pochi km da Rovereto) e su cui su cui è stata fatta una ricerca dall’università di Piacenza. Il grappolo è molto piccolo e spargolo, infatti la produzione è limitata, siamo intorno alla 4000 bottiglie, solo nelle grandi annate”, spiega Stefano Chiarlo.
Luccicante paglierino che vira al dorato. L’olfatto è raffinato con intensi ricordi di fiori gialli e propoli, leggeri tratti vanigliati, finezze balsamiche e un sontuoso profumo di tiglio. In lontananza, resina. In bocca esce la massa gustativa, piena e avvolgente, in equilibrio con le lunghe sensazioni di freschezza e sapidità che ne delineano la persistenza. Un Gavi di classe.

Uvaggio: 100% barbera
Vinificazione: fermentazione alcolica in tini di Rovere da 55hl, 15 giorni a contatto con le bucce con il sistema di bagnatura soffice del cappello a doccia. Fermentazione malolattica in tino.
Affinamento: un anno, il 70% in botte grande e il 30% in botte. Seguono circa 18 mesi di bottiglia.
Racconta Stefano Chiarlo: “nessuna nostra barbera è mai stata in barrique 100%, perché ci piace lasciarla esprimere nella sua veste più pura. L’ambizione è quella di avere un vino con la grande freschezza della barbera ma con una struttura più importante dove l’influsso del legno è minore. Il vigneto di 5 ettari, impiantato nel 2005 è sulla collina dietro la Court. Il terreno è più sabbioso, ma non così tanto calcareo. Per adesso produciamo 6000 bottiglie: vogliamo comprendere se la strada è giusta dal punto di vista tecnico. Questa, la 2021 è un’annata eccezionale perché ha tutto un pò di più delle annate molto buone”.
Rubino luminoso e intenso, gioca la sua partita con finezza ed eleganza cogliendo nel segno la complessa varietà dei toni fruttati di piccoli frutti rossi maturi e nobili essenze di erbe aromatiche, menta e melissa. Le spezie avanzano con riserbo. Al palato è carnoso e croccante, armonico nella lunga persistenza.

Uvaggio: 100% nebbiolo
Vinificazione: Fermentazione in tini di Rovere da 55hl, 20 giorni di macerazione a contatto con le bucce e bagnatura soffice del cappello con il sistema “a doccia” ad una temperatura compresa tra i 30°e i 27° C. Fermentazione malolattica in tino
Affinamento: matura 2 anni in botte di Rovere di media capacità, prima dell’affinamento in bottiglia di un anno
Un Barolo che non tradisce le attese. Rubino luminoso e trasparente, si accosta al naso con un picco vegetale rigoroso per innescare una sequenza di profumi sempre più complessi: determinato nei sentori balsamici di china e anice, finissimo nell’espressione di rosa appassita e viola, per passare alle suggestioni di liquirizia e aghi di pino. Una complessità che subito avvince eppure, non è che l’inizio di una sicura ed esaltante evoluzione. Se possibile, piace ancor di più il sorso che non ricerca l’opulenza ne l’immediatezza, ma conduce in profondità, senza eccessi strutturali, nella elegante sinergia tra freschezza e finezza dei tannini, con una succosità di grande perfezione.

Uvaggio: 100% nebbiolo
Vinificazione: Fermentazione di circa 20 giorni a contatto con le bucce
Affinamento: 4 anni. Matura 2 anni in botte, a seguire 2 anni in bottiglia di affinamento
“È un micro vigneto, sono soltanto 3200 metri, ha più di 70 anni e la produzione è sotto le 1800 bottiglie. Esce come riserva per la prima volta”, spiega Stefano Chiarlo.
Sfavillante rosso granato, tutto è giocato sull’eleganza, impressiona per la nitidezza dei profumi. In progressione sottobosco, pepe nero, chiodi di garofano, violetta, selce. L’assaggio colpisce per ricchezza, con tannini già definiti, ottima sapidità e una freschezza che lo rende godibile subito ma lascia intuire un grande potenziale evolutivo.

Uvaggio: 100% nebbiolo
Vinificazione: fermentazione in tini di Rovere; quasi un mese di macerazione a contatto con le bucce. Fermentazione malolattica
Affinamento: matura 2 anni in botte grandi e un anno di botte di media capacità. 3 anni in bottiglia.
Prezioso granato con lampi rubino, si espande subito con numerose sensazioni olfattive speziate con delicati cenni di torrefazione. Al palato colpisce per l’invidiabile equilibrio restituendo la personalità del cru: tannini eleganti, tesi ma sottili, per una bocca classica nel senso migliore del termine. Chiude con erbe officinali.

Uvaggio: 100% nebbiolo
Vinificazione: fermentazione in tini di Rovere da 55hl, 20 giorni di macerazione a contatto con le bucce e bagnatura soffice del cappello con il sistema “a doccia” ad una temperatura compresa tra i 30°e i 27° C. Fermentazione malolattica in tino
Affinamento: matura 2 anni in botte di rovere di media capacità, prima di un anno di affinamento in bottiglia
Granato luminescente. Gode di un profilo olfattivo puro e si apre con sentori di sottobosco, radici e bacchi, foglie secche e radici di liquirizia. Espressione ampia e appagante cui corrisponde una bocca morbida e succosa. Ricco di dettagli ed eleganza, ha una lunga persistenza di fiori secchi e liquirizia.
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