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Brunello di Montalcino principe vini luxury in USA: una bottiglia italiana su tre oltre i 50 dollari è di Montalcino. Nel 2024 +1% a valore.

Prezzo, performance, qualità: Brunello di Montalcino principe vini fascia luxury negli USA

di redazione | 17 Novembre 2024

Negli States una bottiglia italiana su tre oltre i 50 dollari è di Montalcino. Il rosso toscano chiude i primi nove mesi del 2024 oltreoceano con un tendenziale in crescita del 5% a volume e dell’1% a valore e guadagna quote sui competitor in un anno difficile per i rossi (-9%).

Il Brunello di Montalcino non conosce battute d’arresto negli USA. Il rosso toscano per eccellenza chiude i primi nove mesi del 2024 con un tendenziale in crescita del 5% a volume e dell’1% a valore, in controtendenza con il contesto generale che vede il mercato del vino in fase depressiva, segnato da performance globali a volume e valore che presentano numeri negativi rispettivamente a -8% e -7%.
Una sovraperformance, rileva l’Osservatorio UIV su base SipSource nell’analisi di mercato realizzata per il Consorzio in occasione di Benvenuto Brunello (in corso a Montalcino), ancora più evidente se misurata con la macrocategoria di appartenenza, i vini rossi fermi: a valore, gli italiani segnano -6%, ma ancora peggio fanno i francesi (-8%) e i padroni di casa, a -9%.
Bene anche il posizionamento luxury: il principe dei vini toscani è primo nei consumi di rossi italiani con prezzo alla distribuzione di oltre 50 dollari a bottiglia, con uno share del 32% sul totale.

Brunello di Montalcino chiude i primi nove mesi del 2024 in USA con un tendenziale in crescita del 5% a volume e dell’1% a valore e guadagna quote sui competitor in un anno difficile per i rossi (-9%).
performance Brunello di Montalcino negli USA nei primi nove mesi 2024

A trainare una crescita dei consumi di Brunello che prosegue da circa un biennio è – secondo le elaborazioni UIV sul database SipSource-WSWA che misura le depletion dei distributori verso il mercato - l’off-trade con un +10% a valore che copre con gli interessi il calo nell’on-trade (-6%). Tra i canali, alla fine del terzo trimestre dell’anno si distinguono in particolare il segmento dei liquor store (negozi specializzati), che si conferma primo sbocco del retail con il 63% di share e un +5% di variazione annua, e il secondo canale di sbocco, i club/wholesale (+76%), dove vengono annoverate importanti catene come CostCo presso cui si riforniscono anche i ristoranti.
Lato horeca, al gap della ristorazione (-10%) risponde la performance degli alberghi (+20%, con share dell’8% sul totale valore) e delle recreation, +14%, trainate soprattutto da vendite presso casinò (in particolare in Nevada) e club sportivi.
“Il 2024 è stato probabilmente l’anno più difficile a causa di un contesto internazionale di grande incertezza – evidenzia il presidente del Consorzio del vino Brunello di Montalcino Fabrizio Bindocci - La speranza è che, ora che sono terminate le elezioni americane, si possa avviare un processo di normalizzazione, sia in chiave economica che geopolitica. Il Brunello si è difeso sostanzialmente bene e le imprese di Montalcino confidano di poter riprendere quota anche sul canale core della ristorazione: l’horeca è da sempre lo sbocco primario del nostro vino di punta e prova ne sia il fatto che rappresenti il 54% del valore delle vendite, a fronte di una quota italiana al 31% che scende al 29% per i rossi francesi”.

Buone notizie, nonostante la congiuntura, anche sul fronte della struttura dei prezzi, che rimane inalterata. Sia nell’off-premise che nell’on-premise il valore maggiore viene infatti generato dalle fasce di prezzo più importanti - sopra i 50 dollari la bottiglia alla distribuzione -, con un peso del 71% a volume che sale fino all’84% sul fronte del valore.

Messo infine a paragone con i competitor diretti, il Brunello in questo scorcio d’anno risulta meglio performante al confronto con i diretti competitor esteri. Rispetto ai francesi, tolte performance positive per Bordeaux Superieur (+4%) e il Saint-Emilion (+6%), il +1% del Brunello acquista maggior valore se comparato ai -30% e oltre di Beaune, Chateauneuf du Pape, il -23% di Margaux o il -15/18% di Bourgogne e Pomerol. Male anche i grandi vini americani, con perdite di valore comprese tra -6/8% di Oregon e Sonoma e i -20-27% di Oakville e Howell Mountain, fino al 40% di perdita registrato dal campione dei vini californiani, l’Atlas Peak.

Bene anche il posizionamento luxury: il principe dei vini toscani è primo nei consumi di rossi italiani con prezzo alla distribuzione di oltre 50 dollari a bottiglia, con uno share del 32% sul totale.
l'andamento dei vini rossi italiani nella fascia luxury del mercato USA

 

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