
Al Simei – il Salone Internazionale Macchine per Enologia e Imbottigliamento di UIV in corso a Fiera Milano Rho - le tecnologie per la dealcolizzazione del vino sono quelle che stanno registrando il maggior interesse. Anche da parte dei 70 buyer statunitensi in rappresentanza delle principali imprese del vino a stelle e strisce: da Constellation Brands a Francis Ford Coppola fino a Jackson Family, gigante con vigne negli Usa, Canada ma anche in Italia, Francia, Sud Africa, Cile e Australia. Un settore che vede il Made in Italy sugli scudi, come conferma anche David Crippen, director of winemaking di Bear Creek Winery, la sesta più grande azienda vinicola e vitivinicola a conduzione familiare degli Stati Uniti, a Simei proprio per studiare l’offerta di macchinari da dealcolazione. “Quasi tutte le attrezzature che abbiamo in cantina sono italiane – dice Crippen – e il salto di qualità che hanno fatto i vini tricolori negli ultimi 40 è probabilmente correlato anche a queste tecnologie”.
“Negli States preferiamo chiamarli low sugar più che low alcol”. Il diverso sguardo – pragmatico e non ideologico come accade nel Belpaese – sul tema dei vini dealcolati lo sintetizza invece Randy Ullom, enologo e vicepresidente di Jackson Family Wines.
Una tendenza produttiva Nolo (no e low alcol) che non a caso incontra al Simei un matching con l’offerta made in Italy, paese leader nelle tecnologie per il vino che vuole rimanere della partita, nonostante il divieto alla dealcolazione ancora in vigore.
È di ieri la presentazione ufficiale di Libero, forse una delle ultime innovazioni per la produzione su larga scala di dealcolati. Un ciclo continuo in grado di togliere l’alcol al vino che Omnia Technologies ha chiamato così perché “in grado di far gustare il vino senza vincoli”. “Da ieri in fiera - dicono dal gruppo italiano che conta 400 ingegneri e tecnici in 39 sedi produttive - riscontriamo un interesse senza precedenti, in particolare da Spagna, Grecia e Stati Uniti. Anche i produttori italiani esprimono curiosità, ma la loro condizione di stallo non gli permette di azzardarsi oltre”.
Anche per Vason, da cinquant’anni nel campo dell’industria enologica, le giornate sono un via vai di spagnoli, argentini fino a indiani. “Il mercato c’è, in 2 anni l’interesse è lievitato – evidenzia il presidente Albano Vason –, certo sarebbe ben diverso se l’Italia potesse competere ad armi pari, in vigna e in cantina”. A Milano vetrina su MMR (Master Mind Remove), un macchinario pensato per la dealcolazione anche per cantine di piccole e medie dimensioni.
Dalla domanda all’offerta, fino alla produzione tra i padiglioni del Simei a Milano il vino dealcolato è l’elefante nella stanza: “Lo scorso anno – sottolinea il consigliere delegato di Mionetto, Alessio del Savio – grazie alla controllante tedesca Henkel abbiamo prodotto e venduto 2 milioni di bottiglie di spumante, quest’anno abbiamo raddoppiato e siamo a 4 milioni. Tutte vendute, in particolare in Germania, negli Usa nei Paesi nordici e nell’Est Europa”.
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