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La vendemmia 2024 chiude in positivo e si proietta al prossimo anno. Soddisfazione in Alto Adige, Emilia-Romagna, Abvruzzo, Sicilia.

Vendemmia 2024 chiude in positivo e si proietta al prossimo anno

di Antonio Tosi | 14 Novembre 2024

Conclusa la raccolta in tutta Italia. Anche in Alto-Adige, Romagna, Abruzzo e Sicilia, preparazione tecnica e capacità di adattamento dei viticoltori hanno permesso di fronteggiare le difficoltà legate al clima e ottenere un bilancio soddisfacente per qualità e rese.

Ufficialmente conclusa la vendemmia 2024 in tutta Italia. Anche le ultime regioni ad aver chiuso la raccolta – Alto-Adige, Emilia-Romagna, Sicilia – confermano il trend di quest’anno: qualità media molto soddisfacente e rese tornate su livelli discreti anche se non ovunque. Ad aver fatto la differenza, la preparazione tecnica dei vignaioli e gli investimenti in tecnologia, che hanno permesso di far fronte a un’annata controversa sotto il punto di vista climatico. Ora il lavoro si sposta in cantina.

ALTO ADIGE, PROSPETTIVE ROSEE NONOSTANTE L’ANNATA DIFFICILE

In Alto Adige, nonostante un anno difficile in vigna, caratterizzato da abbondanti piogge in primavera e grande caldo ad agosto, la vendemmia si è conclusa con tempistiche nella media, all’insegna di un’ottima qualità a dispetto di una quantità in riduzione. I viticoltori prevedono bianchi freschi e fruttati e rossi eleganti.
"È stata un'annata molto intensa che ha richiesto grande attenzione e controlli capillari nonché un lavoro minuzioso nel vigneto" afferma Elisabeth Gottardi della Tenuta Gottardi a Mazzon/Egna.
“Un ulteriore lavoro è stato richiesto anche dal gran caldo di luglio e agosto – spiega Stefan Doná, enologo dalla Cantina Valle Isarco - I viticoltori sono stati posti dinnanzi alla sfida, infatti, di fornire alle viti acqua sufficiente e, al contempo, garantire la qualità del raccolto. La siccità è stata evidente soprattutto nei vigneti più ripidi della Valle Isarco, ma grazie a un apparato radicale profondo la maggior parte delle viti è riuscita a gestire bene la situazione".
Anche Erwin Carli, enologo della Cantina Kurtatsch, sottolinea il lavoro intenso che l'umidità prima, il caldo e la siccità dopo, hanno imposto nei vigneti: "La crescita maggiore – dice - ha richiesto un grande sforzo durante la cimatura e il caldo intenso una grande attenzione affinché i grappoli non bruciassero".
Ciò che in Alto Adige ha reso la vendemmia 2024 particolare è stato il fatto che molte varietà di vitigni, a maturazione precoce o tardiva, ad altitudini maggiori o inferiori, hanno raggiunto la maturazione ottimale pressoché contemporaneamente. La necessità di una conseguente vendemmia in parallelo ha posto i viticoltori davanti a sfide logistiche in molte zone di coltivazione.
Anche se le condizioni meteo hanno reso l'annata viticola estremamente impegnativa, la qualità delle uve vendemmiate lascia ben sperare. "La maturazione fisiologica è stata raggiunta alla perfezione, i valori di pH e acidità così come i livelli di zucchero sono corretti e i grappoli molto sani” afferma Elisabeth Gottardi. Si presentano bene soprattutto il Pinot Bianco, il Pinot Grigio e il Sauvignon, con uno sbilanciamento a favore della qualità a discpaito della quantità.
“Soprattutto per il Pinot Grigio, il Sauvignon e il Gewürztraminer si sono registrati forti cali di produzione - evidenzia Michael Dezini, enologo della Cantina e Tenuta Josef Brigl di Appiano - Dal punto di vista quantitativo abbiamo registrato perdite anche per tutte le varietà di vino rosso, in particolare per il Lagrein e il Pinot Nero”.

In Ato Adige, nonostante un anno difficile in vigna, caratterizzato da abbondanti piogge in primavera e grande caldo ad agosto, la vendemmia si è conclusa con tempistiche nella media, all’insegna di un’ottima qualità a dispetto di una quantità in riduzione.
vendemmia in Alto Adige

ABRUZZO, QUALITÀ ECCELLENTE MA LE SFIDE CONTINUANO

Si chiude con un bilancio agrodolce la vendemmia 2024 in Abruzzo: positivo sul fronte della qualità, ma con una quantità, seppur maggiore rispetto al difficile 2023 segnato dalla peronospora, ancora inferiore ai livelli registrati due anni fa. A fornire una prima valutazione è Nicola Dragani, presidente del comitato tecnico del Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo. “Quest'anno la raccolta delle uve è iniziata, in molte aree della regione, già nei primissimi giorni di agosto – spiega -, non soltanto per le basi spumanti, per i quali si tende sempre ad anticipare la vendemmia, ma in generale anche per i vini bianchi fermi." Tale anticipo è stato necessario a causa dell’estate particolarmente torrida. "Con oltre due mesi di temperature eccessive, la maturazione dell’uva è arrivata con largo anticipo. La necessità per i produttori è stata quella di salvaguardare la qualità del prodotto e la freschezza dei vini - continua Dragani - Fortunatamente, non avendo avuto precipitazioni violente, i grappoli non hanno subito alcun danno e sono rimasti integri, questo lascia presagire un risultato finale ottimo."
Se da un lato, dunque, la qualità è molto promettente, dall’altro la quantità non lascia soddisfatti i produttori. Rispetto al 2023, anno in cui la peronospora ha causato una riduzione dell'80% sul 2022, quest’anno si registra un calo medio tra il 35% e il 45% rispetto a due vendemmie fa. "Questa tendenza – sottolinea Nicola Dragani - deve far riflettere e spingere i produttori a trovare valide alternative, magari con il supporto di tecnici enologi per capire meglio cosa chiede il mercato e diversificare le produzioni."
Alessandro Nicodemi, presidente del Consorzio, conferma questa analisi. “La qualità delle uve raccolte in questa campagna vendemmiale è davvero ottima – evidenzia - Tuttavia, la quantità è purtroppo ancora molto scarsa. Questo non ci scoraggia, anzi, ci spinge a continuare a lavorare sul progetto di promozione e valorizzazione del vino abruzzese in Italia e all’estero, puntando a incrementare sempre di più la reputazione ed il valore dei prodotti regionali sul mercato."

LA LUNGA VENDEMMIA DELLA ROMAGNA

Un'annata complessa per i vignaioli di Romagna, caratterizzata da un andamento climatico straordinario (un inverno molto mite e una tarda primavera fresca), un fenomeno alluvionale e una vendemmia lunga iniziata il 6 agosto e conclusa il 16 ottobre. “È stata una vendemmia molto impegnativa – commenta Roberto Monti, presidente del Consorzio Vini di Romagna – con problematiche meteorologiche che hanno messo a dura prova i nostri viticoltori. Anche dal punto di vista della maturazione si sono registrate variazioni importanti sulle diverse varietà e non è stato semplice individuare le date di raccolta per una maturazione tecnologica ideale, in modo da avere un bilancio zuccherino-acidico corretto. Nonostante le difficoltà, la vendemmia 2024 in Romagna è stata ottima per tutte le uve bianche, ancor più per le uve bianche precoci, e molto buona anche per il Sangiovese. La vinificazione è alle fasi finali e ci sono tutti i presupposti per una buona annata”.
Anche dal punto di vista sanitario, le avversità sono state tenute bene sotto controllo. Le prime vendemmie dei vitigni precoci, come Pinot Grigio e Chardonnay, hanno avuto inizio nei primi giorni di agosto, con uve in ottime condizioni. Si è proseguito poi con le altre varietà precoci, Pinot Bianco, Sauvignon Blanc e poi Albana e nelle aree collinari più calde è partita presto anche la vendemmia del Sangiovese; anche per il Trebbiano destinato a base spumante la raccolta in pianura è iniziata gli ultimi giorni di agosto. “Tutto sommato questo anticipo di maturazione è risultato positivo, poiché quando sono arrivate le piogge di metà settembre già oltre il 60% della produzione era stata raccolta. Le difficoltà determinate dalle intense precipitazioni hanno poi allungato la vendemmia, ma per gran parte del prodotto si è riusciti a portare a termine le operazioni entro il mese di settembre, salvaguardando così anche l'aspetto qualitativo” chiarisce Monti.
La Romagna del vino negli ultimi anni ha creato inoltre nuove sottozone, sperimentato tecniche di affinamento e stili alternativi e reintrodotto vitigni autoctoni. “Le iniziative avviate in questi ultimi anni – spiega il presidente - stanno procedendo e iniziano a dare buoni riscontri. È chiara la necessità di proseguire su questa strada e al contempo portare attenzione alle nuove tendenze dei consumatori, che si vanno spostando verso i vini bianchi. Per quanto riguarda il Sangiovese, la produzione sta evolvendo verso vini con maggiore frutto, più leggeri, meno impegnativi”.

Un'annata complessa per i vignaioli di Romagna, caratterizzata da un andamento climatico straordinario (un inverno molto mite e una tarda primavera fresca), un fenomeno alluvionale e una vendemmia lunga iniziata il 6 agosto e conclusa il 16 ottobre
vigneti romagnoli

IN SICILIA UVE SANE E VINI DI QUALITÀ

Uve sane e di qualità nonostante la siccità abbia messo a dura prova la vendemmia appena conclusa. Chiude con un calo medio di circa il 20% la raccolta 2024 in Sicilia, la più lunga d'Italia – 100 giorni da Ovest a Est - caratterizzata dalla siccità ma anche dall'innovazione e capacità dei vitivinicoltori nel dare risposte efficaci e nell'adottare tecniche agronomiche in grado di governare la crisi idrica.
Una vendemmia che sarà ricordata, se non per la quantità, per l'eccellenza qualitativa e per la resilienza di alcuni vitigni autoctoni e alloctoni.
"La Sicilia del vino – commenta la presidente di Assovini Sicilia, Mariangela Cambria – dimostra capacità di gestione anche nelle criticità, come l'attuale difficoltà dovuta alle limitate risorse idriche. La vitivinicoltura siciliana è capace di rinnovarsi nel segno della qualità, innovazione e nel rispetto del vino-territorio".
Iniziata a metà luglio negli areali della Sicilia occidentale, con oltre quindici giorni di anticipo, la vendemmia si è chiusa in questi giorni nei territori dell'Etna. Positivo il bilancio dei presidenti dei Consorzi Doc e Docg che, nonostante la siccità e il calo della quantità, confermano la qualità della produzione vinicola siciliana.
"Il bilancio conclusivo che possiamo fare dalla vendemmia 2024 - dichiara Antonio Rallo, presidente del Consorzio Vini Doc Sicilia - rispecchia quanto già potevamo presagire. Abbiamo avuto un calo nella produzione che si attesta intorno al 20%, dovuto sicuramente alle scarse piogge durante tutto l'inverno che non hanno permesso di rimpinguare le riserve idriche del terreno e di affrontare nelle migliori condizioni un'estate lunga e calda. La situazione, a fine vendemmia, è eterogenea nel territorio siciliano. A Nordest la quantità di uva raccolta è nella media, mentre ad Ovest le perdite sono state maggiori. Se la quantità lascia i produttori insoddisfatti, la qualità delle uve raggiunge picchi storici di eccellenza, in particolare per alcune varietà simbolo della Sicilia quali Nero d'Avola, Grillo e Frappato".
A Nord- Ovest di Palermo, la Doc Monreale conta dieci associati, un disciplinare rinnovato e territori con un'altezza che varia dai 300 ai 600 metri sul livello del mare. "Il calo stimato è del 10-15% rispetto all'annata 2022 – commenta Mario Di Lorenzo, presidente del Consorzio Doc Monreale - ma le uve sono perfettamente sane e di qualità. Perricone, Grillo, Catarratto e Syrah hanno mostrato in questa annata grande resistenza e qualità".
Nell'estremo occidente, il Consorzio per la tutela del vino Marsala Doc chiude questa vendemmia con una perdita che si assesta in media al 30 %. "Il Marsala di questa vendemmia sarà particolarmente unico e di qualità eccellente perché i vini base di Grillo, Catarratto e Insolia, hanno raggiunto, grazie ad una perfetta maturazione, una gradazione ottimale di quasi due gradi in più, arrivando fino a 12 gradi" commenta il presidente del Consorzio Benedetto Renda.

Uve sane e di qualità nonostante la siccità abbia messo a dura prova la vendemmia appena conclusa. Chiude con un calo medio di circa il 20% la raccolta 2024 in Sicilia, la più lunga d'Italia
vigneti in Sicilia

Bilancio positivo anche nell'areale del Cerasuolo di Vittoria Docg. In attesa dei dati definitivi, il Consorzio stima rese inferiori a quelle degli ultimi anni, ma grande qualità. "Il nostro areale ha nel Frappato e Nero d'Avola un grande punto di forza: sono due varietà tipicamente meridionali e particolarmente adatte ad areali contraddistinti da scarsa piovosità. Grazie al lavoro di selezione del viticoltore, hanno incrementato la capacità di resilienza nel superamento di annate siccitose, aiutato anche dalle importanti escursioni termiche tra la notte e il giorno, di cui gode l'areale, insieme a condizioni di ventilazione ristoratrici" sottolinea il presidente Guglielmo Manenti.
Nei territori del versante Nord-Est, a Messina, l'unica provincia che vanta tre Doc (Faro, Malvasia delle Lipari, Mamertino) tra la terraferma e le isole Eolie, si tirano le somme di questa annata. "È stata una vendemmia difficile ma senza alcun impatto sulla qualità delle uve, che è eccellente. Le piogge di agosto e settembre e la presenza di verde e boschi nell'area dei Nebrodi hanno avvantaggiato la produzione. Ci aspettiamo dei rossi freschi con una buona complessità e struttura. Tra i vitigni che hanno reagito meglio alla siccità: il Nocera, perché robusto, ma anche il Nerello mascalese e il Nerello Cappuccio" sottolinea Enza La Fauci, presidente del Consorzio Faro DOC.
"Il calo è in media del 20-30 per cento – continua Flora Mondello, presidente della Doc Mamertino – La qualità è senza dubbio indiscutibile: ci aspettiamo rossi eleganti e bianchi profumati".
Nelle isole Eolie, il Consorzio Malvasia delle Lipari conferma il dato siciliano del calo produttivo: -20-30%. "Una vendemmia di qualità – commenta Mauro Pollastri, presidente del Consorzio Malvasia delle Lipari - con bianchi dal profilo organolettico che punta su aromaticità, intensità, persistenza e dal lungo invecchiamento".
"A Pantelleria, nell'isola più vicino all'Africa, si stima un calo produttivo del 40% rispetto alla vendemmia dello scorso anno. Nella maggior parte dei vigneti, la vendemmia dello Zibibbo è iniziata e si è conclusa in anticipo di circa una settimana. Sono state raccolte uve sane e ben mature, caratterizzate da una qualità più che buona con punte di eccellenza" evidenzia Benedetto Renda, presidente Consorzio Pantelleria Doc,che vanta 406 ettari vitati e 322 viticoltori.
A chiudere questa lunga vendemmia siciliana, sono i produttori dell'Etna. In attesa dei dati ufficiali del Sian, il Consorzio Etna Doc conferma la previsione di un +60% rispetto al 2023, lasciandosi così alle spalle il - 42% della vendemmia 2023. Per il presidente del Consorzio Etna Doc, Francesco Cambria "Dopo un periodo di siccità, la maggior parte della produzione etnea in area DOC ha goduto di leggere ma continue piogge da fine luglio, a differenza di altre aree siciliane. Ciò ha permesso alle piante di riequilibrare il proprio stato idrico. Per molti produttori la 2024 sarà un'annata decisamente interessante".

 

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