
Seppur in crescita, l’export di vino italiano in Australia risulta ancora “timido”, con una quota a valore pari al 12%, lontana dal 50% della Francia e dal 35% della Nuova Zelanda.
Tuttavia, in un contesto decennale di importazioni crescenti, i vini italiani sono quelli che hanno fatto maggiori progressi: +105%, contro un +73% di quelli francesi e una variazione negativa per gli acquisti dalla Nuova Zelanda (-14%).
Lo rivela un’indagine di Nomisma Wine Monitor.
Questo nel contesto economico di un paese, l’Australia, con un Pil pro-capite superiore ai 60mila dollari, una popolazione di quasi 27 milioni di abitanti e un consumo di vino a cavallo dei 23 litri pro-capite. Il vino pesa però per meno del 20%, mentre quasi il 90% dei volumi vengono venduti nel canale off-premise.
Come in altre parti del mondo, il principale vino Dop italiano esportato è il Prosecco, nonostante la forte concorrenza dell’omonima bollicina prodotta localmente. Purtroppo, alla luce dello stallo in cui versa il negoziato di libero scambio tra Australia ed Unione Europea, la nostra principale denominazione vinicola non beneficia (ancora) di tutela giuridica e deve condividere il mercato locale con il “Prosecco australiano”.

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