
Forti criticità in ambito economico, fiscale e ambientale. Sono queste le possibili conseguenze, qualora venisse accettata la richiesta dei produttori di vino al Ministero dell'Agricoltura e della Sovranità Alimentare di considerare la soluzione idroalcolica derivata da dealcolizzazione come rifiuto, quindi non sottoposta ad accise.
A sottolinearlo è Assodistil, Associazione Nazionale Industriali Distillatori di Alcoli ed Acquaviti, che mette assieme 60 aziende per circa il 95% della produzione nazionale di acquaviti e di alcole etilico prodotto da materie prime di origine agricola. L’associazione, che finora non si era espressa ufficialmente sul tema della dealcolizzazione del vino, interviene attraverso una lettera indirizzata ai Ministri Giorgetti, Lollobrigida e Pichetto Fratin, nella quale fa riferimento alle posizioni recentemente diffuse da “alcune Associazioni vitivinicole italiane secondo le quali il Ministero dell’Economia ha ritirato le norme relative ai vini dealcolati recentemente inserite nella proposta di decreto legislativo in materia di accise”, si legge nella nota stampa.
Assodistil porta all’attenzione dei tre titolari dei dicasteri le potenziali conseguenze del mancato inserimento della dealcolizzazione in regime di accise. In primo luogo, secondo l'associazione la miscela idroalcolica residuante dalla dealcolizzazione del vino, avendo un contenuto alcolico ben superiore all’1,2% e talora addirittura del 95%, rientri pienamente nella definizione di alcole e dunque negli oneri fiscali collegati alla produzione, circolazione e commercio di tale prodotto ai sensi della normativa vigente. “Il rispetto della legalità è alla base delle nostre valutazioni – sostiene Antonio Emaldi, presidente di Assodistil - considerando che l’accisa sull’alcole etilico sorge al momento della sua fabbricazione e che pesa per oltre 10 euro per ogni litro, ne consegue che escludere dal circuito fiscale i produttori di vino dealcolato solleverebbe senza dubbio forti appetiti, con il rischio di creare frodi fiscali di enorme portata. Chiunque produce alcole etilico, anche se in via subordinata, deve quindi rispettare la stessa normativa – ribadisce Emaldi - sarebbe infatti per noi incomprensibile che la medesima fattispecie sia sottoposta a due discipline completamente diverse, una che rientra tra gli obblighi tributari e l’altra esclusa”.
Un altro punto da prendere in considerazione sono gli aspetti ambientali, in merito ai quali l’associazione ribadisce ai Ministeri che la destinazione più logica e vantaggiosa dell’alcole ottenuto dalla dealcolizzazione del vino sarebbe quella dell’uso come bioetanolo per i carburanti. La produzione dello stesso bioetanolo in Italia è infatti inferiore a quanto richiesto al 2030, per ottemperare agli obblighi previsti dalle vigenti disposizioni di legge.
Una destinazione che, pur mantenendo la natura “tributaria” del prodotto, sarebbe perfettamente in linea con gli obiettivi di economia circolare intesa come valorizzazione energetica e riutilizzo dei materiali di scarto, oggetto della più recente legislazione italiana e comunitaria. Questo permetterebbe ai produttori di ottenere un ricavo da tale prodotto, anziché di dover sopportare un costo per il suo smaltimento in caso dovesse venire catalogato come un rifiuto.
L'approfondimento del tema nell'intervista di VinoNews24 al presidente Antonio Emaldi.

Presidente Emaldi, il fatto di non sottoporre ad accisa l'alcolato derivante da dealcolizzazione del vino, cosa comporterebbe? anche meno controlli?
"Faccio una premessa: non c’è nessuna volontà da parte del settore distillatorio di voler arrogare a sé il processo di dealcolizzazione dei vini. Noi distillatori quando utilizziamo il vino siamo focalizzati sulla produzione di acquavite di qualità, che deve conservare gli aromi tipici. Invece, nel caso della dealcolizzazione, l’obiettivo principale è ottenere un vino dealcolato con caratteristiche tali da conservare il più possibile gli aromi originari del prodotto. Facendo questo, contestualmente si ottiene un altro prodotto a base alcolica completamente diverso dalle acqueviti.
In merito alla domanda, la produzione di alcol etilico è disciplinata da un testo unico nazionale che discende a sua volta dalla normativa comunitaria. Si tratta di un prodotto che, purtroppo, avendo un carico fiscale elevato, può diventare appetibile per chi ha l’obiettivo di costruire delle frodi. Lasciare l’alcol prodotto dalla dealcolizzazione al di fuori del controllo fiscale creerebbe così una possibile turbativa nei confronti chi già lo produce e lo commercializza legittimamente sul mercato.
Non si può pensare di trattare diversamente la produzione di alcol etilico in base al fatto che un soggetto sia una cantina e che un altro sia una distilleria.
Dal punto di vista del mercato stiamo assistendo ad un calo dei consumi, quindi l’ipotesi di dealcolizzare parte del vino per venderlo in mercati in cui c’è una domanda specifica è un'opportunità che dev’essere colta, senza però creare una situazione di conflitto interna al sistema produttivo nazionale.
Le nostre cantine sono già in regime di deposito fiscale, con l’unica differenza che nel nostro paese il vino è ad aliquota zero. Nel momento in cui il vino viene esportato e commercializzato in altri paesi, viene accompagnato dagli stessi documenti che accompagnano le acqueviti e trattato in maniera analoga, quindi anche il fattore 'complicazione' che è stato sollevato non sussiste. Il procedimento non è in realtà così complicato come lo si vorrebbe far passare".
Considerare la soluzione idroalcolica come rifiuto, che cosa comporta nella pratica?
"A livello di normativa il rifiuto è qualcosa di cui ci si vuole disfare ed in base alle norme dell’Unione Europea deve essere correttamente codificato e destinato allo smaltimento. Ciò comporterebbe certamente un costo in capo a chi se ne occupa. L’ipotesi invece potrebbe essere quella di usare questo residuo come base per produrre biocarburanti. Questo darebbe competitività alle cantine italiane come già succede in altri paesi europei. Da questo punto di vista siamo indietro, mentre ci sono paesi che hanno già attivato queste produzioni a livello nazionale a seguito degli obiettivi fissati dall’Ue in tema di sostenibilità.
In questo momento le cantine italiane caricano gli autotreni di vino, li mandano in paesi come la Francia, lì li fanno dealcolizzare, poi li riportano in Italia e li rispediscono. Si tratta di un procedimento di per sé irrazionale, anche solo in termini di co2 prodotta ed antieconomico, che penalizza le cantine nazionali".
A cosa si fa riferimento quando si mette in guardia dal rischio di frodi? quale potrebbe essere l'impiego fraudolento dell'alcol derivato dalla dealcolizzazione?
"Quello che temo è che anziché andare allo smaltimento possano inserirsi in un canale di impiego secondario. Senza un controllo non c’è una denuncia della produzione e una base alcolica priva di imposte può risultare appetibile per alimentare mercati che esistono ai margini del sistema fiscale.
Un’acquavite di vino ha un valore che oggi si aggira attorno ai 2,5 euro per litro anidro, a cui si aggiunge un’imposta che vale quattro volte tanto. Avere un prodotto che costa un quinto del prezzo ordinario totale, metterebbe in una condizione di concorrenza sleale nei confronti di chi opera correttamente. Non dimentichiamo poi cosa è successo anni fa quando il metanolo cessò di essere fiscalmente controllato e, per colpa di pochi delinquenti, crollò la credibilità del settore che ne pagò il prezzo in termini di perdita di quote di mercato poi recuperate con grande fatica negli anni a seguire".

Sistema delle accise e lavorazione in conto terzi farebbero crescere il prezzo del prodotto dealcolizzato?
"No, perché le accise le paga chi usa quell’alcol per la finalità per cui è stato prodotto. Il debito tributario sorge infatti al momento della produzione, ma non dev’essere liquidato immediatamente, si tratta di un credito sospeso che ha lo Stato. L’alcol etilico resta in regime di sospensione, finché il debito d’imposta non viene trasferito a chi acquista quel liquido. A quel punto chi lo acquisterà sarà soggetto al pagamento delle accise, nel momento in cui lo immetterà al consumo sul mercato come prodotto finale".
Non sarebbe auspicabile una sinergia tra mondo vitivinicolo e grandi distillatori, che potrebbero effettuare la dealcolizzazione in conto terzi un po' come succede per la distillazione?
"Ma certo. È una delle attività su cui stiamo lavorando internamente insieme a una serie di aziende interessate, il progetto è già pronto è solo questione di capire quali sono i volumi che le cantine vorrebbero ottenere.
Da distillatori, quello che abbiamo in più è la conoscenza del sistema fiscale, ma non possediamo assolutamente la tecnologia necessaria per la dealcolizzazione, né ne conosciamo a fondo il procedimento. L’attività dell’enologo e quindi dei colleghi del settore vitivinicolo è fondamentale, a partire dalla preparazione delle basi fino alla definizione del trattamento da impiegare, se con membrane, distillazione a bassa temperatura o altro. Bisogna capire come arrivare da un vino a un prodotto finale dealcolizzato, idoneo alla fascia di mercato che in questo momento lo richiede. In questo senso una sinergia è indispensabile.
Temo che a volte le nostre associazioni abbiano perso il contatto con le aziende. Sembrano essersi burocratizzate e lavorano più sulla base delle ideologie che delle effettive necessità".
Ad oggi c'è mai stato da parte delle associazioni vitivinicole un tentativo di collaborazione attiva con Assodistil? Sareste disposti a un confronto costruttivo?
"Da parte nostra le porte sono aperte. Trovo che la cosa migliore sia parlarne con il Ministero dell’Agricoltura assieme al Ministero dell’Economia e delle Finanze e con le associazioni dei produttori vinicoli. Sono confronti che vanno approcciati con diverse competenze. Se mettiamo al tavolo ministeri e associazioni, un problema alla volta, si può risolvere di concerto la questione".
ULTIME
NOTIZIE
è DISPONIBILE L'APP DI VINONEWS24.
SCARICALA ORA PER ACCEDERE AI NOSTRI CONTENUTI DAL TUO SMARTPHONE!
Puoi scegliere di impedire a questo sito web di aggregare e analizzare le azioni che intraprendi qui. Ciò proteggerà la tua privacy, ma impedirà al proprietario di imparare dalle tue azioni e di creare un'esperienza migliore per te e per gli altri utenti.