
“La Sicilia è un continente, ha tantissimi vitigni e a volte ci vuole tempo per portare sul mercato alcune tipologie. Anche con le bolle sicuramente arriveremo perché ci sono territori che esprimono grandi spumanti. A volte ci vuole il tempo per portare con successo sul mercato nuove tipologie”. Antonio Rallo, presidente del Consorzio vini Sicilia Doc, sottolinea con queste parole il crescente orientamento del territorio siculo verso la produzione di spumanti interessanti.
Nel frattempo, però, sembra che buona parte della produzione da uve vocate per le bolle prenda la strada del nord Italia. Un’osservazione mossa dall’enologo Giovanni Di Giovanna parlando di nerello mascalese. “La maggior parte del nerello mascalese prodotto in Sicilia occidentale, dunque fuori dall’areale dell’Etna, viene utilizzato come base spumante e arriva in Veneto e nelle regioni del nord per sistemare le basi spumanti locali”. E in effetti la spiccata acidità del vitigno autoctono siciliano offre una sponda utile per dare spinta e profondità a qualche cuvée di altri territori.
Più morbido il commento del presidente Rallo su questa transumanza di basi vinificate in Sicilia ed esportate verso il nord, richiamando percorsi enologici del passato. “In Sicilia già oggi si producono ottimi spumanti da nerello mascalese, che pure non hanno il nome di altri areali d’Italia rinomati per le bolle. Ad oggi i nostri spumanti non sono riconosciuti abbastanza, ma lo saranno sempre di più e si tratta di far maturare i tempi”.
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