
Quali sono le best practices da adottare per garantire un futuro sostenibile all’ambiente, alla società e all’economia? Ne discuteranno martedì 29 ottobre al Marina Convention Center di Palermo esperti nazionali e internazionali al simposio Interazioni Sostenibli promosso da Fondazione SOStain Sicilia, realtà creata dal Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia e da Assovini Sicilia con le 44 cantine associate, che hanno scelto di adottare nei loro processi di produzione il protocollo SOStain per misurare e ridurre il proprio impatto sull’ecosistema, sui consumatori e le comunità circostanti.
Tre i panel al centro del simposio: Sezione Natura, Sezione Economia e Società, Sezione Collaborazioni Virtuose. I primi due racchiudono interventi volti ad analizzare le minacce, ma anche le opportunità, per il presente e il futuro del nostro pianeta e delle sue popolazioni, a cominciare dai fenomeni naturali estremi e dall’intelligenza artificiale, passando per il mutamento dei valori associati agli stili di vita e di consumo. Nel terzo si andranno a raccontare i programmi di sostenibilità messi in campo con i partner della Fondazione: O-I, Amorim Cork, IRFIS, Fondazione Allianz Umana Mente.
“Siamo felici e orgogliosi di ospitare docenti, studiosi e professionisti di fama internazionale im-pegnati in vari settori – afferma Alberto Tasca, presidente della Fondazione SOStain Sicilia – Solo condividendo esperienze e allargando il più possibile lo sguardo potremo incidere in maniera decisiva su quelle che sono le emergenze ambientali, sociali ed economiche del nostro tempo: il cambiamento climatico, la rivoluzione tecnologica, le tensioni sociali, le crisi finanziarie. E il fatto che la nostra Fondazione sia il motore di tale processo deve renderci orgogliosi sia come impren-ditori, che come siciliani”.
Il programma SOSstain si basa sulla scelta di una gestione sostenibile e di impiego di materiali ecocompatibili nel vigneto, di efficienza energetica in cantina, di bottiglie più leggere. Le aziende che hanno adottato questo programma, grazie all’obbligo previsto dal disciplinare di rispettare anche il protocollo VIVA del Ministero dell’Ambiente, misurano e monitorano la loro impronta carbonica e idrica, nonché i residui di fitofarmaci nei propri vini, sottoponendosi poi al controllo da parte di enti di verifica accreditati per ottenere la certificazione.
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