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USA, vino Italia: +3%, per i luxury wine (dati Osservatorio UIV) in primi otto mesi 2024; +4,7% valore e +2,5% volume per export (Federvini).

USA, vino italiano: bene export a metà 2024, ma vendite in frenata. Controtendenza sui luxury wine

di Antonio Tosi | 23 Ottobre 2024

Vino Made in Italy, +4,7% in valore e +2,5% in volume export primo semestre dell'anno (stime Federvini). Luxury wine: rossi italiani in controtendenza con +3% (dati UIV).

Consumi "freddi" o “magic moment” per il vino italiano negli Stati Uniti? Il punto interrogativo è d'obbligo, perché se lo scenario è critico per il vino nel suo complesso, il calice made in Italy soffre ma con qualche spunto positivo.

Da un lato il segmento dei luxury wine non viaggia a gonfie vele come qualche tempo fa, ma alcuni rossi premium italiani sono in controtendenza rispetto alle medie internazionali. Merita infatti uno sguardo particolare la performance dei rossi toscani (Brunello di Montalcino in testa), che nonostante la congiuntura non semplice portano a casa una performance brillante.

D'altro canto i dati relativi all'export nel primo semestre 2024 evidenziano un incremento, anche se i numeri sono ben diversi per i consumi (in flessione del 6% nei primi 8 mesi dell'anno, pur sempre meglio dell'intero comparto vino che registra un -8%) .

Importante è invece l'effetto traino anche sul turismo, tanto che il 90% degli americani indica il vino e il cibo italiani come il primo motivo di scelta per passare le proprie vacanze nel Belpaese.

LUXURY WINE ITALIANI +3% IN PRIMI OTTO MESI 2024

I vini rossi stanno vivendo un declino nel mercato USA. MA c’è un segmento in controtendenza: sono i luxury wine made in Italy, etichette rossiste dai 50 dollari in su (prezzo alla distribuzione), che tra gennaio e agosto hanno messo a segno una crescita delle vendite a valore del +3% a fronte di una performance generale dei prodotti luxury a -7%, con i francesi a -16% e gli americani in linea con la media di mercato. È quanto rilevato dall’analisi dell’Osservatorio UIV-Vinitaly sui dati SipSource di agosto.
Secondo il monitoraggio delle vendite effettive di vino riscontrate dai distributori statunitensi, si tratta di un posizionamento sorprendente, quello dei rossi di altissima gamma italiani, che detengono una nano-quota del 2% sul volume delle vendite di rossi tricolore ma che a valore rappresentano il 14% dei rossi italiani negli USA. Questa fetta di mercato sale fino al 23% se si includono i rossi super-premium (tra i 24 e i 50 dollari), a fronte di un solo 6% delle vendite a volume.
“L’Italia – evidenzia il presidente UIV Lamberto Frescobaldi – può contare da una parte sulla forza di brand territoriali ormai riconosciuti come iconici dagli appassionati americani; dall’altra sull’esperienza del turista americano in Italia, sempre più fattore di affezione una volta rientrati a casa”.

Non a caso, a fare da protagoniste (quasi assolute) della nicchia luxury sono le etichette toscane, responsabili del 45,5% del mercato statunitense dei rossi made in Italy di alta gamma, cresciute del +13% tra gennaio e agosto di quest’anno. A tirare la volata nelle preferenze di un consumatore tipo particolarmente conservativo e affezionato a proposte e territori già conosciuti, il Brunello di Montalcino, prima denominazione con una fetta di mercato pari al 32% dei rossi di lusso. Seguono a distanza nella classifica regionale dalla galassia Bolgheri (11,5%) e Chianti Classico (2%). Per i nobili piemontesi si guadagna il secondo posto assoluto il Barolo (16%), mentre il Barbaresco (4%) è fuori dal podio, un gradino sotto al Bolgheri Superiore (7%). In forte difficoltà invece, secondo l’Osservatorio Uiv-Vinitaly, aree enologiche che sin qui hanno trainato il segmento lusso, come Bordeaux (-37%), Borgogna (-12%), Napa Valley (-24%).
Dai rossi “nobili” ai nuovi trend, che dagli Usa stanno abbracciando consumatori di tutto il mondo, per Marzia Varvaglione, presidente di Agivi, Associazione dei giovani imprenditori vitivinicoli italiani di Unione Italiana Vini “è importante non avere pregiudizi e capire quali sono le nuove opportunità che il mercato presenta, in particolare quello statunitense. Parlare di giovani è una questione di responsabilità: saranno la prossima generazione del vino, giovani cosmopoliti attenti alla qualità nel piatto e nel bicchiere”.

i luxury made in Italy tra gennaio e agosto hanno messo a segno una crescita delle vendite a valore del +3%
il mercato dei luxury wine negli USA

EXPORT A +4,7% IN VALORE E +2,5% A VOLUME NEL PRIMO SEMESTRE DELL'ANNO

Gli Stati Uniti valgono oggi circa il 29% delle esportazioni di vino italiano a livello globale, con un valore, calcolato dall’Osservatorio Federvini in collaborazione con Nomisma, di 939 milioni di euro nel primo semestre del 2024, in aumento del +4,7% in valore e del + 2,5 % in volume, rispetto allo stesso periodo del 2023.
“Un andamento che conferma l’apprezzamento crescente dei consumatori statunitensi per il vino italiano – sottolinea la presidente di Federvini Micaela Pallini -, con un incremento complessivo delle vendite del 188% negli ultimi vent’anni. In particolare il dato sui volumi che crescono insieme ai valori è un segnale di conferma di fiducia, pur in un contesto generale che si presenta complesso".

Nel primo semestre del 2024, le esportazioni italiane negli USA hanno fatto registrare 668 milioni di euro di vini fermi, seguiti dai vini spumanti con 260 milioni di euro. In particolare il Prosecco continua a trainare l'export tricolore negli Stati Uniti, raggiungendo 225 milioni di euro nel primo semestre (+5,7% sul 2023). Promettenti le performance anche dei vini rossi toscani e piemontesi e dei bianchi siciliani.

“Ogni bottiglia racconta una storia, quella delle nostre vigne e della nostra passione, ed è fondamentale che il mondo comprenda non solo il valore del vino italiano, ma anche l’autenticità che esso esprime. La nostra missione è dimostrare che il patrimonio enologico italiano è in grado di competere con successo sulla scena internazionale, contribuendo così a una sempre più efficace promozione della cultura del bere di qualità tipica dello stile di vita italiano” commenta il vicepresidente di Federvini Piero Mastroberardino.

Rimane aperto però il tema dei consumi, perché nei primi otto mesi di quest'anno le informazioni dalla distribuzione non sono rosee: -6% a volume per i vini italiani, sorretti parzialmente dagli spumanti che evitano l'allineamento con il -8% del mercato enoico complessivo.

la presidente di Federvini Micaela Pallini
le esportazioni di vino negli USA sono in aumento del +4,7% in valore e del + 2,5 % in volume

9 AMERICANI SU 10 SCELGONO L’ITALIA PER VINO E CIBO

Le vendite di vino italiano negli Stati Uniti sono più che raddoppiate in valore nell’ultimo ventennio, per un aumento del +148%, e nel 2024 potrebbero arrivare a sfiorare 1,9 miliardi di euro, il massimo di sempre. Ad affermarlo è un’analisi della Coldiretti su dati Istat.
Gli USA sono il primo consumatore mondiale di vino con 33,3 milioni di ettolitri (indagine Coldiretti su dati OIV) e per l’Italia rappresentano in valore il mercato più importante. Ma il Belpaese è anche il principale fornitore in volume degli States, con circa 450 milioni di bottiglie vendute. Circa un quarto è rappresentato dal Prosecco, che risulta il più popolare tra i consumatori americani, anche se sono ormai sempre di più le “etichette” delle diverse regioni che hanno acquisito notorietà tra i buongustai a stelle e strisce.
Uno straordinario ambasciatore del made in Italy che ha un effetto traino anche sulle vacanze, tanto che il 90% dei turisti americani indica il vino e il cibo italiani come il primo motivo di scelta per passare le proprie ferie nel Belpaese, secondo un’indagine realizzata da Coldiretti e dalla piattaforma specializzata I Love Italian Food (ILIF).
“Il vino, i vigneti e i viticoltori portano con sé arte, storia, cultura, tradizioni, convivialità, territori, paesaggi, biodiversità, tutela dell’ambiente, enoturismo. Un patrimonio da difendere su tutti i mercati, per il quale auspichiamo un sostegno attivo anche da parte dell’Europa” dichiara il presidente della Coldiretti Ettore Prandini.

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