
Un futuro da ripensare. A livello di strategie produttive, di brandizzazione, di consumer care e di gestione di clima e territorio. Sono alcune delle sfide che attendono nei prossimi anni le imprese del vino. È il bilancio frutto delle ultime analisi di Nomisma Wine Monitor sul settore vinicolo, che mettono in luce un calo dei volumi e un’evoluzione degli stili di consumo.
“Gli operatori si troveranno ad affrontare sia sfide esogene, quali ad esempio i cambiamenti nei consumi di vino o gli aspetti legati alla gestione del territorio e del cambiamento climatico, sia sfide endogene, tra le quali la gestione dei costi operativi, il posizionamento sui mercati e i canali distributivi, la presenza sui mercati esteri – spiega Roberta Gabrielli, Head of Marketing, business processes and communication di Nomisma - Questo richiede la necessità di adottare un approccio strategico quanto mai consapevole e strutturato".
A partire dalle tipologie di vino da produrre: secondo una recente consumer survey realizzata da Nomisma, per l’85% degli intervistati la crescita più accentuata si registrerà per i vini con marchio biologico e per quelli con certificazione sostenibile. Nel 79% dei casi, invece, sono citati i vini di piccoli produttori. A seguire, quelli prodotti in vitigni autoctoni (75%) e quelli di uno specifico territorio (66%). Tra le nuove tendenze, da rimarcare l’aumento dell’attenzione verso i prodotti con bassa gradazione alcolica e quelli caratterizzati da un packaging con vetro più leggero.
Nel complesso, la qualità del prodotto rimane un dogma assoluto, così come il rapporto qualità-prezzo. Va però sottolineato come i consumatori italiani siano sempre più interessati a conoscere le realtà che si celano dietro le storie di chi fa il vino. “Nello specifico – sottolinea Gabrielli - si assiste a un maggiore interesse per i progetti guidati da una visione e da valori che siano condivisibili dal consumatore. In questo scenario, i consumatori sono sempre più attenti agli aspetti della sostenibilità, non solo sociale ed ecologica, ma anche economica. Questo porta a dare sempre più spazio e attenzione ad aziende di piccole e medie dimensioni che hanno comportamenti virtuosi. Al contempo aumenta la curiosità per le nuove esperienze e i vini di varietà e zone di produzione alternative”.
Il concetto stesso di brand si sta evolvendo profondamente e i consumatori cercano una loro coerenza nel condividere gli stessi valori in tutti i diversi ambiti di consumo, valori che si rispecchiano anche nella tipologia di prodotto e nell’esperienza.
Volendo indicare alcuni macro trend, i vini iconici continuano ad aumentare i prezzi e offrono ottime marginalità; i vini ‘commodity’, invece, sono appannaggio di player sempre più grandi.

Secondo un’indagine che Nomisma ha realizzato coinvolgendo un campione rappresentativo di produttori, tra le priorità si colloca al primo posto la pianificazione strategica e la definizione del piano di sviluppo pluriennale (per il 62% dei rispondenti) che precede l’ottimizzazione dei processi produttivi (46%) e lo sviluppo dell’offerta enoturistica e ricettività (43%). Seguono la pianificazione dell’espansione internazionale (38%), l’approfondimento della conoscenza di mercati, concorrenti e strategie di marketing (33%), la gestione di cassa, costi e margini (28%) e la finanza agevolata (23%).
“Per raggiungere il numero maggiore di obiettivi prima cosa è indispensabile analizzare con grande attenzione i trend di mercato attuali e prospettici in relazione alla produzione e ai consumi – analizza Roberta Gabrielli - Al fine di ottenere un quadro completo e aggiornato per prendere decisioni di investimento consapevoli, è poi necessario definire i fattori chiave di successo, dal prodotto di qualità ai canali di vendita”.
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