
Con un valore di produzione pari a 38,3 milioni di ettolitri, di cui 21,4 di export, e un consumo interno complessivo di 21,8 (-2,5% sul 2022), nel 2o23 il mercato del vino italiano scende in seconda posizione nella classifica di produzione per volumi (16% del totale) dietro alla Francia (20%).
Maggiori soddisfazioni arrivano invece dalle esportazioni, che registrano un calo più contenuto (-1%) grazie anche all’incremento del prezzo medio. Primi mercati per l'export tricolore sono gli USA, con il 23% del totale ma in calo del 5,3%; la Germania, che vale il 15% delle esportazioni e cresce del 2,7%, e il Regno Unito che pesa oggi per l’11% e cresce del 4%. I primi 6 mesi del 2024 segnano però una ripresa delle nostre esportazioni verso gli Stati Uniti (+4,7% rispetto allo stesso periodo 2023).
A livello globale, guardando alla classifica per consumo, il nostro paese si posiziona sul gradino più basso del podio con i suoi 21,8 milioni di ettolitri consumati (10% del totale mondiale), dietro a Stati Uniti (15%) e Francia (11%).
Sono i dati principali emersi dalla quarta edizione del Wine & Food Summit organizzato da Pambianco in partnership con PwC, in cui sono stati proposti una serie di approfondimenti sulle strategie e nuove tendenze nel mercato globale per il settore food&beverage, con un’analisi dell’andamento in Italia nei segmenti wine e ristorazione selettiva.
Per quest’ultima, il mercato globale vale nel 2023 1.276 mld di euro. L’Italia rappresenta il 3% del totale mondiale, quinto nel mondo e primo in Europa benché ancora molto frammentato con le catene che rappresentano il 9%, contro una media europea del 26% e una mondiale del 34%. A livello di ristoranti stellati, sono 380 quelli italiani (+1% sul 2022), numero con cui ci posizioniamo al terzo posto dopo Francia (635) e Giappone (387). La dimensione media delle aziende di ristorazione selettiva è invece ancora piccola con le prime 5 aziende che fatturano in aggregato 189 milioni di euro nel 2023, in crescita del 18%, ma la redditività è interessante con una media del 17%.

“Il comparto Food è considerato un segmento difensivo e quindi attraente per i fondi di Private Equity, sia per investimenti diretti che tramite società già in loro portafoglio – spiega Emanuela Pettenò, Consumer Markets & Markets Deals Leader PwC Italia - Le nicchie di maggiore interesse sono frozen food, ingredienti, nutraceutica, pet food, alimenti volti a soddisfare caratteristiche nutrizionali specifiche (es. alimenti per celiaci). Su queste categorie in passato ci sono già stati importanti investimenti da parte di fondi di Private Equity, che ora possono considerare di monetizzare o di puntare ad aggregazioni con altri operatori. Anche il comparto Wine è stato interessato da importanti operazioni di aggregazione nel 2020-22 e il 2025 può essere l’annata buona per l’exit. Si registra inoltre un sentiment positivo anche in merito ad una ripartenza selettiva delle operazioni di M&A nel comparto ristorazione, con preferenza per i modelli di fast dining senza seduta”.
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