
È (quasi) tempo di bilanci definitivi per la vendemmia 2024 in Italia, che si avvia verso le fasi finali in molte regioni. Nonostante un clima imprevedibile che ha minacciato i vigneti di varie aree, la raccolta sta andando meglio del previsto per molti territori, con una qualità mediamente elevata e una quantità soddisfacente. Non mancano aree fortemente penalizzate (basti pensare all'Oltrepò Pavese, che ha lasciato sul terreno mediamenete il 50% della produzione).
Eppure proprio il meteo sempre più estremo, divenuto ormai una costante, impone una riflessione approfondita sulla gestione del vigneto-Italia, che non può più prescindere da investimenti nella ricerca per trovare soluzioni adatte a rafforzare le viti e salvaguardare la produzione.
“Nonostante il primo periodo di piogge e a seguire i picchi di caldo in estate, in Veneto la vendemmia di quest’anno è andata meglio del previsto", afferma Pierclaudio De Martin, presidente di Uvive (Unione consorzi Vini Veneti Doc e Docg). De Martin evidenzia la necessità di adottare alcune misure a vantaggio della viticoltura in Veneto, a partire dalla ricerca in laboratorio, misure applicabili alle coltivazioni di tutto il paese. “La vite ha dimostrato di essere una pianta resiliente, ma la viticoltura è sempre più, e sempre più sarà, ostaggio del meteo – commenta De Martin – La sfida sarà quella di riuscire a trovare, attraverso la ricerca, dei cloni o portainnesti che siano adatti a varie condizioni climatiche. Servirebbero piante più resistenti alla siccità e allo stress idrico – e questo è già stato fatto –, ma contemporaneamente anche agli eventi meteo estremi, come precipitazioni intensissime in un breve lasso di tempo: sono due situazioni diametralmente opposte che tuttavia nel corso dell’anno si sono presentate una di seguito all’altra, mettendo in difficoltà la maturazione dei grappoli e in generale la salute delle viti. Il cambiamento climatico va affrontato il prima possibile con il supporto della ricerca”.
Nonostante la quantità di uve risulti in calo rispetto allo scorso anno, la vendemmia 2024 in Sicilia viene definita dai produttori come “storica” in termini di qualità, con punte di eccellenza per il Nero D’Avola. Proprio le scarse precipitazioni degli ultimi mesi, se da un lato hanno creato difficoltà ai vigneti, dall’altro hanno contribuito ad azzerare le fitopatie, a differenza del 2023.
In molte aree, inoltre, si è rivelato fondamentale l'uso dell’acqua di laghetti aziendali e di pozzi così come tecniche agronomiche per limitare gli effetti del clima.
“Abbiamo vissuto sicuramente un’annata anomala - commenta l'agronomo Filippo Buttafuoco - In Sicilia di solito cadono mediamente 500-600 mm di pioggia in un anno, mentre dall’autunno scorso sino a oggi ne sono caduti solo 250 mm. Dunque, tutto il processo di sviluppo dei nuovi frutti è avvenuto con anticipo, a partire dalla gemmazione e dalla fioritura che sono state anticipate di due settimane. Le rese da inizio vendemmia sono state molto basse, con perdite notevoli. La qualità invece risulta altissima, l’uva è sana, matura e i vini si prevedono spettacolari”.
“Quest’anno si prevedeva che non ci fosse molta uva – aggiunge Filippo Paladino, vicepresidente del Consorzio di tutela vini Doc Sicilia - Il Grillo rispetto alla media ha avuto una flessione del 40%, un pò meglio i rossi a partire dal Nero D’Avola. Buona resa invece per lo Zibibbo e i vitigni internazionali. Sarà difficile sostenere i costi”.
"In gran parte della Sicilia, le condizioni dei vigneti prima della vendemmia avevano già lasciato presagire un calo nella produzione di uve - conclude Alessio Planeta, componente del CdA della Doc Sicilia - a causa dell'inverno poco piovoso e relativamente caldo e una primavera fredda e ventosa. Le piogge attese non sono mai arrivate: questo fattore e una lunga estate ci hanno fatto anticipare la vendemmia di circa 10 giorni. I risultati della raccolta variano notevolmente da est a ovest: mentre nella parte occidentale il calo è più marcato, nell'area orientale e, soprattutto, nel nord, i livelli di raccolta si avvicinano a quelli dell'anno scorso. La riduzione della quantità, però, ha portato con sé un notevole incremento della qualità. Quest'anno, stiamo assistendo a risultati sorprendenti, con picchi di eccellenza, specialmente per varietà come il Nero d’Avola, il Grillo e il Frappato. Varietà profondamente siciliane che hanno interpretato al meglio una vendemmia meridionale".

La vendemmia alle pendici del Monte Amiata in Toscana, nei sette comuni di produzione della Denominazione d’origine Montecucco – Cinigiano, Seggiano, Castel Del Piano, Civitella Paganico, Arcidosso, Roccalbegna e Campagnatico – ribalta in positivo i risultati delle ultime annate.
“Quest’anno in Montecucco abbiamo assistito a un andamento stagionale regolare rispetto alle ultime annate, con piogge primaverili abbondanti ma mai eccessive che hanno dato respiro ai vigneti - afferma Giovan Battista Basile, alla guida del Consorzio di Tutela - Le tempistiche di raccolta sono state normali, senza la necessità - per quanto riguarda la mia azienda, e in generale quelle più vicine alla montagna - di dover anticipare la vendemmia. Le prime uve ad arrivare in cantina sono state Vermentino e Merlot e, proprio in questi giorni, iniziamo invece con la nostra varietà principale, il Sangiovese. Ci aspettiamo di chiudere la stagione con risultati molto positivi”.
A Poggi del Sasso c’è ColleMassari, dove lo storico agronomo dell’azienda Giuliano Guerrini racconta che “Man mano che si va avanti con la vendemmia rileviamo uno stato fitosanitario davvero ottimo. Le escursioni notturne pronunciate di settembre stanno dando un ulteriore slancio alla qualità, che da media è diventata eccellente, con profumi più marcati nelle bucce. Finalmente, dopo qualche anno difficile, possiamo dire di non aver subìto flessioni in termini di quantità, anzi registriamo un +25%”.
Stesso ottimismo e soddisfazione nelle altre aree di produzione della DO. Alessandro Begnardi dell’azienda Begnardi Vini di Monte Antico, a Civitella Paganico, sottolinea il ruolo positivo del meteo. “Lo stato fitosanitario dell’uva è perfetto nella maggior parte dei vigneti – dichiara - ad eccezione di alcune zone in cui la vegetazione era meno folta e abbiamo subìto scottature dei grappoli e bruciature fogliari. I marciumi sono totalmente assenti, per cui quella 2024 sarà un’ottima annata con qualità straordinaria e quantità superiore alla media degli ultimi tre anni”.
A Montorsaio, comune di Campagnatico, Samuele Pierini di Pierini & Brugi racconta che se da un lato le piogge di maggio e giugno hanno dato una mano, dall’altro nei mesi di luglio e agosto i vigneti, soprattutto i più giovani, hanno iniziato ad andare in sofferenza per via del grande caldo. “Purtroppo l'andamento climatico non è più regolare ormai da anni, i viticoltori devono fare i conti con la realtà. Rispetto a questa stagione, a parte qualche lieve problema con la peronospora e casi di appassimento dovuti al caldo, possiamo dire che la maggior parte dell'uva è di ottima qualità e la quantità è buona”.
La raccolta, iniziata con il Sauvignon a fine agosto e in chiusura con il Sangiovese, risulta soddisfacente anche per Alessio Casamatta dell’azienda Villa Patri e per Leonardo Sodi di Parmoleto, a Montenero d’Orcia (Castel Del Piano), quest’ultima tra le quote più alte della denominazione. “La vendemmia – spiega Sodi - si è presentata con quasi il 100% dei carichi consentiti da disciplinare su tutte le varietà, e nel mio caso la percentuale è maggiore rispetto allo scorso anno visti i danni causati dalla peronospora del 2023. Cabernet e Montepulciano andranno a chiudere la vendemmia i primi giorni di ottobre”.
Anche Gabriele Petrecca dell’azienda La Banditaccia di Monticello Amiata (Cinigiano) conferma di non aver avuto alcun problema legato ad aspetti sanitari. “Le nostre produzioni saranno lievemente migliori di quelle del 2023 – spiega - che, a differenza di altri, per noi è stata un’annata buona sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo". Qui la vendemmia si concluderà dopo la prima settimana di ottobre nelle parti più alte dei vigneti di proprietà".

Si sta confermando particolarmente positiva anche in Umbria la vendemmia 2024, sia da un punto di vista qualitativo che quantitativo con un +30% di produzione sul 2023 secondo stime Assoenologi, Ismea e UIV.
“La scarsità di pioggia ha sicuramente generato una lieve diminuzione della resa - sottolinea Massimo Sepiacci, presidente di UmbriaTop, la società cooperativa che raggruppa la maggioranza delle aziende vitivinicole regionali - ma in generale i risultati si prospettano molto incoraggianti. L’Umbria, caratterizzata da un clima continentale con influenze mediterranee, conferma condizioni ideali per la viticoltura; le sue colline ben ventilate e i terreni, spesso di origine argillosa o sabbiosa, contribuiscono a creare microclimi perfetti per la crescita di vitigni autoctoni e internazionali”.
Le condizioni climatiche nel corso dell’annata sono state dunque favorevoli, con un'estate calda che ha aiutato lo sviluppo sano dei grappoli, dopo una primavera più fresca. Questo ha portato a una maturazione ottimale delle uve, senza significativi problemi di malattie come la peronospora, che invece aveva afflitto la regione lo scorso anno. La vendemmia 2024 in Umbria è iniziata dopo la metà di agosto, quindi senza grandi anticipazioni, con i vitigni internazionali, per poi proseguire con Grechetto, Sangiovese e Sagrantino.
Ottime aspettative per la vendemmia 2024 anche in Lugana, dalla quale ci si aspetta “freschezza acidica, intensità olfattiva e longevità”, come afferma il presidente del Consorzio Tutela Lugana Doc Fabio Zenato, sulla base della raccolta appena iniziata.
L’evoluzione stagionale di quella che si preannuncia come un’annata dall’ottimo potenziale non è stata priva di difficoltà, con i mesi di aprile, maggio e giugno caratterizzati da abbondanti piogge e temperature sopra la media nei due mesi successivi. Nonostante le sfide che hanno dovuto affrontare i produttori, lo stato sanitario dei vigneti della Denominazione è soddisfacente con grappoli che si presentano in condizioni ottimali al momento della raccolta.
Gli sbalzi termici non hanno determinato effetti negativi durante la fioritura e l’allegagione per la Turbiana, avvenute in linea con gli anni passatiù; la matrice argillosa dei terreni ha permesso di sostenere i vigneti al meglio nella stagione estiva, molto siccitosa.
Lo sviluppo dei grappoli è progredito lentamente e le calde settimane di agosto hanno permesso un buon accumulo degli zuccheri, mentre le piogge di settembre, con il conseguente cambio climatico e le attese escursioni termiche giorno/notte, hanno consentito la completa maturazione.
Viste le buone premesse, il Consorzio Tutela Lugana Doc ha deciso di attivare la misura della riserva vendemmiale per il vino prodotto quest’anno.
“L’andamento climatico nell’area della denominazione giustifica l’attivazione di questa misura, che contribuirà al riequilibrio delle giacenze di Lugana, conseguente al sensibile calo produttivo causato dagli eventi grandinigeni del 2023, e per rispondere a una eventuale aumento della domanda di mercato, in caso di effettiva necessità”, spiega il presidente Zenato.
La misura permetterà, laddove le condizioni lo consentano, di destinare alla produzione di Lugana, Lugana Superiore, Lugana Riserva, Lugana Vendemmia Tardiva e Lugana Spumante Doc fino a un massimo al 20% in più delle uve eccedenti il limite previsto dal disciplinare di produzione.
“Il 2024, sebbene migliore rispetto al 2023, ha confermato un cambiamento nelle manifestazioni climatiche, con eventi estremi sia dal punto di vista pluviometrico con piogge sempre più intense e violente seguiti da periodi siccitosi, con temperature che hanno superato le medie stagionali per molti giorni. Un riconoscimento va ai viticoltori del Lugana per i risultati ottenuti in vigneto, grazie alla loro capacità di operare scelte tecniche agronomiche adeguate ed innovative e di gestire efficacemente tutte le criticità, con grande professionalità”, conclude Zenato.

“L’epoca di vendemmia spostata a ottobre ci fa ritornare indietro con la memoria ad anni passati, quando il Sangiovese si trovava ancora in pianta proprio in questo periodo. A Montalcino la raccolta di quest’anno è di quelle che ogni produttore si auspica di poter fare, sia in ottica quantitativa che qualitativa”. Commenta così, il presidente del Consorzio del vino Brunello di Montalcino, Fabrizio Bindocci, l’avvio della vendemmia nel comune toscano, che durerà circa una ventina di giorni.
I vigneti, rileva l’analisi del Consorzio, hanno registrato nel corso dell’estate una maturazione progressiva. A settembre, il calo delle temperature e le piogge hanno poi permesso alla pianta di rallentare l’accumulo degli zuccheri e di riequilibrare la componente fenolica. I quantitativi attesi sono decisamente superiori all’anno scorso nonostante i diradamenti effettuati per assestare l’equilibrio vegeto-produttivo della pianta. Il risultato evidenzia uve in ottimo stato fitosanitario ed un peso medio del grappolo decisamente superiore alle medie dello scorso anno. Un’annata in cui si attendono gradazioni alcoliche probabilmente più contenute, con mosti caratterizzati da aromaticità e finezza di profumi.
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