
Con 41 milioni gli ettolitri stimati, la vendemmia 2024 vede in ripresa il vigneto-Italia con un +7% sul 2023, penalizzato da malattie e meteo. Un dato positivo – come evidenziano le previsioni dell’Osservatorio Assoenologi, Ismea e Unione Italiana Vini presentate a Siracusa in occasione del G7 Agricoltura – anche se il raccolto 2024 rimane distante (-12,8%) dalla media produttiva dell’ultimo quinquennio, mancando l’obiettivo ottimale stimato dalle imprese del vino tra i 43-45 milioni di ettolitri.
Un problema? Probabilmente no. Anzi, una fortuna.
Ascoltando le preoccupazioni che da Siracusa esprimono gli esponenti del sistema-vino italiano è del tutto auspicabile non aumentare la produzione. Perché – per dirla con il presidente di UIV Lamberto Frescobaldi – “abbiamo un’annata ferma in cantina e questo, a ridosso della vendemmia, sta portando squilibri nei prezzi che sono molto compressi”.
Ecco che le previsioni di raccolta e dunque le prospettive di lavorazione in cantina a Siracusa diventano l’occasione per riflettere su dove sta andando il vino, sempre più sotto pressione per il calo dei consumi e dunque un’eccedenza di prodotto. “Se il problema non sono il cattivo lavoro degli enologi o una produzione vinicola non all’altezza – osserva il presidente di Assoenologi Riccardo Cotarella – ma un disallineamento tra produzione e domanda, allora si deve porsi il problema di quando frenare la quantità di vino da metter sul mercato”.
Dove sta allora il problema? È con gli espianti – lanciati in pompa magna a Bordeaux e per fortuna non più proclamati dal ministro Francesco Lollobrigida – che si delinea una soluzione agli eccessi produttivi? Una risposta viene dal direttore di UIV Paolo Castelletti, che da Siracusa ha lanciato un messaggio chiaro al mondo dei consorzi di tutela. “Non mancano le norme che consentono di pianificare e limitare la produzione – spiega il manager – ma sono i consorzi che vanno stimolati per l’applicazione di una regolamentazione che deve partire dal basso, dai territori. Alcuni consorzi l’hanno fatto, qualcuno anche da decenni, ma non tutti sono stati in grado di frenare gli impianti e l’espansione della produzione”. Gli effetti si vedono, perché oggi ci sono aree in cui il prezzo delle uve è bassissimo e il mercato non assorbe il vino".
Non che la quantità sia necessariamente avversaria del bene. Perché – come ricorda Cotarella – “se è vero che chi produce 400 quintali a ettaro penalizza chi lavora sulla viticoltura eroica, non ha senso fare generalizzazioni. Perché su un mercato come quello del Prosecco tanto si produce e tanto si vende, senza perdite di valore in cantina”.

A contenere il potenziale produttivo, l’ormai consueto impatto di fenomeni climatici estremi, dalle piogge eccessive al centro-nord alla siccità nel sud. Secondo l’Osservatorio, nel complesso la 2024 è un’annata contenuta nella quantità ma complessivamente di qualità buona, con diverse punte ottime. Le premesse per firmare un ottimo millesimo, nonostante le bizzarrie del tempo, ci sono tutte.
L’indagine vendemmiale, realizzata attraverso un processo di armonizzazione delle metodologie adottate da Assoenologi, UIV e Ismea, al quale si aggiunge il contributo del Masaf e delle regioni, rispetto allo scorso anno fotografa una sostanziale tenuta al nord (+0,6% la performance della macroregione), accompagnata da una ripresa importante nel centro (+29,1%) e da un incremento contenuto nel sud (+15,5%) che, tuttavia, non bastano a riportare la produzione sui livelli di medio-periodo.
Mentre nord e centro si discostano dalle medie quinquennali (2019-2023) rispettivamente del 5,3% e 5,4%, la performance dei vigneti di sud e isole si conferma in forte flessione, a -25,7%.
Eppure, nello scenario globale, la drastica contrazione della Francia (-18% sui valori 2023) riconsegna all’Italia il primato produttivo mondiale. Contestualmente la Spagna recupera (sul vino e, probabilmente, recupererà anche sui mosti che lo scorso anno erano stati utilizzati più per la vinificazione che per lo stock).
Per quanto concerne le tempistiche della vendemmia, la trasversalità dell’andamento climatico ha influenzato i tempi di raccolta in base alle varietà, alla tipologia, alla giacitura e alla disposizione dei terreni, fornendo uno scenario variegato. Al sud, dove allo stress da carenza idrica si è aggiunto (da maggio) anche lo stress termico, il periodo della raccolta è stato anticipato, come al centro e al nord per le varietà precoci. Rientrano invece nelle medie stagionali le varietà tardive del nord. La siccità ha influito sicuramente in maniera negativa sui volumi, ma l’andamento delle temperature ha consentito una maturità fenolica completa che rappresenta il vero valore aggiunto di questa annata enologica.

“Una vendemmia condizionata in maniera importante da una significativa trasversalità meteorologica – osserva Cotarella - che ha messo alla prova i viticoltori italiani da nord a sud del Paese. In particolare, la vendemmia di quest’anno si inserisce in un quadro meteorologico estremo, caratterizzato da un’instabilità climatica che ha influito inevitabilmente sulla produzione delle uve. Le varietà più precoci, in alcune zone, sono state raccolte con rese inferiori e una qualità segnata dalle condizioni meteorologiche avverse, mentre le varietà più tardive hanno subito ritardi o anticipi nella maturazione, con un impatto significativo sul bilancio zuccherino e acidico delle uve stesse. Tuttavia, nonostante le difficoltà, ciò che emerge come un fattore determinante per la qualità finale dei vini è proprio il lavoro degli enologi. Mai come quest’anno, siamo stati chiamati a dimostrare la nostra competenza scientifica e il nostro sapere tecnico per gestire al meglio sia la conduzione della vigna sia quella della cantina. In campo, abbiamo dovuto adottare strategie precise per ottimizzare l’uso delle risorse idriche, monitorare lo stato di salute delle piante e decidere il momento esatto della vendemmia per ottenere uve al massimo del loro potenziale. In cantina, il lavoro è stato cruciale per valorizzare la materia prima, lavorando con precisione per compensare gli squilibri creati dalle condizioni meteorologiche”.
Come reagire di fronte a questo quadro sempre più difficile in vigna? “Le stime vendemmiali di quest’anno ci restituiscono un quadro complesso, ma allo stesso tempo ci consentono di mettere a fuoco alcune azioni da mettere in campo – chiosa Livio Proietti, presidente Ismea - Certamente è necessario continuare a contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici con tecnologie e innovazioni mirate anche all’adattamento al nuovo contesto, che comunque richiederà sempre più conoscenza e preparazione tecnica di chi opera in vigna, adoperandosi per mantenere il forte appeal che per i giovani ha fin qui avuto il lavoro in vigna e in cantina. Attirare le giovani generazioni è lo scopo di percorsi di studio specifici, in grado di cogliere con adeguato anticipo le tendenze in atto e utilizzare la tecnologia al meglio valorizzando il vino per preservare ed esaltarne la cultura”.
Allargando lo sguardo, per il presidente UIV Frescobaldi “abbiamo bisogno di un vigneto Italia ‘a fisarmonica"’, reso più gestibile e flessibile da strumenti di intervento in grado di tamponare il tema delle eccedenze e, per quanto possibile, di rendere meno traumatiche le annate scarse. Gli estirpi di cui si parla in Europa non risolvono la situazione italiana: per comprenderne gli effetti basta ricordare quanto accaduto 13 anni fa, quando, a fronte di una spesa pubblica di circa 300 milioni di euro e 30mila ettari espiantati soprattutto in collina e in aree Doc, ci siamo ritrovati due anni dopo con una vendemmia record da 53 milioni di ettolitri”.
Mentre Cotarella porta gli espianti a Bordeaux come modello da seguire potenzialmente per le zone meno vocate, per UIV rappresentano di per sé un rischio sociale, perché impattano su intere economie in aree collinari vocate. “E sappiamo che il vigneto in collina significa anche gestione del territorio, prevenzione da frane e incendi – rimarca Frescobaldi - ma i tagli finanziati di vigneto che tolgono risorse alla crescita sono peggio della grandine sotto vendemmia. Il settore vive una stagione complicata, ma non per questo si deve pensare di distrarre i fondi strategici per incentivare gli estirpi. La stragrande maggioranza delle nostre aziende è sana e ha bisogno di innovarsi, promuoversi, sintonizzarsi con un mercato in forte cambiamento. Per questo il tavolo UE del Gruppo di alto livello deve concentrarsi più a sostenere chi vuole restare nel business che a incentivare chi vuole abbandonare”.

L’intera riflessione sul vino in corso fa percepire la sensazione per questo mondo di esser sotto attacco. “Il declino strutturale a lungo termine dei consumi, soprattutto nei mercati tradizionali, è al centro della crisi attuale del settore – rileva Gaya Ducceschi del Comité Européen des Entreprises Vins - Mentre il mercato globale degli alcolici e dei prodotti a basso o zero alcol è in crescita, il consumo di vino continua a diminuire. Il supporto dell'UE dovrebbe concentrarsi sul miglioramento della competitività, riducendo i costi e favorendo l'accesso ai nuovi consumatori”.
Come decide allora di muoversi la filiera europea del vino? La rappresentante di CEEV annuncia il lancio in tutta Europa di una campagna a difesa del settore, “per proteggere il vino come parte di uno stile di vita sano ed equilibrato, mettendo in evidenza il suo ruolo culturale e socio-economico”.
La campagna si concentrerà nel generare un ampio supporto pubblico attraverso un impegno collettivo, incoraggiando cittadini, consumatori e la comunità globale del vino a firmare una dichiarazione che sostiene il ruolo del vino nella società e ne difende il patrimonio culturale. La domanda sorge spontanea: ha senso provare a convincere i consumatori con la pubblicità, come un qualsiasi marchio di patatine o biscotti, oppure non è forse il caso di lavorare sull’educazione, sulla qualità e, in fondo, sulla “passione” che Cotarella ha messo in evidenza come motore trainante per il consumatore attuale di vino.
Sì, perché per dirla con il presidente di Assoenologi, “oggi non c’è più nessuno che tracanna, ma i giovani cercano esperienze”. Non sarebbe allora il caso di investire sull’enoturismo e sui progetti di territorio, che vantano un fattore di moltiplicazione d’impatto rispetto alla spesa, anziché su campagne di comunicazione che finiscono per sommarsi al gran vociare del marketing fine a se stesso?
ULTIME
NOTIZIE
è DISPONIBILE L'APP DI VINONEWS24.
SCARICALA ORA PER ACCEDERE AI NOSTRI CONTENUTI DAL TUO SMARTPHONE!
Puoi scegliere di impedire a questo sito web di aggregare e analizzare le azioni che intraprendi qui. Ciò proteggerà la tua privacy, ma impedirà al proprietario di imparare dalle tue azioni e di creare un'esperienza migliore per te e per gli altri utenti.