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UIV, vini Etna: export in USA stabile in primo semestre 2024, crescono quote mercato. In USA Etna vale 45% vendite doc siciliane a valore.

Vini Etna in controtendenza. Export USA stabile, crescono quote di mercato (premium)

di redazione | 12 Settembre 2024

I dati dell’osservatorio UIV sul primo semestre 2024 negli USA vedono per i vini etnei un sostanziale pareggio (-0,2%) a fronte di un calo tendenziale dei vini made in Italy a -6,4%. Oltreoceano l’Etna vale il 45% delle vendite delle doc siciliane a valore.

Il malumore serpeggia nei corridoi del vino – in Italia come in mezza Europa. C’è aria di crisi, si vedono grafici in netta flessione e dagli USA, il mercato che ancora rappresenta il barometro per il mondo a causa delle sue dimensioni, viene un segnale netto di flessione nelle vendite a fronte di un overstocking nel post-covid.

Eppure, in questo scenario tra il cupo e il preoccupante, c’è una piccola denominazione che sorride. I numeri mostrano infatti, non senza sorprese, come l’Etna Doc viva ancora una fase di crescita e trovi proprio negli States un bacino di affezionati come quasi nessun’altra area vitivinicola nel mondo. “A livello mondiale ci sono denominazioni anche piccole, come la nostra, che fanno capire come si possa ancora crescere”, chiosa il presidente del Consorzio Etna Doc Francesco Cambria, per il quale i freni imposti all’espansione del vigneto rivendicato a Doc e la coerenza di un percorso che ora punta dritto verso la Docg sono state scelte vincenti.

I vini dell'Etna si mantengono infatti su standard elevati e guadagnano quote di mercato negli Stati Uniti. È l’istantanea che emerge dall’analisi dell’Osservatorio di Unione Italiana Vini (UIV) su base SipSource nel primo semestre di quest’anno, presentata agli Etna Days.

Secondo le elaborazioni sui dati della piattaforma americana, che misura le vendite – e gli effettivi consumi nel breve termine – dei prodotti presenti nei nei tre quarti degli esercizi commerciali statunitensi, i vini etnei chiudono il periodo con un sostanziale pareggio (-0,2%) a fronte di un contestuale calo tendenziale complessivo di vendite del settore pari all’8,8%, con i vini made in Italy a -6,4%.

“Le premesse per temere un 2024 difficile c’erano tutte – dichiara dagli Etna Days Francesco Cambria, presidente del Consorzio Etna Doc - Una vendemmia a -42,5% con conseguente calo nel semestre del prodotto imbottigliato (-5%); un rallentamento globale dei consumi e in particolare negli Stati Uniti, nostro principale mercato di sbocco. Invece nel primo semestre la denominazione ha tenuto e si è consolidata. Merito della qualità raggiunta dai nostri produttori ma anche di un corretto posizionamento di mercato negli Usa, in particolare nei canali del fuori casa che continuano a crescere”.

Secondo l’analisi dell’Osservatorio UIV, a fronte di un numero di bottiglie pari ad appena il 6% del totale delle Doc e Docg siciliane, l'export dei vini dell’Etna sul mercato USA (60% di bianchi e 40% di rossi) vale il 28% in termini di volumi consumati. Una quota che a valore sale fino al 45%, per effetto di un prezzo della distribuzione che negli Usa si attesta sui 26 dollari al litro, quasi il triplo rispetto media delle Do dell’Isola.

Ed è proprio il prezzo, quindi l’alto posizionamento percepito, il tratto distintivo dei vini del vulcano negli Usa. “Non è un caso – precisa il responsabile dell’Osservatorio UIV, Carlo Flamini – che mentre i vini italiani vedono un forte sbilanciamento dei consumi sulla parte retail (grande distribuzione, liquor store), con il 77% di quota sul totale, i vini etnei trovano come primo canale di consumo il cosiddetto “fuori casa” (on-premise, ovvero ristoranti, bar, alberghi), con una quota sul totale del 62%, di 10 punti superiore alla Doc Sicilia, anch’essa consumata prevalentemente nell’on-premise, e quasi tripla rispetto all’offerta tricolore”.

 I vini dell’Etna sul mercato USA valgono il 28% in termini di volumi e il 45% a valore
i vini Etna Doc nel mercato americano

HOTELLERIE E RISTORAZIONE TRAINANO I CONSUMI DI ETNA DOC

Il canale più ambito, quello dell’hotellerie e della ristorazione, ha trainato i consumi in questo primo semestre cumulando aumenti del 2,6% a fronte di riduzioni sia per i vini italiani (-4.5%), sia per la generalità del mercato (-9%). Migliore, pur nella negatività, anche il dato dell’off-premise, con l’Etna Doc che vede riduzioni del 4,5% contro il -7% dei vini italiani e il -9% del totale mercato.

i vini made in Italy perdono il 6,4% sui mercati americani
vino italiano in difficoltà nel mercato USA

Il totale commercializzato (off + on-premise) ribadisce infine il posizionamento premium e ultrapremium del prodotto. Il 63% delle vendite si inserisce nella fascia 15-25 dollari/bottiglia, contro un’offerta nazionale - compresa per l’85% nel segmento precedente, sotto i 15 dollari – che si ferma al 13%. Una quota sostanziosa (34% – e in crescita dell’8% nelle vendite - è poi quella che va dai 25 ai 50 dollari a fronte di una media italiana che nel segmento non supera l’1% dei volumi venduti. Al 4% la fascia luxury (oltre i 50 dollari), in forte contrazione anche nell’on-premise al pari del trend nazionale.

Se dunque l’Etna Doc è una goccia nel vigneto siciliano, sul mercato americano rappresenta quasi il 30% nel panorama dei vini siciliani doc e docg, arrivando al 45% se si considera il fatturato. E mentre i vini siciliani sono sbilanciati sul rosso, l’Etna inverte rapporti per cui oggi è presente più coi bianchi.

Posizionandosi sulla fascia alta, si trova ad essere più competitivo rispetto alle bottiglie di quasi tutte le aree del mondo. E nonostante rappresenti in fondo solo una nicchia, “sul mercato USA inizia a diventare un benchmark per il vino siciliano e italiano – conclude Flamini – questo grazie a un lavoro a stretto contatto con gli americani”. Come è avvenuto in un’altra area di pregio che tiene, quella di Montalcino, il rapporto diretto con l’accoglienza enoturistica degli ospiti da oltreoceano è una della chiavi di volta del successo di vendite.

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