
Il Lazio rappresenta una realtà vitivinicola interessante, pur essendo contraddistinto solo da tre Docg: Frascati Superiore, Cannellino di Frascati e Cesanese. Non molte, considerata l’estensione della superficie vitata di circa 30mila ettari, divisa tra territori pianeggianti e colline, con grande preponderanza di terreni vulcanici.
L’area laziale ha una storia vitivinicola remota, che affonda le radici nel periodo precedente all’avvento dell’Impero Romano. Ripercorrendo un po' di storia recente, risulta però più facile comprendere la situazione attuale nell’area laziale e la fatica di imporsi in modo predominante sul mercato vitivinicolo.
Come in altri areali, anche qui ha prevalso per lungo tempo la tendenza a produrre vino sfuso in grandi quantità, maggiormente per uso familiare. Con l’avvento di sistemi più moderni, il ruolo delle cantine sociali è stato predominante, ma ha lasciato un segno nel mercato per anni: l’abitudine ad un guadagno sicuro ha portato i viticoltori a conferire le uve alle cantine sociali, lasciando che il vino venisse commercializzato in maniera generica e non con l’identità portata dal produttore.
Da alcuni decenni le cose sono fortunatamente cambiate: i singoli produttori hanno acquisito maggiore consapevolezza, concentrandosi su vitigni autoctoni prevalentemente a bacca bianca – soprattutto la malvasia del Lazio e di Candia, trebbiano, bombino bianco e grechetto - seguiti poi da quelle a bacca rossa, in particolare il cesanese di Affile, il montepulciano e il sangiovese.
È su queste espressioni di territorio che si concentra l’incontro con i vini del Lazio nel programma dei Salotti Filettinesi, a cura della Pro Loco di Filettino, un piccolo paese di montagna in provincia di Frosinone.
Casale Mattia è una realtà a conduzione familiare nella zona di Frascati, a sud di Roma, dove i vigneti si estendono a 200 metri di altitudine per circa 12 ettari, tra colline vulcaniche circondate da laghi di origine vulcanica.
Nel 1960 le famiglie Rotelli e De Sanctis, che rappresentavano già una valida realtà vitivinicola, decisero di unire le proprie forze al fine di poter acquisire una maggiore importanza e così Attilio e Fernando, nonno e papà dell’attuale proprietario, Roberto Rotelli, acquistarono alcuni terreni che costituiscono l’azienda attuale. Nel 1996 Roberto e Lucia De Sanctis decisero di dare nuova vita e nuovo valore al vino di Frascati, costruendo una cantina più moderna con nuovi impianti per la lavorazione delle uve, lo stoccaggio e l’imbottigliamento e costituendosi da subito biologici.
“L’idea di convertirsi al biologico nacque nel 1993, insieme al progetto di rinnovamento - racconta Roberto - perché abbiamo creduto fin da subito che questi territori, fortemente vulcanici e con una biodiversità importante, andassero rispettati e difesi. Io sono quello che vive i vigneti in prima persona: vado sul trattore, controllo e faccio direttamente i trattamenti parassitari e riesco a vedere uccelli e specie di animali che nelle altre aziende non si trovano, proprio grazie a questo nostro impegno verso la natura”.

Cantina Terenzi si trova nel nord della Ciociaria, nel comune di Serrone in provincia di Frosinone, terra viva e generosa, meta in passato di imperatori e papi. È una azienda a conduzione familiare di circa 2 ettari di vigneti di proprietà, nella quale, all’inizio degli anni Novanta, tutti i vigneti sono stati reimpiantati al fine di produrre principalmente cesanese di Affile e passerina.
Armando, figlio del fondatore Giovanni Terenzi, spiega che la produzione prevede metodi naturali senza uso di concimi chimici, operando in pieno regime di sostenibilità, lasciando che sia la terra a parlare. “Io mi occupo della produzione – racconta - dirigendo le fasi della vinificazione, curando il ciclo dell’affinamento fino all’imbottigliamento e alla commercializzazione sia in Italia sia all’estero. Anche i miei nonni iniziarono a produrre vini in modo molto artigianale, rivendendolo nei paesi vicini come Piglio e Olevano e nelle osterie romane. Negli anni Sessanta mia madre e mio padre cominciarono a cercare di costruire una cantina che potesse in qualche modo rappresentare per loro il futuro concentrandosi maggiormente sul cesanese di Affile”.

Roberto Rotelli e Armando Terenzi sono amici e rappresentano le due facce del Lazio - il rosso e il bianco, la malvasia e il cesanese – così come le colline di due territori vicini ma diversi. Hanno iniziato a far conoscere le proprie aziende collaborando, cercando di dividere anche i costi della commercializzazione alle fiere nazionali e internazionali.
Oggi i loro vini si trovano spesso in degustazione combinata, grazie a questa sinergia importante.
Vitigni: malvasia bianca e trebbiano
Veste il calice con un giallo paglierino luminoso con sfumature dorate. Naso intenso, di fiori gialli freschi e pesca gialla, in bocca entra sottile per la sua freschezza e mineralità, chiude lungo con una sapidità lunghissima.

Vitigni: malvasia di Candia, malvasia bianca, trebbiano giallo, bombino e altri minori
Luminoso color ambra chiaro, di bella consistenza. Sentori di biancospino, mela golden acerba, zafferano e chiusura leggera di miele. Al sorso dolce, inebriante e pieno, termina lungo e armonico.

Vitigni: cesanese di Affile 90% e sangiovese 10%
Vinificazione: in acciio e tonneaux di rovere francese (20% della massa)
Rosso rubino intenso e luminoso, con riflessi porpora. Intenso al naso, sprigiona note di prugna, ciliegia matura, viola, rosa e chiude con una garbata speziatura dolce. Al palato risulta di corpo, con un tannino presente ma gradevole per un finale persistente.

Vitigno: cesanese di Affile 100%
Vinificazione: acciaio e tonneaux in rovere francese
Luminoso rosso rubino pieno, incontra intensamente l’olfatto con note di viola, frutti a bacca rossa e prugna, vaniglia e cioccolato. In bocca caldo e di corpo, tannini morbidi e avvolgenti, per un risultato persistente e armonico.

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